ablazione

L’ablazione è più efficace della terapia farmacologica in pazienti con fibrillazione atriale e scompenso cardiaco NYHA II, III o IV? Sottoanalisi dello studio CABANA.

Inquadramento Fibrillazione atriale (FA) e scompenso cardiaco (SC) sono due condizioni che non solo possono coesistere nello stesso paziente presentando fattori di rischio comuni (età, ipertensione, obesità, apnee notturne, disfunzione diastolica), ma che si potenziano vicendevolmente[1]Skanes AC, Tang ASL. Atrial fibrillation and heart failure: untangling a modern Gordian Knot. Can J Cardiol. 2018; 34:1437-1448..In presenza di FA, la perdita della contrazione atriale comporta una perdita di circa il 10-20% della gettata sistolica. L’eventuale tachicardia contribuisce a ridurre la frazione di eiezione e a peggiorare la sintomatologia del paziente. D’altra parte, con la progressione dello scompenso cardiaco e la dilatazione delle cavità atriali e ventricolari aumenta anche l’incidenza di FA, e la probabilità che una FA parossistica o persistente divenga permanente. Da questo punto di vista, è noto che un trattamento efficace dello SC si associa a una ridotta incidenza di FA. Al momento attuale, vari studi suggeriscono che l’ablazione trans-catetere della FA può avere effetti positivi non solo in termini di minori recidive di FA, ma anche in termini di ridotta incidenza di SC, sia a frazione di eiezione conservata (HFpEF) che ridotta (HFrEF). Tuttavia, è stato fatto notare che questi risultati non possono essere considerati ‘definitivi’, ma solo ‘hypothesis generating’ per varie importanti ragioni tra cui l’eterogeneità dei trial sotto vari aspetti metodologici, la relativa esiguità della casistica e l’assenza di studi randomizzati in pazienti con HFpEF. Un importante studio pubblicato nel 2019, lo studio CABANA (Catheter Ablation Versus Antiarrhythmic Drug Therapy for Atrial Fibrillation) non aveva mostrato differenze statisticamente significative tra una strategia di ablazione transcatetere e una basata sulla terapia medica in pazienti con FA[2]Packer DL, Mark DB, Robb RA, Monahan KH, Bahnson TD, Poole JE, Noseworthy PA, Rosenberg YD, Jeffries N,Mitchell LB, et al. CABANA Investigators. Effect of catheter ablation vs antiarrhythmic drug … Continua a leggere. L’endpoint primario (composito di ictus cerebrale, arresto cardiaco, sanguinamenti maggiori o decesso) non aveva mostrato differenze significative tra i due gruppi, sebbene alcuni importanti endpoint secondari (recidive di FA, qualità della vita, ospedalizzazioni, etc.) fossero risultati meno frequenti nel gruppo ablazione. In particolare, un’analisi pre-specificata suggeriva una riduzione significativa dell’end-point primario nel sottogruppo di pazienti con SC[3]Packer DL, Mark DB, Robb RA, Monahan KH, Bahnson TD, Poole JE, Noseworthy PA, Rosenberg YD, Jeffries N,Mitchell LB, et al. CABANA Investigators. Effect of catheter ablation vs antiarrhythmic drug … Continua a leggere). Lo studio in esame Si è trattato di una sotto-analisi pre-definita dello studio CABANA. Il protocollo originario dello studio CABANA prevedeva l’arruolamento di pazienti con chiara documentazione di almeno 2 episodi di FA parossistica, o di 1 episodio di FA persistente, nei 6 mesi prima dell’arruolamento, oltre a un fattore di rischio per ictus cerebrale in caso di età ≤65 anni (oltre i 65 anni, il fattore di rischio per ictus poteva anche non essere presente)[4]Packer DL, Mark DB, Robb RA, Monahan KH, Bahnson TD, Poole JE, Noseworthy PA, Rosenberg YD, Jeffries N,Mitchell LB, et al. CABANA Investigators. Effect of catheter ablation vs antiarrhythmic drug … Continua a leggere. Si trattava di uno studio di superiorità, che ipotizzava di rilevare, con 2.200 pazienti randomizzati e un periodo di follow-up minimo di 3 anni, una riduzione di almeno il 30% dell’incidenza di end-point primario (inizialmente consistente solo nella mortalità e, successivamente, ampliato in un composito di ictus cerebrale, arresto cardiaco, sanguinamenti maggiori o decesso) nel gruppo ablazione, con una potenza del 90% (probabilità di riscontrare tale differenza qualora effettivamente esistente).Sui 2.204 pazienti randomizzati nello studio CABANA, 778 presentavano uno SC in stadio NYHA II (76,1%), III (23,7%) o IV (0,3%). L’ipertensione arteriosa era presente nell’85,5% dei pazienti, il diabete mellito nel 25,1% e la cardiopatia ischemica cronica nel 21,9%.Il CHA2DS2VASc mediano era pari a 3 (range interquartile: 2-4). La FA era parossistica nel 31,6% dei pazienti, persistente nel 55,3% e ‘longstanding persistent’ nel 13,1%. Il 45% dei pazienti aveva avuto precedenti ricoveri ospedalieri per fibrillazione atriale. L’età media dei pazienti era di 68 anni.Sui 778 pazienti con SC, 378 sono stati randomizzati al gruppo ablazione e 400 al gruppo terapia medica. Tutte le principali caratteristiche demografiche e cliniche sono risultate ben bilanciate tra i due gruppi di randomizzazione. La Figura mostra l’incidenza dell’end-point primario e della mortalità per tutte le cause nei due gruppi randomizzati. Come si vede, l’ablazione si è associata a una riduzione significativa dell’end-point primario (-36%) e della mortalità (-63%). Il gruppo ablazione si è anche associato a una riduzione significativa delle recidive di FA (HR 0.56, 95% CI: 0.42-0.74) e a un significativo miglioramento della qualità della vita, misurata secondo un punteggio specifico (AFETQT score). Tra i pazienti inclusi in questa sotto-analisi, erano disponibili i valori di frazione di eiezione in 571 soggetti. Tra questi, circa 8 pazienti su 10 avevano una frazione di eiezione conservata. In questo sottogruppo, l’ablazione ha ridotto il rischio di mortalità del 60% (HR 0.40, 95% CI: 0.18-0.88). Take home message Questi risultati suggeriscono che, in pazienti con FA e SC concomitanti, l’ablazione transcatetere della FA potrebbe ridurre non solo un importante complesso di eventi cardiovascolari maggiori (end-point primario), ma anche la mortalità e le recidive di FA, oltre a migliorare la qualità della vita. L’opinione di Francesco Notaristefano Unità Operativa di Cardiologia, Perugia Così come nella popolazione complessiva dello studio CABANA, molti pazienti randomizzati a un gruppo, oppure all’altro, hanno ricevuto, per motivi di scelta terapeutica individuale nel corso del follow-up, un trattamento diverso da quello previsto dalla randomizzazione, ovvero un misto dei due trattamenti. Infatti, nel gruppo randomizzato all’ablazione, 34 pazienti (9,0%) di fatto non hanno eseguito l’ablazione, e 76 pazienti (23%) sono risultati in terapia antiaritmica al follow-up a 1 anno. Viceversa, nel gruppo randomizzato alla terapia medica, 89 pazienti (22,3%) sono stati sottoposti comunque, ad ablazione e solo 188 (50%) erano in trattamento antiaritmico dopo 1 anno di follow-up. Pertanto, la logica dell’analisi ‘intention-to-treat’ basata sul confronto tra i due gruppi randomizzati, indipendentemente dal trattamento effettivamente eseguito, potrebbe aver causato un ‘appiattimento’, una ‘sottostima’, delle reali differenze tra i due gruppi in termini di outcome. O meglio, i risultati

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Anatomical-based percutaneous left stellate ganglion block in patients with drug-refractory electrical storm and structural heart disease: a single-centre case series.

Abstract Aims: The adoption of percutaneous stellate ganglion blockade for the treatment of drug-refractory electrical storm (ES) has been increasingly reported; however, the time of onset of the anti-arrhythmic effects, the safety of a purely anatomical approach in conscious patients and the additional benefit of repeated procedures remain unclear. Methods and results: This study included consecutive patients undergoing percutaneous left stellate ganglion blockade (PLSGB) in our centre for drug-refractory ES.Lidocaine, bupivacaine, or a combination of both were injected in the vicinity of the left stellate ganglion. Overall, 18 PLSGBs were performed in 11 patients (age 69 ± 13 years; 63.6% men, left ventricular ejection fraction 31.6 ± 16%). Seven patients received only one PLSGB; three underwent two procedures and one required three PLSGB and two continuous infusions to control ventricular arrhythmias (VAs). All PLSGBs were performed with an anatomical approach; lidocaine, alone, or in combination was used in 77.7% of the procedures. The median burden of VAs 1 h after each block was zero compared with five in the hour before (p<0.001); 83% of the patients were free from VAs; the efficacy at 24 h increased with repeated blocks. The anti-arrhythmic efficacy of PLSGB was not related to anisocoria. No procedurerelated complications were reported. Conclusion: Anatomical-based PLSGB is a safe and rapidly effective treatment for refractory ES; repeated blocks provide additional benefits. Percutaneous left stellate ganglion blockade should be considered for stabilizing patients to allow further ES management. Intervista a Simone Savastano Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Pavia Dottor Savastano, qual è il take home message del vostro studio? Il take home message del nostro studio è molto semplice: rassicurare i cardiologi sull’esistenza di una metodica semplice ma, soprattutto, sicura ed efficace che rappresenta un’arma in più per la gestione dei pazienti con storm aritmico. Tali pazienti, pur non rappresentando una ampia popolazione, rappresentano sicuramente una sfida per il cardiologo sia clinico che interventista. Ci può illustrare il vostro approccio per il blocco del ganglio stellato di sinistra? La tecnica utilizzata nel nostro studio, in realtà, non è una nostra invenzione. Si tratta di una tecnica nota come tecnica di Moore e descritta nella prima metà del novecento. Inizialmente, infatti, il blocco del ganglio stellato era una tecnica nota nel campo della medicina del dolore e solo molto più tardi ne sono state scoperte le possibili implicazioni aritmologiche.Si tratta di una tecnica anatomica, che pertanto, non richiede il supporto di metodiche di imaging. Ciò la rende particolarmente versatile e applicabile in diversi contesti clinici ed eseguibile in sicurezza, anche da personale che non ha specifiche competenze nell’utilizzo di tecniche eco-guidate. In realtà, nel nostro studio, era prevista anche la possibilità di utilizzare una tecnica eco-guidata con approccio laterale ma gli operatori hanno preferito l’approccio anatomico a dimostrazione della sua più facile applicabilità. Secondo questa tecnica il punto di iniezione si trova a livello del tubercolo di Chassaignac, un tubercolo osseo posto sul processo trasverso della vertebra C6 e facilmente palpabile. Per identificarlo, solitamente, ci si posiziona a circa due dita al di sopra del giugulo, all’altezza della cartilagine cricoidea, e circa due dita lateralmente (a sinistra nel nostro caso) rispetto la linea mediana. Mentre si approfondano le dita a tale livello occorre dislocare lateralmente il capo sternale del muscolo sternocleidomastoideo in modo da allontanare il fascio vascolare del collo dal sito di iniezione. Una volta identificato il piano osseo, e il tubercolo in particolare, si procede a inserire l’ago in maniera perpendicolare facendolo avanzare fino al piano osseo. Successivamente, dopo aver retratto l’ago di pochi millimetri e verificato con un test di aspirazione, si potrà procedere all’iniezione.Il liquido andrà a infiltrare i tessuti bagnando le fibre simpatiche. Per massimizzare l’efficacia e fare in modo che il liquido anestetico possa “colare” anche verso gli spazi vertebrali più caudali è consigliabile, se possibile, sollevare la testa del paziente. Come anestetico locale avete utilizzato sia lidocaina che bupivacaina. In base a quale criterio avviene la vostra scelta? Quanto può durare al massimo un’infusione continua? In merito al primo quesito il fattore determinante nella scelta è il tempo. La lidocaina e la bupivacaina sono due anestetici locali che si differenziano sia per l’onset dell’effetto che per la durata d’azione.La lidocaina ha un onset rapido (circa dieci minuti) ma una durata dell’effetto limitato (circa due ore); la bupivacaina, al contrario, ha un onset più lento (circa trenta minuti) ma una durata d’azione molto piùprolungata (sino a 5 ore). Di conseguenza nei pazienti in arresto cardiocircolatorio, normalmente si preferisce sfruttare le caratteristiche della lidocaina e generalmente è il solo farmaco somministrato. Nei pazienti, invece, non in arresto cardiaco ma con aritmie recidivanti, si preferisce somministrarli insieme, in modo da avere un onset rapido e un effetto prolungato.In casi selezionati, in cui al termine dell’effetto ricompaiono le aritmie, si pensa a una infusione continua e qui veniamo al secondo quesito. Non esistono dati in letteratura circa il tempo limite oltre il quale non è più sicuro proseguire con l’infusione continua. Nella nostra esperienza abbiamo avuto casi che hanno raggiunto anche i dieci giorni consecutivi senza complicanze locali. In base alla vostra esperienza, questa strategia è la prima scelta da utilizzare in caso di “storm elettrico” refrattario al trattamento medico? Ci sono situazioni in cui è preferibile ricorrere all’ablazione? Il blocco del ganglio stellato e l’ablazione sono procedure profondamente diverse per molti aspetti e con scopi diversi e, spesso, sono complementari più che alternative. La prima considerazione da fare e che non tutti i centri sono in grado di eseguire una ablazione di tachicardia ventricolare, ancor più se in urgenza. Al contrario, per quanto detto in precedenza, il blocco del ganglio può essere eseguito in ogni centro anche periferico e può permettere di stabilizzare il paziente per poterlo eventualmente trasferire in un centro che possa eseguire l’ablazione. La seconda considerazione è che il blocco del ganglio ha come scopo quello di risolvere lo storm aritmico e non di prevenire le recidive in un follow-up a lungo termine, obiettivo che invece si prefigge l’ablazione transcatetere. Ultima considerazione è

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