Giugno 30, 2026

Significato prognostico dei fosfolipidi ossidati e della lipoproteina(a) nelle sindromi coronariche acute

Lo studio è una analisi post-hoc della casistica dello studio ODYSSEY OUTCOMES, che ha verificato l’outcome di pazienti con sindrome coronarica acuta (ACS) da 1 a 12 mesi dall’evento acuto e con livelli di colesterolo LDL >70 mg/dl o colesterolo non-HDL >100 mg/dl benchè in terapia statinica. Nello studio presentato, sono stati inclusi 11.630 partecipanti in cui i livelli di fosfolipidi ossidati associati alle apo-B (OxPL-apoB) sono stati dosati prima della randomizzazione ad alirocumab o placebo (in 5.185 pazienti sono stati determinati anche dopo 4 mesi). Sebbene il metodo utilizzato misuri gli OxPL legati alle apo-B presenti sia nella Lp(a) che nelle LDL, VLDL e IDL, tuttavia la quantità maggiore è legata alla Lp(a). L’età media era 58 anni e la tipologia di ACS più frequente era NSTEMI (48%). A un follow-up mediano…

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Un algoritmo basato sull’intelligenza artificiale permette una identificazione rapida all’oct delle placche vulnerabili

Lo studio PECTUS-AI è una analisi secondaria di uno studio prospettico osservazionale, in cui pazienti con infarto miocardico sono stati sottoposti a OCT di lesioni non-culprit con stenosi tra il 30% e 90% risultate negative all’FFR (“lesioni target”). Lo studio aveva lo scopo di individuare le placche TCFA attraverso una analisi offline ottenuta in un core-lab (CL), correlando la loro presenza con l’outcome dei pazienti. Lo scopo della presente ricerca è stata quella di verificare se i risultati ottenuti nello studio principale fossero confermati da una analisi basata sull’algoritmo OCT-AI, che ha il vantaggio di una diagnosi immediata. Una placca veniva definita dall’algoritmo come AI-TCFA se aveva un arco lipidico ≥90° e uno spessore del cap fibroso di <65 μm in almeno 3 di 10 fotogrammi consecutivi. I pazienti venivano classificati come...

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Impianto di ICD in pazienti con cardiomiopatia a eziologia non ischemica. Risultati a distanza dello studio DANISH

Lo studio DANISH ha arruolato (tra il febbraio 2008 e il giugno 2014 in 5 centri danesi) 1.116 pazienti con HFrEF di origine nonischemica in prevenzione primaria sulla base di una EF ≤35%, una classe funzionale II-III (ed eventualmente una classe IV se la terapia di resincronizzazione era pianificata), in presenza di un valore di NTproBNP elevato (>200 pg/ ml), randomizzandoli all’impianto di ICD o a standard care. Venivano esclusi i pazienti in dialisi o in fibrillazione atriale con frequenza media >100 bpm. Alla randomizzazione l’età media era 68.5 anni e il 58% dei pazienti in entrambi i gruppi aveva ricevuto anche un impianto di resincronizzazione miocardica. Al termine del follow-up…

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Stenosi aortica severa e amiloidosi cardiaca: come trattare questi pazienti a rischio molto elevato?

Negli ultimi anni, la crescente attenzione verso le forme complesse di insufficienza cardiaca strutturale ha portato alla rivalutazione di condizioni cliniche un tempo considerate marginali o di difficile inquadramento terapeutico. Tra queste, la coesistenza di stenosi aortica (AS) e amiloidosi cardiaca da transtiretina (ATTR-CA) rappresenta un modello paradigmatico di “dual pathology” in cui la sovrapposizione di due processi patologici distinti impone una revisione sostanziale delle strategie cliniche e terapeutiche.

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Contemporary Diagnosis and Treatment of Aortic Regurgitation: A State-of-the-Art Review

La Figura, tratta dalla review, si riferisce ai criteri di scelta della tipologia di intervento nei pazienti con insufficienza aortica che, secondo Linee Guida, necessita di essere corretta. Benchè la gran parte degli interventi consista nella sostituzione valvolare (SAVR), nei centri con maggiore esperienza sono sempre più spesso eseguiti interventi di riparazione valvolare. Per la SAVR la scelta tra protesi valvolare meccanica o bioprotesi dipende essenzialmente dall’età del paziente, preferendo la prima quando l’età è <60-65 anni, e dal rischio di bleeding (che per la sostituzione con protesi valvolare meccanica deve essere basso, dovendo i pazienti effettuare la terapia anticoagulante). Le protesi meccaniche sono...

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Ranolazine in patients with chronic coronary syndromes: real-world data provide new evidence on the antiarrhythmic properties of the drug

La ranolazina agisce come inibitore della corrente tardiva del sodio nelle cellule miocardiche, riducendo l’accumulo di sodio intracellulare, il quale a sua volta diminuisce il sovraccarico di calcio intracellulare e migliora il rilasciamento miocardico. Questo farmaco è stato introdotto inizialmente come farmaco antianginoso. Nel presente studio, gli Autori hanno analizzato retrospettivamente database amministrativi del Servizio Sanitario Nazionale relativi a 171.015 pazienti dimessi da ospedali italiani con una diagnosi di sindrome coronarica cronica (ICD-9-CM codes 413-414) tra il 2011 e il 2020, dividendoli in 2 coorti a seconda che avessero, o non avessero, in terapia la ranolazina. Sono stati così costituiti 2 gruppi, uno (Gruppo ranolazina) composto da…

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