Prevenzione primaria con statine nei soggetti anziani
Inquadramento L’efficacia e la sicurezza dell’utilizzo di statine nei soggetti anziani, senza precedente patologia cardiovascolare, è tuttora oggetto di discussione[1]Gurwitz JH, Go AS, Fortmann SP. Statins for primary prevention in older adults: uncertainty and the need for more evidence. JAMA 2016;316:1971-2. poiché le evidenze a favore sono derivate da studi generali su popolazioni non selezionate per età e non da trial specificamente disegnati negli individui di età avanzata. Inoltre, questi pazienti hanno una serie di patologie concomitanti associate, che necessitano di politerapie che potrebbero generare interazioni farmacologiche con le statine[2]Ridker PM, Danielson E, Fonseca FAH, et al. Rosuvastatin to prevent vascular events in men and women with elevated C-reactive protein. N Engl J Med 2008;359:2195-207.. Infine, vi è tuttora incertezza sulla sicurezza della somministrazione a lungo termine di farmaci ipolipemizzanti rispetto allo sviluppo di demenza. Lo studio in esame Lo studio, randomizzato, in doppio cieco placebo-controllato, condotto sul territorio con la collaborazione di medici generalisti in Australia, ha arruolato 9.971 partecipanti di età ≥ 70 anni senza precedenti di malattia cardiovascolare (assenza di infarto, stroke, angina, scompenso, patologia carotidea, periferica, aneurisma aortico, esiti di bypass o PCI) diabete o demenza. I pazienti sono stati invitati a due visite con intervallo di 4 settimane durante le quali eseguivano un test cognitivo, esami di laboratorio, dove venivano accertate eventuali invalidità (utilizzando per valutare l’indipendenza fisica l’indice di Katz) e assumevano placebo (per testare l’aderenza alla terapia). Al termine di questo periodo avveniva la randomizzazione ad atorvastatina 40 mg (n= 4.984) o placebo (n=4.987). L’endpoint primario era duplice: L’età media era di 74.7 anni, il 52% era rappresentato da donne; il 46% assumeva farmaci ipotensivi, il 21% farmaci analgesici e 15% farmaci anticoagulanti o antiaggreganti. Il valore medio di colesterolo LDL basale era 127 mg/dL, ridotto di 48 mg/dL nel gruppo assegnato ad atorvastatina e di 16 mg/dL nel gruppo placebo. L’aderenza alla terapia statinica è stata del 66% a 3.1 anni e 55.6% a 5 anni; per il placebo le percentuali corrispondenti sono state 61.3% e 47.0%. A una mediana di follow-up di 5.9 anni, l’endpoint primario 1 si è verificato nel 10.9 per 1.000 persone/anno nel gruppo atorvastatina e nel 15.5 per 1.000 persone/anno nel gruppo placebo (hazard ratio, 0.70; 95% confidence interval [CI], 0.61 – 0.82; P<0.001). La riduzione operata da atorvastatina è stata ampia per l’infarto miocardico (2.9 per 1.000 persone/anno versus 5.0 per 1.000 persone-anno, hazard ratio 0.57; 95% CI, 0.43 – 0.75) e la necessità di rivascolarizzazione coronarica (4 versus 7 per 1.000 persone/anno, hazard ratio 0.57; 95% CI, 0.45 – 0.72), mentre non è stata significativamente differente la mortalità per ogni causa (13.0 versus 14.3 per 1.000 persone-anno) e quella cardiovascolare (2.4 per 1.000 persone-anno nei due gruppi). Non significativamente differenti anche l’insorgenza di demenza e invalidità. Per quanto riguarda l’endpoint 2 esso si è verificato nel 21.6 per 1.000 persone/anno del gruppo atorvastatina e nel 23 per 1.000 persone/anno del gruppo placebo (hazard ratio, 0.94; 95% CI, 0.84 – 1.05; P=0.25) (Figura 1). Sono stati riportati eventi avversi seri nel 2.7% del gruppo atorvastatina e nel 2.7% del gruppo placebo. È da notare l’aumento di diabete (4% versus 2.7%), di disturbi epatobiliari (1.4% versus 0.3%) e muscoloscheletrici (32% versus 29.4%) nel gruppo atorvastatina rispetto al placebo. Take home message In una popolazione anziana seguita per una mediana di follow-up di circa 6 anni, l’utilizzo di atorvastatina in prevenzione primaria ha ridotto un endpoint composito di morte cardiovascolare, infarto, stroke e rivascolarizzazione coronarica, ma non ha aumentato la sopravvivenza senza comparsa di demenza o invalidità. Interpretazione dei dati Lo studio è di grande importanza clinica in quanto è il primo appositamente disegnato nella popolazione anziana per verificare l’efficacia e la sicurezza della terapia con statine in prevenzione primaria. La riduzione dell’endpoint primario (costituito dal composito di morte cardiovascolare, infarto, stroke, necessità di rivascolarizzazione) è stato ottenuto grazie a una riduzione di infarto miocardico e della necessità di rivascolarizzazione coronarica, mentre nessun effetto favorevole è stato dimostrato nè sulla mortalità cardiovascolare nè su quella per ogni causa. Come osservano gli autori, tuttavia, le morti per causa cardiaca sono state relativamente poche (il 20% di quelle totali) non permettendo quindi di evidenziare una efficacia in proposito del farmaco. Lo studio invece non ha mostrato una differenza statisticamente significativa per quanto riguarda l’altro endpoint primario costituito dalla mortalità per ogni causa, dall’evenienza di demenza e di invalidità (vedi Figura). Anche questo risultato, peraltro può essere considerato un successo del farmaco, che non mostrerebbe effetti collaterali tali da contrastare la sua efficacia terapeutica nel ridurre gli eventi cardiovascolari. Vi è da segnalare tuttavia che alcuni eventi avversi (disturbi muscolo scheletrici ed epatobiliari così come l’insorgenza di diabete) sono risultati più frequenti, benchè in percentuali modeste, nei pazienti randomizzati ad atorvastatina. Considerando i risultati nei sottogruppi (Figura 2) si può notare come i benefici maggiori indotti dalla statina, si siano osservati negli individui anziani con pressione arteriosa più elevata (la differenza nei pazienti con PA sistolica < 128 mmHg non è significativa, al contrario di quanto osservato in coloro che avevano valori pressori più alti), nei soggetti con BMI elevato (al contrario se il BMI era < 25 il beneficio appare modesto) e con colesterolo HDL nel terzile più basso. Non è stato possibile valutare la presenza di una possibile interazione nei risultati ottenuti per queste variabili, in quanto la rivista non consente tale analisi. Pur in assenza di un dato statistico a conforto, sembrerebbe tuttavia che gli effetti favorevoli più ampi siano stati raggiunti nei soggetti a rischio più elevato. Sarebbe perciò auspicabile una analisi dei dati basata sulla suddivisione dei pazienti in base al profilo di rischio, in quanto potrebbe permettere una personalizzazione della prevenzione primaria nel paziente anziano. Bibliografia[+] Bibliografia ↑1 Gurwitz JH, Go AS, Fortmann SP. Statins for primary prevention in older adults: uncertainty and the need for more evidence. JAMA 2016;316:1971-2. ↑2 Ridker PM, Danielson E, Fonseca FAH, et al. Rosuvastatin to prevent vascular events in men and women with elevated C-reactive protein. N Engl