rivascolarizzazione percutanea

Platelet reactivity clinical outcomes following percutaneous coronary intervention in complex higher-risk patients

L’impatto a lungo termine della elevata reattività piastrinica (HPR) nei pazienti complex and higher-risk (CHIP), sottoposti a rivascolarizzazione percutanea (PCI), è dibattuto e rappresenta l’oggetto del presente studio. In questo studio, Viscusi e coll. hanno analizzato 500 pazienti sottoposti a PCI elettiva (trattati con ASA e clopidogrel) e suddivisi in quattro categorie in base alla presenza/assenza di HPR e caratteristiche CHIP. I pazienti con entrambe le caratteristiche (CHIP e HPR) presentavano un rischio più elevato di eventi cardiovascolari maggiori avversi (MACE, 22.1%, log-rank p=0.047) rispetto agli altri gruppi. Inoltre, una più alta frequenza di HPR è stata documentata nei pazienti CHIP (39.9%) rispetto ai pazienti non-CHIP (29.8%). Infine, la combinazione di caratteristiche CHIP e HPR è risultata un elemento predittore indipendente di MACE (hazard ratio 2.57, 95% CI: 1.30-5.05). In conclusione, la combinazione di CHIP e HPR può aiutare a identificare pazienti a elevato rischio di eventi ischemici a lungo termine, che potrebbero beneficiare di strategie antitrombotiche più potenti.

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Outcome of extracorporeal membrane oxygenation support for high-risk percutaneous coronary intervention in non-ST-segment elevation acute coronary syndrome.

L’utilizzo di sistemi di supporto meccanico del circolo in pazienti con sindrome coronarica acuta senza sopraslivellamento del tratto ST (NSTE-ACS), sottoposti a rivascolarizzazione percutanea (PCI) ad alto rischio, non è un’evenienza infrequente nella pratica clinica. In questo lavoro, gli Autori, hanno analizzato l’impatto dell’utilizzo dell’ECMO (Extra Corporeal Membrane Oxygenation) su outcome clinici a un 1 in 29 pazienti con NSTE-ACS, sottoposti a PCI (età media 68 anni, 70% uomini) ed esclusi dalla rivascolarizzazione chirurgica. La PCI è stata effettuata con successo nel 97.4% dei casi, con un basso Syntax Score residuo (9.0 ±6.9). L’ incidenza di MACCE (Major Adverse Cardiac and Cerebrovascular Events), durante l’ospedalizzazione, è stato di 6.9% mentre a 1 anno pari a 10.3%. Tuttavia, il 72.2% dei pazienti ha presentato un sanguinamento maggiore (BARC 3). In conclusione, l’ECMO può rappresentare un’opzione valida in pazienti selezionati con NSTE-ACS sottoposti ad “high-risk” PCI, tenendo in considerazione, tuttavia, un aumentato rischio di complicanze emorragiche.

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