Dalla letteratura internazionale

Biforcazioni del tronco comune sottoposte a PCI: quale strategia tecnica seguire?

Non esistono dati definitive su quale sia la miglior tecnica per il trattamento con PCI delle stenosi distali del tronco comune, in particolare se debba essere utilizzato il “provisional stenting” trattando inizialmente solo il ramo principale (ed eventualmente il ramo secondario in caso di dissezione o di presenza di stenosi significativa) oppure trattare direttamente i due vasi con stenting. Lo studio EBC MAIN study…

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Quale protesi utilizzare per la TAVI nelle stenosi aortiche severe in valvole bicuspidi?

La bicuspidia valvolare aortica (BAV) è una patologia congenita presente in circa l’1-2% della popolazione generale. Questi pazienti presentano nella vita adulta alterazioni della valvola, per lo più stenosi, che si manifesta mediamente una decina di anni prima di quella presente nei pazienti con valvola tricuspide. Vi sono tuttavia pazienti con BAV nei quali la manifestazione clinica compare più tardivamente e sono quindi potenziali candidati a TAVI. Benchè alcuni studi come il PARTNER 3 e l’EVOLUT LOW RISK abbiano escluso i pazienti con BAV e le linee guida raccomandino la chirurgia in questi pazienti…

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Disfunzione di protesi meccanica in sede mitralica o aortica: chirurgia o fibrinolisi?

L’impianto di protesi valvolari meccaniche richiede un’anticoagulazione continua con antagonisti della vitamina K (VKA). Tuttavia, tale terapia è spesso effettuata senza i necessari controlli nei Paesi a risorse limitate, rendendo frequente il fenomeno della trombosi della protesi. In India è stata osservata un’incidenza di tale fenomeno nel 13% dei pazienti portatori di doppia valvola meccanica nel cuore sinistro, causa di elevata mortalità a un follow-up di 5 anni. . Il trattamento di tale complicanza può essere effettuata attraverso l’infusione lenta di un farmaco fibrinolitico (attivatore del plasminogeno tissutale t-PA), oppure eseguendo un nuovo intervento chirurgico. Non è mai stato eseguito un trial di confronto tra queste due opzioni. 

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Terapia betabloccante nei pazienti con infarto miocardico recente e frazione di eiezione conservata o lievemente depressa: finalmente un pò di chiarezza?

La terapia betabloccante è chiaramente indicata nei pazienti con infarto miocardico (MI) e FE <40%, per i quali vi è una forte raccomandazione delle linee guida. Più controverso, invece, il suo utilizzo nei pazienti che, dopo un MI, hanno una FE conservata (≥50%) oppure moderatamente depressa (40-49 %) in quanto gli studi in proposito sono stati eseguiti in era pre-riperfusiva...

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Effetti di evolocumab in pazienti ad alto rischio cardiovascolare

È noto che nei pazienti in prevenzione secondaria, l’abbassamento dei livelli di colesterolo LDL – ottenuto con inibitori di PCSK9 riduce la probabilità di eventi successivi. È meno noto, invece, se i pazienti che non abbiano già avuto un evento, ma che abbiano un alto rischio cardiovascolare (diabetici, pazienti con riscontro di patologia aterosclerotica) possano giovarsi dall’uso di questi farmaci che riducono drasticamente i valori di colesterolo LDL.

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Terapia antitrombotica dopo impianto di stent coronarico in pazienti con fibrillazione atriale.

Le linee guida raccomandano per i pazienti in fibrillazione atriale già anticoagulati sottoposti ad impianto di stent coronarico, dopo la sospensione precoce dell’ASA alla dimissione, una doppia terapia antitrombotica (anticoagulante, inibitore del recettore P2Y12)(1) da continuare per 6 mesi/1 anno. Una monoterapia con anticoagulante (senza antipiastrinico) è invece raccomandata dopo il primo anno.

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