Dal Journal of Cardiovascular Medicine

Pre- and in-hospital anticoagulation therapy in coronavirus disease 2019 patients: a propensity-matched analysis of in-hospital outcomes.

Il ruolo della terapia anticoagulante cronica (CAC) nei pazienti con COVID-19 è tuttora sconosciuto e rappresenta l’oggetto del presente studio multicentrico europeo. Di 1.186 pazienti COVID positivi, 144 erano in CAC (12.1%). Considerando le popolazioni non aggiustate, la mortalità per tutte le cause (35% vs. 18%, p<0.001), le emorragie maggiori e minori (14% vs. 8%, p=0.026; 25% vs. 17%, p=0.014), le complicanze cardiovascolari (27% vs. 14%, p=0.001) e l’insufficienza renale acuta (AKI, 42% vs. 19%, p<0.001) si sono verificate più frequentemente nei pazienti in CAC.

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Early prognostic stratification and identification of irreversibly shocked patients despite primary percutaneous coronary intervention.

I determinanti prognostici nei pazienti con infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI) e shock cardiogeno (CS) sono tutt’oggi poco definiti e rappresentano l’oggetto del presente studio. Gli Autori hanno analizzato 1.222 pazienti STEMI sottoposti ad angioplastica coronarica primaria (PPCI) in un registro retrospettivo, di cui 7.5% con CS.

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Spontaneous coronary artery dissection: an Italian single centre experience

La dissezione coronarica spontanea (SCAD) è una causa rara e sottodiagnosticata di infarto miocardico acuto, soprattutto in giovani donne. L’obiettivo di questo studio retrospettivo monocentrico è stato quello di individuare i fattori predisponenti, le caratteristiche cliniche e la prognosi in una coorte di 58 pazienti (età media 54 ± 11 anni, 86% donne) arruolati tra il 2013 e il 2020. Uno o più fattori di rischio cardiovascolare erano presenti nel 60% dei pazienti. La prevalenza di fibrodisplasia muscolare è risultata pari al 39% (7/18 pazienti sottoposti a screening).

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Predictors of fractional flow reserve/instantaneous wave-free ratio discordance: impact of tailored diagnostic cut-offs on clinical outcomes of deferred lesions.

Diversi fattori legati al paziente e alla tipologia di lesione coronarica possono influenzare la concordanza dei valori di instantaneous wave-free ratio (iFR) e fractional flow reserve (FFR), con notevoli implicazioni cliniche in termini di sicurezza di una rivascolarizzazione differita. In questo studio retrospettivo, multicentrico, sono state analizzate 269 lesioni coronariche angiograficamente intermedie (40-90% alla valutazione angiografica) valutate funzionalmente sia con iFR che con FFR. Nel 67.6% le lesioni coinvolgevano il tronco comune (LM)/arteria discendente anteriore (LAD). Il tasso di discordanza è risultato pari al 23.4% (10.7% lesioni discordanti iFR-negative, 12.7% iFR-positive). I predittori di discordanza sono risultati il coinvolgimento LM/LAD, la coronaropatia multivasale, l’infarto miocardico senza sopraslivellamento del tratto ST, il fumo, la disfunzione renale e l’ipertensione arteriosa. La riclassificazione delle lesioni con cut-off di iFR, personalizzati in base ai predittori clinici, non ha presentato un valore prognostico aggiuntivo. Al contrario, la riclassificazione in base alla localizzazione della lesione (cut-off iFR per LM/LAD: 0.93 vs 0.89 per non-LM/LAD) ha identificato un’aumentata incidenza di eventi cardiovascolari maggiori per le lesioni differite (FFR negative) tra i pazienti con lesioni iFR positive rispetto quelle negative (19.4 vs 6.1%, P=0.044), ma naon utilizzando il cut-off convenzionale di iFR (15% vs 8.6%, P=0.303).

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Polymer-free biolimus-A9-eluting stent performance according to renal impairment: insights from the RUDI-FREE registry.

Gli stent a eluizione di Biolimus senza polimero (PF-BES) hanno mostrato risultati promettenti nei pazienti ad alto rischio di sanguinamento (HBR). Tuttavia, la loro efficacia e sicurezza nei pazienti con insufficienza renale cronica (CKD) è stata poco investigata e rappresenta l’oggetto del presente studio. Gli Autori hanno analizzato 1.104 pazienti arruolati nel registro RUDI-FREE, stratificati in tre gruppi in base ai valori di filtrato glomerulare (eGFR):(1) 23.4% con funzione renale preservata (eGFR ≥90 ml/min/1.73 m2 ),(2) 64.7% con CKD lieve (eGFR 45-90 ml/min/1.73 m2 ) e(3) 11.9% con CKD da moderata a severa (Egfr<45 ml/min/1.73 m2 ). A 1 anno di follow-up, l’endpoint primario di sicurezza (composito di morte cardiovascolare, infarto miocardico e trombosi di stent) è risultato significativamente più elevato nei pazienti con CKD moderato- severa (11.5%) rispetto ai pazienti con funzione renale preservata o CKD lieve (3.5% e 2.8% rispettivamente; p<0.001). Al contrario, la rivascolarizzazione della lesione target (endpoint primario di efficacia) è risultato simile tra i 3 gruppi (0.4% vs. 1.8% vs. 0.8%; p=0.235). Nonostante questi risultati andranno confermati in studi randomizzati su ampia scala, gli PF-BES sembrano presentare un’efficacia simile nei pazienti con diversa severità di disfunzione renale.><0.001). Al contrario, la rivascolarizzazione della lesione target (endpoint primario di efficacia) è risultato simile tra i 3 gruppi (0.4% vs. 1.8% vs. 0.8%; p=0.235). Nonostante questi risultati andranno confermati in studi randomizzati su ampia scala, gli PF-BES sembrano presentare un’efficacia simile nei pazienti con diversa severità di disfunzione renale.

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High troponin levels in patients hospitalized for Coronavirus disease 2019: a maker or a marker of prognosis?

L’impatto del danno miocardico (espresso dall’aumento dei valori di troponina ad alta sensibilità, hsTn) nei pazienti ospedalizzati con COVID-19 è ancora controverso e meta-analisi che riassumano le evidenze disponibili sono molto utili a questo proposito. In questo studio gli Autori hanno analizzato 722 pazienti inclusi in studi osservazionali (individual patient data). All’analisi di regressione multivariata, l’età, il sesso maschile, la disfunzione renale moderato-severa e il rapporto PaO2/FiO2 (partial pressure arterial oxygen/ fraction of inspired oxygen) più basso sono risultati predittori indipendenti di mortalità a 14 giorni. Un aumento lineare dell’Hazard Ratio (HR) è stato associato a valori decrementali di PaO2/FiO2 al di sotto della soglia di normalità, mentre la curva di HR per valori crescenti di hsTn è risultata piatta e con ampi intervalli di confidenza. In conclusione, valori elevati di hsTn non sono risultati predittori indipendenti di sopravvivenza, rispetto ai parametri di funzionalità respiratoria nei pazienti ospedalizzati con COVID-19.

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Epicardial adipose tissue may predict new-onset atrial fibrillation in patients with ST- segment elevation myocardial infarction

La fibrillazione atriale (AF) è un’aritmia comune nei pazienti con infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI) e recenti evidenze suggeriscono una correlazione tra lo spessore del tessuto adiposo epicardico (EAT) e il rischio di AF nelle fasi successive alla rivascolarizzazionepercutanea. In questo studio, gli Autori hanno analizzato 413 pazienti STEMI (età media 59 anni, 69% uomini), di cui il 12.5% hanno sviluppato AF durante la degenza ospedaliera. Lo spessore del EAT, misurato mediante ecocardiografia transtoracica, è risultato più elevato nel gruppo AF rispetto a quello non-AF (8.2 ± 2.1 vs 5.4 ± 2.3 mm), così come il SYNTAX score (28.50 ± 6.91 vs 16.97 ± 7.26).È stata osservata, inoltre, una correlazione tra lo spessore EAT e il SYNTAX score (r=0.523, P<0.001). Lo spessore del EAT è risultato un predittore indipendente di sviluppo di AF (odds ratio: 4.1, 95% CI: 1.25 – 8.18, P<0.001). In conclusione, lo spessore del EAT rappresenta un marker di rischio di AF nei pazienti STEMI durante la degenza ospedaliera e andrebbe preso in considerazione nella gestione di questi pazienti.

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Platelet reactivity clinical outcomes following percutaneous coronary intervention in complex higher-risk patients

L’impatto a lungo termine della elevata reattività piastrinica (HPR) nei pazienti complex and higher-risk (CHIP), sottoposti a rivascolarizzazione percutanea (PCI), è dibattuto e rappresenta l’oggetto del presente studio. In questo studio, Viscusi e coll. hanno analizzato 500 pazienti sottoposti a PCI elettiva (trattati con ASA e clopidogrel) e suddivisi in quattro categorie in base alla presenza/assenza di HPR e caratteristiche CHIP. I pazienti con entrambe le caratteristiche (CHIP e HPR) presentavano un rischio più elevato di eventi cardiovascolari maggiori avversi (MACE, 22.1%, log-rank p=0.047) rispetto agli altri gruppi. Inoltre, una più alta frequenza di HPR è stata documentata nei pazienti CHIP (39.9%) rispetto ai pazienti non-CHIP (29.8%). Infine, la combinazione di caratteristiche CHIP e HPR è risultata un elemento predittore indipendente di MACE (hazard ratio 2.57, 95% CI: 1.30-5.05). In conclusione, la combinazione di CHIP e HPR può aiutare a identificare pazienti a elevato rischio di eventi ischemici a lungo termine, che potrebbero beneficiare di strategie antitrombotiche più potenti.

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In-hospital prognostic role of coronary atherosclerotic burden in COVID-19 patients

L’impatto prognostico dell’aterosclerosi coronarica subclinica valutata mediante il Coronary Artery Calcium (CAC) score alla TC torace nei pazienti con polmonite interstiziale da Coronavirus-19 (COVID-19), è sconosciuto e rappresenta l’oggetto del presente studio. Gli Autori hanno analizzato 282 pazienti con polmonite da COVID-19, in cui il CAC è stato evidenziato in 144 (51%). Valori più elevati di CAC score sono stati osservati nei pazienti deceduti [mediana: 87, intervallo interquartile (IQR): 0.0- 836] rispetto ai sopravvissuti (mediana: 0, IQR: 0.0-136). Il tasso di mortalità nei pazienti con un punteggio CAC di almeno 1.000 è risultato significativamente più elevato rispetto ai pazienti senza calcificazioni coronariche (50% vs. 11%) e CAC score 1-299 (50% vs. 23%), P<0.05. Dopo l’aggiustamento per le caratteristiche cliniche, la categoria pre-specificata di CAC (0, 1–299, 300–999 e >1000) non è risultata un fattore predittore indipendente di mortalità; tuttavia, una tendenza a un aumentato rischio di mortalità è stata osservata nei pazienti con CAC >1000.

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Impact of QRS duration on left ventricular remodelling and survival in patients with heart failure.

Nei pazienti con scompenso cardiaco, la durata del QRS rappresenta un importante fattore prognostico. Tuttavia, il timing ottimale per l’impianto di dispositivi di re-sincronizzazione cardiaca (CRT) in aggiunta all’ottimizzazione della terapia medica (GDMT) rimane poco definito e rappresenta l’oggetto del presente studio. Gli Autori hanno analizzato 214 pazienti consecutivi con disfunzione ventricolare sinistra (frazione di eiezione [EF] ≤35%) di cui 116 pazienti con QRS “stretto” (NQRS) e 98 con QRS “largo” (WQRS, di cui 40 sottoposti a CRT entro 1 anno). Tutti i pazienti sono stati sottoposti a ecocardiogramma di controllo a 12 mesi. In assenza di CRT, i pazienti con WQRS presentavano con minor frequenza rimodellamento inverso del ventricolo sinistro rispetto a quelli con NQRS, con differenze significative per quanto riguarda la ΔEF (2 vs. 9%, P<0,001), la variazione del diametro e del volume telesistolico (2 vs. 4.5 mm, P=0.038 e 12.6 vs. 25.0 ml, P=0.054), del volume telediastolico (7.3 vs. 12.2 ml, P=0.071). Tredici (24%) pazienti con WQRS avevano raggiunto una EF superiore al 35% in assenza di CRT; tuttavia, nessun paziente ha presentato evidenza di EF superiore al 50%.

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