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Out-of-hospital cardiac arrest in apparently healthy, young adults

Un arresto cardiaco extraospedaliero si verifica in circa il 4-14 per 100.000 persone/anno al di sotto dei 40 anni e in apparenti buone condizioni di salute. In questa analisi della letteratura che ha considerato 125 studi, prevalentemente osservazionali prospettici (n = 22) o retrospettivi (n = 64), gli autori hanno osservato come il 60% muoia prima di raggiungere l’ospedale, mentre solo il 9-16% sopravvive sino alla dimissione del 40% che riesce a raggiungere vivo l’ospedale. .  Dei dimessi, il 90% è in buone condizioni neurologiche. Dati autoptici rivelano che il 55%-69% dei giovani con presunta morte cardiaca improvvisa hanno una causa sottostante, sia di natura aritmica in assenza di patologia strutturale (generalmente atleti) che strutturale, frequentemente una patologia coronarica. Tra le cause non cardiache, le più comuni sono…

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Lipoprotein(a) and cardiovascular risk: a roadmap for patient management

La lipoproteina (a) -Lp(a)-, il cui livello ematico è determinato geneticamente, è riconosciuta unanimemente come fattore indipendente di rischio cardiovascolare. Valori superiori a 50 mg/dL (125 nmol/L) sono associati a un rischio maggiore di eventi coronarici [5.6 (95% CI, 5.4–5.9) per 1.000 persone/anno nel terzile più alto versus 4.4 (95% CI 4.2–4.6), per 1.000 persone/anno nel terzile più basso]. Ogni aumento di Lp(a) di 40 mg/dL (100 nmol/L) comporta un aumento del 35% del rischio di eventi cardiovascolari. La sua funzione fisiopatologica non è stata del tutto chiarita. Come altre lipoproteine gioca un ruolo nel trasporto del colesterolo e dei fosfolipidi, contribuendo a…

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Hypertrophic cardiomyopathy: prevalence of disease-specific red flags

La cardiomiopatia ipertrofica (HCM) è la più comune forma di cardiomiopatia su base ereditaria ed è caratterizzata da un fenotipo eterogeneo. La defizione eziologica della causa dell’ipertrofia è cruciale per la messa in atto di trattamenti specifici. Poichè molti disordini su base genetica e non genetica possono presentarsi con un fenotipo HCM, la Società Europea di Cardiologia ha richiamato l’importanza di individuare elementi diagnostici (red flags) che possano aiutare la diagnosi di forme specifiche e guidarne il trattamento , un approccio la cui utilità clinica non è stata del tutto dimostrata nella pratica quotidiana. Gli autori hanno studiato una serie di 818 pazienti con diagnosi clinica di HCM, osservata in 4 centri europei. Una malattia sarcomerica (definita dalla presenza di una variante patogenetica di un gene codificante una proteina sarcomerica) è stata individuata in 318 pazienti (39%); una fenocopia non ereditaria era…

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The adipokine hypothesis of heart failure with a preserved ejection fraction: a novel framework to explain pathogenesis and guide treatment.

La review sostiene l’ipotesi che la patogenesi dello scompenso a FE conservata (HFpEF) risieda in un eccessivo sviluppo del tessuto adiposo viscerale che subisce una trasformazione disfunzionale che comporta la secrezione di molecole di segnale (adipokine), che causano una infiammazione sistemica e conseguente espansione del volume plasmatico, ipertrofia e fibrosi cardiaca (Figura). Le adipokine sono raggruppate in 3 domini: il primo comprende le adipokine con azione protettiva, secrete dagli adipociti nelle persone magre, mentre sono soppresse quando l’adiposità è eccessiva; il secondo include…

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Left Ventricular Noncompaction Cardiomyopathy

Un signore di 48 anni si presenta al Pronto Soccorso per dispnea ingravescente. Un ecocardiocolordoppler urgente mostra una disfunzione ventricolare sinistra con una parete trabecolata con presenza di flusso sanguigno all’interno delle trabecole (Figura, pannello A), dato confermato dall’iniezione e.v. di contrasto. È stata diagnosticata una cardiomiopatia da ventricolo sinistro non compattato. Erano infatti presenti i 4 criteri morfologici di questa patologia…

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Taking out the trash: the role of glymphatic function in cognitive function in patients with atrial fibrillation.

È noto che la fibrillazione atriale si associa a deficit cognitivo e all’insorgenza di demenza in seguito a ripetuti insulti ischemici. Tuttavia, queste alterazioni possono comparire anche in assenza di episodi di stroke o fattori di rischio vascolare. Parte dell’associazione tra fibrillazione atriale e demenza può essere spiegata da una alterazione del sistema glinfatico (combinazione di “glia” – cioè le cellule del sistema nervoso centrale che supportano i neuroni – e “linfatico”) scoperto solo nel 2012 e il cui compito è quello di drenare i fluidi cerebrali (liquido cerebrospinale e liquido interstiziale) che rimuovono i rifiuti metabolici dal cervello, con una azione simile a quella che il sistema linfatico esercita per il resto del corpo. Il sistema glinfatico…

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Asundexian or Apixaban in Patients With Atrial Fibrillation According to Prior Oral Anticoagulant Use: A Subgroup Analysis of the OCEANIC-AF Randomized Clinical Trial.

Asundexian, un inibitore del fattore XIa, è risultato meno efficace di apixaban nel ridurre gli eventi tromboembolici nello studio OCEANIC AF. . È noto che gli anticoagulanti orali diretti (DOACs) sono più efficaci nel ridurre gli eventi trombotici rispetto a warfarin se i pazienti sono anticoagulanti-naive (“OACnaive”), cioè non sono mai stati trattati in precedenza con tali farmaci…

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Radiofrequency catheter ablation of persistent atrial fibrillation by pulmonary vein isolation with or without left atrial posterior wall isolation: long-term outcomes of the CAPLA trial.

La terapia ablativa si è dimostrata superiore alla terapia medica nella prevenzione dei parossismi di fibrillazione atriale (FA) migliorando la qualità di vita. Tuttavia, l’ablazione non è sempre un trattamento definitivo ed espone molti pazienti a recidive aritmiche, soprattutto in quelli in cui la FA era persistente e non parossistica. Un ambito di discussione ancora aperto riguarda la tecnica ablativa, in particolare se…

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Frailty prevalence, invasive treatment frequency, and in-hospital outcome in patients hospitalized for acute coronary syndrome in Germany (2005-2022): a nationwide registry study.

La fragilità è ritenuta una variabile di grande importanza nel determinare la prognosi del paziente anziano con sindrome coronarica acuta (ACS). Tuttavia, tale caratteristica viene raramente valutata nelle casistiche ACS, anche in quelle dedicate alla popolazione anziana. Lo studio, qui succintamente riportato, ha verificato la presenza di fragilità nei pazienti ricoverati per ACS in Germania tra gli anni 2005 e 2022 utilizzando i dati dell’Ufficio Federale di Statistica. La presenza di fragilità è stata diagnosticata in base all’Hospital Frailty Risk Score (HFRS), basato sulla…

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