Dalla letteratura internazionale

Terapia ipolipemizzante dopo sindrome coronarica acuta: iniziare subito con l’associazione statina ed ezetimibe?

Le Linee Guida raccomandano un utilizzo di statine ad alta intensità dopo un infarto miocardico, associando solo successivamente un altro farmaco ipolipemizzante (ezetimibe, inibitore PCSK9) se non viene raggiunto il livello consigliato di colesterolo LDL .  Tuttavia questa strategia comporta un ritardo nel raggiungimento dei valori considerati ottimali. Al contrario, una strategia iniziale di combinazione con statine ed ezetimibe permetterebbe di raggiungere più rapidamente tali valori…

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Progressione dell’aneurisma dell’aorta addominale: utilità della terapia con statine.

L’aneurisma della aorta addominale (AAA) è una manifestazione della malattia aterosclerotica frequente soprattutto nel paziente anziano, a decorso asintomatico sino alla comparsa di eventuali complicanze. Non esiste una terapia, la cui efficacia sia comprovata da studi randomizzati, che rallenti la sua progressione. Sono in corso trial che testano gli effetti della metformina, mentre alcune segnalazioni provenienti da coorti osservazionali, hanno ipotizzato un possibile beneficio dalla terapia con statine…

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Rischio aritmico nel prolasso mitralico con disgiunzione mitro-anulare: effetti del trattamento chirurgico.

Il prolasso della valvola mitrale (MVP), la più frequente patologia valvolare nei Paesi occidentali, è generalmente a prognosi benigna, ma può complicarsi con una progressiva insufficienza valvolare. .  Vi è poi un sottogruppo di pazienti che sviluppano aritmie ventricolari minacciose. . Questi pazienti possono presentare alcune caratteristiche distintive, quali una disgiunzione anulo-mitralica (distacco dell’anulus dalla giunzione atrioventricolare postero-laterale), prolasso di entrambi i lembi, extrasistolia ventricolare frequente, inversione delle onde T ed un “late-gadolinium enhancement” della parete infero-laterale o dei muscoli papillari all’indagine MRI. Non è chiaro se questi pazienti presentino un rischio aritmico elevato anche dopo un intervento di chirurgia valvolare riparativa o sostitutiva. Infatti tale rischio potrebbe persistere…

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Prevenzione secondaria con monoterapia antipiastrinica nei pazienti sottoposti a PCI: ASA o inibitore del P2Y12?

I pazienti sottoposti a PCI con impianto di stent, necessitano di un periodo di doppia antiaggregazione per ridurre gli eventi ischemici dopo l’intervento, al termine del quale sono generalmente trattati con singolo farmaco antipiastrinico, generalmente l’ASA, come raccomandato negli anni dalle Linee Guida. Studi recenti hanno verificato l’efficacia e la sicurezza dell’utilizzo di inibitori del recettore piastrinico P2Y12, soprattutto clopidogrel, al posto dell’ASA in questi pazienti. Tuttavia…

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Lipoproteina(a) e patologia aterosclerotica extracoronarica

Nonostante il notevole sviluppo della ricerca sul ruolo patogenetico della lipoproteina (a) – Lp(a) – nella malattia aterosclerotica, soprattutto a livello coronarico, incerto è ancora il suo ruolo sull’evoluzione clinica della patologia extra-coronarica. Benchè sia stata analizzata l’associazione tra livelli di Lp(a) e stroke o eventi legati a patologia aterosclerotica degli arti inferiori…

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Neoaterosclerosi dopo impianto di stent nello STEMI: confronto tra differenti tipologie di DES

La neo-aterosclerosi è un fenomeno tardivo dopo l’impianto di stent, più frequente nei DES, soprattutto se impiantati nei pazienti con infarto miocardico . Esso consiste, inizialmente, nella migrazione entro la neo-intima di macrofagi e linfociti oltre che di LDL ossidate e può portare alla ristenosi intrastent o alla trombosi del dispositivo. Questo fenomeno è favorito da…

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Come valutare la natriuresi nei pazienti scompensati in terapia diuretica orale

L’ASA rappresenta storicamente il trattamento antiaggregante di scelta a lungo termine per la prevenzione secondaria di eventi cardiovascolari nei pazienti con malattia aterosclerotica coronarica (CAD). La base scientifica per l’utilizzo dell’ASA nei pazienti con CAD è datata alla fine degli anni Ottanta con la pubblicazione dello studio ISIS-2 (Second International Study of Infarct Survival) che randomizzò 17.187 pazienti con infarto miocardico (MI) a ricevere un trattamento con streptokinasi, ASA, entrambi i trattamenti precedenti o placebo. Nell’ISIS-2, il trattamento con l’ASA risultò associato a una riduzione relativa del rischio di mortalità vascolare del 20% rispetto al placebo. L’ISIS-2 e altri studi successivi stabilirono in maniera consistente il vantaggio dell’ASA a basse dosi rispetto al placebo sulla riduzione della mortalità vascolare nei pazienti con CAD. Di conseguenza, considerata l’ampia disponibilità, il profilo di sicurezza e il basso costo, l’ASA divenne il cardine del trattamento farmacologico a lungo termine nei pazienti con CAD o dopo rivascolarizzazione coronarica percutanea (PCI). Successivamente…

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Il lato positivo del bleeding: la diagnosi precoce di neoplasia

La popolazione inclusa nell’analisi è composta da 119.480 pazienti di eta ≥66 in fibrillazione atriale (osservati tra il gennaio 2008 e il gennaio 2022) nei quali era stata iniziata una terapia anticoagulante, escludendo coloro che avessero una storia di neoplasia o di bleeding oppure fossero in dialisi o avessero una malattia La popolazione inclusa nell’analisi è composta da 119.480 pazienti di eta ≥66 in fibrillazione atriale (osservati tra il gennaio 2008 e il gennaio 2022) nei quali era stata iniziata una terapia anticoagulante, escludendo coloro che avessero una storia di neoplasia o di bleeding oppure fossero in dialisi o avessero una malattia valvolare. L’età media risultava di 77 anni, il 52% erano maschi, il 69% era in anticoagulante orale diretto e il 31% in warfarin. Il bleeding nei 2 anni successivi all’inclusione nello studio veniva certificato in base a ricovero ospedaliero, visita al Pronto Soccorso o prescrizione medica ed era osservato nel 21.8% dei pazienti, a una mediana di 266 giorni dall’inizio dell’anticoagulazione. Nei 2 anni successivi all’inizio dell’anticoagulazione, sono state diagnosticate neoplasie in 5.800 pazienti (4.9%), di cui 2.000 (34.5%) diagnosticate dopo un episodio di bleeding. Le neoplasie più comuni erano…

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Infarto periprocedurale negli infarti NSTEMI: un problema sottovalutato

L’individuazione di un infarto miocardico periprocedurale (type 4a MI secondo la Fourth Universal Definition of MI)(1) in pazienti con NSTEMI sottoposti a PCI è difficile perchè i valori di troponina (Tn) sono per definizione aumentati all’inizio della procedura interventistica. Il criterio proposto di un aumento del 20% rispetto ai valori pre-procedurali è arbitrario in quanto proposto in base a un consenso di…

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Significato clinico del rilievo di fibrosi miocardica nella stenosi aortica severa: vi sono differenze in base al sesso dei pazienti?

La fibrosi è un importante elemento prognostico nei pazienti con stenosi aortica . La sua presenza viene diagnosticata all’indagine di risonanza magnetica cardiaca (MRI), sia come fibrosi sostitutiva attraverso la dimostrazione della presenza e della estensione di un “Late Gadolinium Enhancement” (LGE) oppure come fibrosi interstiziale diffusa e sostitutiva non infartuale attraverso la frazione di volume extracellulare (% ECV) al mapping T1 pre e post-contrasto…

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