Dalla letteratura internazionale

Durata personalizzata della doppia terapia antiaggregante: quante sorprese dallo studio parthenope!

Lo studio PARTHENOPE è un trial con disegno fattoriale 2 x 2, condotto in 14 centri italiani, che ha confrontato, con una doppia randomizzazione i risultati della PCI ottenuti con uno stent privo di polimero vs uno con polimero biodegradabile (sulla base di una ipotesi di non-inferiorità) e una strategia di DAPT standard di 12 mesi vs una DAPT personalizzata, in accordo con il rischio ischemico ed emorragico valutato con il DAPT score (basata su una ipotesi di superiorità di quest’ultima sulla prima). Nell’articolo sono riportati i dati di questo secondo confronto, essendo stati già riportati i dati relativi al…

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Prasugrel o ticagrelor per le sindromi coronariche acute nei pazienti in dialisi?

Gli Autori hanno utilizzato TriNetX US Collaborative Network, una piattaforma che contiene dati aggiornati relativi a pazienti statunitensi con varie patologie, per individuare pazienti in dialisi con sindrome coronarica acuta, occorsa tra il 2011 e il 2024 e con una prescrizione a prasugrel o ticagrelor. Hanno così raccolto informazioni su 5.777 pazienti, inserendone, dopo propensity-score matching, 1.840 divisi in due gruppi (920 per gruppo). L’età media era 66 anni, il 68% rappresentato da diabetici, il 40% da anemici e il 22% da pazienti con pregresso infarto miocardico. Una variabile non associata con l’utilizzo di inibitori del recettore P2Y12…

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Significato clinico di un sopraslivellamento di ST in AVR all’elettrocardiogramma dei pazienti con arresto cardiocircolatorio

Sono stati inclusi nell’analisi 443 pazienti con arresto cardiaco seguito da ROSC, osservati tra il 2011 e il 2022: l’età media era 61 anni, il 60.5% maschi. I due terzi avevano avuto un arresto extraospedaliero; era stato eseguito un ECG post-ROSC a una mediana di 52 minuti. Era identificabile un sopraslivellamento di ST (STEaVR) in aVR (≥1 mm al punto J) in 81 pazienti (18%) ed era più frequentemente osservabile nell’arresto extraospedaliero e meno frequentemente identificabile negli arresti immediatamente “scioccabili”. La mortalità ospedaliera globale è stata del 69.5% (308 pazienti) ed è stata significativamente più alta nei pazienti con STEaVR (86.4% vs 65.8%, P<0.001). All’analisi multivariata...

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Sono differenti le placche non-culprit dei pazienti STEMI rispetto ai NSTEMI?

Durante un infarto miocardico acuto (IMA), la coronarografia permette di individuare la lesione responsabile del quadro clinico, definita lesione culprit, consentendo il trattamento mediante angioplastica e impianto di stent (PCI). È ampiamente dimostrato che la rivascolarizzazione completa delle lesioni coronariche stenosanti non responsabili (NCL), se angiograficamente o funzionalmente rilevanti, può migliorare la prognosi, con evidenze più consistenti nei pazienti con infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI), rispetto a quelli senza sopraslivellamento del tratto ST (NSTEMI)…

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Quando riprendere la terapia anticoagulante dopo uno stroke ischemico

Nei pazienti con fibrillazione atriale colpiti da stroke, la riassunzione della terapia anticoagulante (OAC) diminuisce il rischio di nuovi
eventi ischemici cerebrali. Tuttavia, il timing della riassunzione è tuttora incerto in quanto un riutilizzo precoce degli anticoagulanti diretti (DOAC) può ridurre il rischio di recidive, ma può determinare un infarcimento emorragico della lesione recente. Poichè alcuni studi
randomizzati non hanno dato una risposta precisa al riguardo, una meta-analisi appare giustificata.

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Efficacia dell’ablazione transcatetere nel paziente obeso fibrillante in confronto con una strategia di modifica dello stile di vita associata a farmaci antiaritmici

Lo studio PRAGUE 25 è un trial randomizzato, condotto in 222 pazienti obesi (BMI tra 30 e 40 kg/m2) con AF (reclutati in 5 centri della Repubblica Ceca), che ha verificato la noninferiorità di un trattamento mediante una modifica dello stile di vita (perdita di peso con dieta adeguata, riduzione dell’alcol ed esercizio fisico) associato a terapia farmacologica (prevalentemente propafenone o flecainide) rispetto a un trattamento ablativo. Il margine di non-inferiorità è stato posto, in base a ipotesi basata sulla letteratura, al 12%. Erano esclusi i pazienti con…

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I vantaggi dell’utilizzo della TC coronarica nell’accertamento di una sospetta angina stabile si estendono a 10 anni di follow-up

Vengono presentati i risultati a 10 anni dello studio eseguito in 12 centri cardiologici scozzesi. I pazienti arruolati tra il novembre 2010 e il settembre 2014 (n=4.146) avevano un’età media di 57 anni, il sesso maschile era presente nel 56% e un’angina tipica nel 35% dei casi. Quale fattore di rischio maggiormente rappresentato vi era una ipercolesterolemia (58%). Essi venivano randomizzati allo “standard care” (n=2.073) oppure a “standard care” associato a TC. coronarica (n=2.073). I criteri di esclusione erano

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Confronto tra terapia anticoagulante e impianto di dispositivo di chiusura dell’auricola in pazienti con fibrillazione atriale

Lo studio internazionale CHAMPION AF, condotto in 141 centri nordamericani ed europei (di cui 5 italiani) in 16 paesi, ha arruolato 3.000 pazienti con AF candidati ad anticoagulazione (età media 71.7±7.5 anni, il 32% rappresentato da donne, il valore medio di CHA2DS2-VASc score era 3.5±1.3, il 69% aveva AF parossistica ed il 48% era stato sottoposto ad ablazione) randomizzandoli a ricevere un impianto di device di occlusione dell’auricola (n= 1.499, effettuato in 1.408 con un dispositivo Watchman Flx, Boston Scientific, sponsor dello studio) oppure un trattamento con DOAC (n=1.501). Nei pazienti del gruppo device, veniva somministrato per 3 mesi dopo l’impianto un NOAC più ASA o un solo DOAC (85%),oppure una doppia terapia antipiastrinica (12.6%); dopo i 3 mesi i pazienti proseguivano con ASA o con inibitore P2Y12…

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Quale target di colesterolo LDL raggiungere nei pazienti a rischio cardiovascolare molto elevato

Lo studio Ez-PAVE, condotto in 17 centri della Corea del Sud, ha randomizzato 3.048 pazienti con malattia cardiovascolare su base aterosclerotica a una terapia ipolipemizzante con strategia intensiva basata su un target di colesterolo LDL <55 mg/dl (utilizzando statine ad alta intensità, ezetimibe ed, eventualmente, inibitori di PCSK9) rispetto a una strategia convenzionale (target < 70 mg/dl). Il primo gruppo era rappresentato da 1.526 pazienti con età media di 64 anni, il 40% erano diabetici, il 54% rappresentato da pazienti con storia di sindrome coronarica acuta, ed era stata effettuata una rivascolarizzazione nel 67% dei pazienti; il secondo gruppo, invece, aveva età e proporzione di diabetici analoghe, il 51% aveva una storia di sindrome coronarica acuta ed il 68% era stato rivascolarizzato. Lo studio è stato disegnato come trial...

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Sospensione o continuazione del betabloccante nel paziente infartuato stabile

Lo studio randomizzato in aperto, condotto in 25 centri della Corea del Sud, ha arruolato 2.540 pazienti clinicamente stabili dopo un infarto miocardico da almeno 1 anno (mediana 4.7 anni) e posti in terapia betabloccante, randomizzandoli alla prosecuzione della terapia (n= 1.294, gruppo “continuazione BB”) oppure alla sua sospensione (n=1.246, “sospensione BB”). Erano esclusi i pazienti con FE <40% e con segni di scompenso cardiaco. Il trattamento con BB includeva carvedilolo (48% dei pazienti), bisoprololo (32%) e nebivololo (20%). I pazienti avevano un’età media di 63.2 anni, erano prevalentemente maschi (87%), oltre la metà erano STEMI (57%) ed erano stati quasi tutti rivascolarizzati (98%). La FE del VS era 59% in entrambi i gruppi. Il disegno dello studio prevedeva la noninferiorità della sospensione del BB, ipotizzando un'incidenza di eventi compresi nell’endpoint primario (morte per ogni causa, nuovo infarto miocardico, ospedalizzazione per scompenso) di circa il 3% /anno nel gruppo “continuazione BB”, per un periodo di follow-up mediano atteso di 3.5 anni, ponendo il limite di non-inferiorità a un valore del limite superiore dell’intervallo di confidenza al 95% (95% CI) di 1.4. Per tale dimostrazione con una potenza dell’80%, era necessario arruolare 2.540 pazienti. L’endpoint primario a 4 anni è stato osservato nel 9% del gruppo “sospensione BB” e nel 9.0% del gruppo “continuazione BB” (hazard ratio -HR, 0.80; 95% CI, 0.57 a 1.13; P=0.001 per non-inferiorità). Si segnala una riduzione...

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