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La chiusura percutanea dell’auricola sinistra (left atrial appendage closure, LAAC) rappresenta una strategia consolidata per la prevenzione degli eventi tromboembolici nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare e controindicazione alla terapia anticoagulante orale a lungo termine. . Nonostante l’efficacia della procedura, la gestione antitrombotica nella fase precoce rimane uno dei problemi più complessi: il dispositivo non è ancora completamente endotelizzato e il rischio di trombosi correlata al device (device-related thrombosis, DRT) rimane clinicamente rilevante. La DRT è una complicanza infrequente ma non...

Lo studio (ORBITA-STAR) ha arruolato 51 pazienti (età media 63±9 anni, il 78% era rappresentato da uomini, l’FFR mediana era 0.68 (0.57–0.79), la iFR mediana era 0.80 (0.48–0.89) e la CFR mediana 1.42 (1.08–1.85). I pazienti avevano sintomi anginosi e stenosi isolata di almeno il 70% dell’arteria discendente anteriore alla coronarografia o alla TC coronarica, ed erano avviati a intervento di rivascolarizzazione percutanea. Il protocollo prevedeva che i pazienti sospendessero per 2 settimane prima, del ricovero, i farmaci antianginosi e riportassero immediatamente i sintomi anginosi su una applicazione del proprio smartphone. Prima della procedura di PCI, veniva posizionata...

Meta-analisi di 24 studi farmaco-epidemiologici, pubblicati tra il 2016 e il 2023, che includono informazioni e stime di rischio riguardanti l’uso di cannabis sulla mortalità cardiovascolare, sull’infarto miocardico non fatale, sindromi coronariche acute e stroke. Dei 24 studi, 17 erano trasversali, 6 di coorte e 1 “casocontrollo”. Sono state eseguite stime aggregate  del rischio con modello a effetti “random” e valutazione della varianza inversa. In tutti gli studi, i soggetti analizzati utilizzavano cannabis per uso ricreativo...

Studio condotto in 50 centri coreani ad alto volume. I pazienti arruolati sono stati suddivisi in due strati a seconda che avessero presenza di HBR (n=1.598) in base ai criteri dell’Academic Research Consortium, o non-HBR (n=3.299). I primi avevano un’età più avanzata (mediana 76 vs 64) con una maggior rappresentanza di sesso femminile (33% vs 21%). Più frequente tra gli HBR anche l’ipertensione (78% vs 61%), soprattutto il diabete (53% vs 32%) la nefropatia cronica (32% vs 2%) e la fibrillazione atriale (20% vs 1%). Il valore di Hb era 11.5 g/dl vs 14.2 g/dl. I pazienti trivasali erano il 65% tra gli HBR e il 54% nei non-HBR senza differenze sostanziali nella complessità delle lesioni (e con un utilizzo simile di imaging intracoronarico, circa il 40% dei casi). Le ACS rappresentavano il 60% negli HBR vs 53% nei non-HBR. I pazienti HBR sono stati randomizzati a DAPT di 1 mese versus 3 mesi, mentre i non-HBR a DAPT di 3 mesi versus 12 mesi. Per la DAPT era prevalentemente utilizzato clopidogrel (91% dei pazienti HBR e 76% nei pazienti non-HBR). L’uso di anticoagulanti era più elevato nei pazienti HBR (17% vs 0%). Nei pazienti in cui la DAPT veniva sospesa prima del 12esimo mese, la monoterapia successiva consisteva in clopidogrel nel 68% dei casi, ASA nel 23% e in prasugrel/ticagrelor nel 9% dei casi. Vi erano tre endpoint primari...

Gorey S. – Department of Gerontology, Beth Israel Deaconess Medical Center, Boston Una signora di 75 anni, in buone condizioni generali e

Il pacing dell’area della branca sinistra (LBBAP) è stato introdotto nel 2017 sulla base del concetto di “pacing oltre la sede del blocco”, con lo scopo di risolvere alcune criticità del pacing biventricolare nella terapia di resincronizzazione cardiaca, quali l’alta percentuale di “non-responder”, le difficoltà nel reperire una vena target adatta, la stimolazione del nervo frenico. Avendo una ampia area target, LBBAP permette una cattura del sistema di conduzione con una bassa soglia di stimolazione, una stabilità di pacing nel tempo e un outcome favorevole del paziente. Il fascio di His, la branca destra e il lembo settale della tricuspide sono correlati anatomicamente a LBB e fanno da guida iniziale per la procedura. I potenziali registrati sul versante destro del setto suggeriscono...

Lo studio randomizzato in aperto (ma con aggiudicazione degli eventi in cieco) condotto in 15 centri italiani tra novembre 2017 e giugno 2023, ha arruolato 320 pazienti sottoposti a TAVI che presentavano lesioni intermedie (tra 50 e 90% per valutazione visiva). I pazienti sono stati randomizzati alla guida FFR (“gruppo FFR”, n=164, nei quali le lesioni con valori ≤0.80 venivano trattate, mentre quelle in cui era compresa tra 0.81 e 0.85 venivano riconsiderate con ulteriore FFR dopo TAVI, mentre se l’FFR era >0.85 la PCI veniva differita) oppure alla guida angiografica (n=156). In tutti erano impiantate protesi SAPIEN 3 e SAPIEN 3 ULTRA. L’età mediana risultava di 86 anni, due terzi erano donne, l’STS score era 3% e il SYNTAX score era 7. Una classe NYHA III-IV era presente nel 52% del “gruppo FFR” e nel 58% del “gruppo angio”. La PCI veniva eseguita in 99 pazienti (60%) del “gruppo FFR” (con una rivascolarizzazione funzionale completa nel 99% dei casi) e in 141 (91%) nel “gruppo angio” con una rivascolarizzazione anatomica completa nel 75% dei casi. La mediana di stent impiantati per procedura è...

I pazienti sottoposti a intervento di “valve-invalve” in 10 centri italiani (n=278) sono stati divisi in due gruppi, a seconda che fossero trattati alla dimissione con SAPT (95% ASA, 5% clopidogrel) o DAPT (oltre il 99% ASA e clopidogrel, con una mediana di durata di 6 mesi), escludendo quelli che necessitavano di anticoagulante. I pazienti DAPT erano significativamente più anziani (81 anni vs 78), più ipertesi (88% vs 78%), avevano più frequentemente coronaropatia (36% vs 18%) e un STS score più elevato (4.7 vs 4.2). Inoltre, i pazienti nel gruppo DAPT sono stati più frequentemente trattati con protesi auto espandibili (50% vs 27%) e sottoposti a PCI (42% vs 5%). I dati ecocardiografici hanno poi...

Gli Autori hanno effettuato una meta-analisi di 30 studi che hanno globalmente incluso 12.992 pazienti sottoposti a intervento chirurgico o transcatetere: 14 studi avevano considerato pazienti con stenosi aortica (AS n = 6.100), 12 studi solo pazienti con insufficienza mitralica (IM n = 5.032), e 4 solo insufficienza tricuspidalica (n = 1.860). Il valore di cutoff utilizzato per il rapporto TAPSE/PASP per definire “RV-PA uncoupling” nei pazienti con IM, risultava più basso di quello utilizzato nei pazienti con AS. Un rapporto TAPSE/PASP ridotto risultava associato alla mortalità per ogni causa (endpoint primario: per AS HR aggiustato: 1.69 [95% CI: 1.30-2.20]; per IM HR aggiustato: 1.94 [95% CI: 1.40-2.69];  P<0.001) e ai MACE (come riportato nei singoli studi, endpoint secondario: per AS, HR aggiustato: 1.60 [95% CI: 1.29-2.00]; per IM, HR aggiustato: 2.01 [95% CI: 1.54- 2.62];  P<0.001). Per i pazienti con insufficienza tricuspidalica (IT) TAPSE/PASP risultava...

L’angioplastica coronarica percutanea (PCI) rappresenta la strategia di rivascolarizzazione più frequentemente utilizzata nei pazienti con sindrome coronarica acuta (SCA), sottoposti a trattamento invasivo. Negli ultimi dieci anni, i progressi nelle tecniche e nei dispositivi di rivascolarizzazione, insieme al miglioramento delle terapie farmacologiche, hanno ridotto il rischio di complicanze ischemiche periprocedurali, come la trombosi acuta di stent. Tuttavia, l’elevazione dei biomarker cardiaci dopo PCI resta un fenomeno ancora comune e può riflettere un ampio spettro di situazioni: dall’embolizzazione distale di detriti ateromasici all’occlusione di rami secondari, dalla dissecazione coronarica al mancato ripristino del flusso distale, fino a incrementi enzimatici di verosimile scarso significato clinico in assenza di qualsiasi complicanza procedurale.

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