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I pazienti sottoposti a PCI con impianto di stent, necessitano di un periodo di doppia antiaggregazione per ridurre gli eventi ischemici dopo l’intervento, al termine del quale sono generalmente trattati con singolo farmaco antipiastrinico, generalmente l’ASA, come raccomandato negli anni dalle Linee Guida. Studi recenti hanno verificato l’efficacia e la sicurezza dell’utilizzo di inibitori del recettore piastrinico P2Y12, soprattutto clopidogrel, al posto dell'ASA in questi pazienti. Tuttavia...

Nonostante il notevole sviluppo della ricerca sul ruolo patogenetico della lipoproteina (a) - Lp(a) - nella malattia aterosclerotica, soprattutto a livello coronarico, incerto è ancora il suo ruolo sull'evoluzione clinica della patologia extra-coronarica. Benchè sia stata analizzata l’associazione tra livelli di Lp(a) e stroke o eventi legati a patologia aterosclerotica degli arti inferiori...

La neo-aterosclerosi è un fenomeno tardivo dopo l’impianto di stent, più frequente nei DES, soprattutto se impiantati nei pazienti con infarto miocardico . Esso consiste, inizialmente, nella migrazione entro la neo-intima di macrofagi e linfociti oltre che di LDL ossidate e può portare alla ristenosi intrastent o alla trombosi del dispositivo. Questo fenomeno è favorito da...

L’ASA rappresenta storicamente il trattamento antiaggregante di scelta a lungo termine per la prevenzione secondaria di eventi cardiovascolari nei pazienti con malattia aterosclerotica coronarica (CAD). La base scientifica per l’utilizzo dell’ASA nei pazienti con CAD è datata alla fine degli anni Ottanta con la pubblicazione dello studio ISIS-2 (Second International Study of Infarct Survival) che randomizzò 17.187 pazienti con infarto miocardico (MI) a ricevere un trattamento con streptokinasi, ASA, entrambi i trattamenti precedenti o placebo. Nell’ISIS-2, il trattamento con l'ASA risultò associato a una riduzione relativa del rischio di mortalità vascolare del 20% rispetto al placebo. L’ISIS-2 e altri studi successivi stabilirono in maniera consistente il vantaggio dell’ASA a basse dosi rispetto al placebo sulla riduzione della mortalità vascolare nei pazienti con CAD. Di conseguenza, considerata l’ampia disponibilità, il profilo di sicurezza e il basso costo, l’ASA divenne il cardine del trattamento farmacologico a lungo termine nei pazienti con CAD o dopo rivascolarizzazione coronarica percutanea (PCI). Successivamente...

Il pacing del sistema di conduzione (CSP) è un’area relativamente nuova sempre più adottata come fisiologico sostituto al pacing tradizionale del ventricolo

Scopo dello studio è stato quello di determinare l’evoluzione clinica di soggetti di età superiore a 65 anni, senza cardiopatia nota e senza segni di alterazioni strutturali all’ecocardiogramma (FE normale), arruolati nel Cardiovascular Health Study (1989-1990), uno studio di coorte longitudinale condotto tra il 1989 e il 1990 in 4 centri statunitensi. Sono stati inclusi 4.541 soggetti (età media 72.6 anni) di cui 2.697 (59.4%) donne. All’elettrocardiogramma basale, 44 (1.0%) soggetti mostravano un blocco di branca sinistra (LBBB); a un follow-up mediano di 14.6 anni il rischio cumulativo di scompenso non aggiustato per variabili confondenti è stato del...

Un paziente sulla sessantina, con anamnesi di trapianto bilaterale ortotopico di polmone viene ricoverato, dopo circa sei mesi dall’intervento, per sepsi da polmonite e sindrome da rigetto acuto. Le sue condizioni respiratorie peggiorano e viene intubato e trattato con farmaci paralizzanti. L’elettrocardiogramma all’ingresso è presentato nella Figura. Al monitor vengono osservati complessi ECG anomali e ripetuto un elettrocardiogramma.

Un paziente sulla cinquantina si reca in Pronto Soccorso per un dolore toracico oppressivo. È ipoteso (80/60mmHg) e bradicardico (39 bpm). L’ECG mostra un infarto inferiore e del ventricolo destro con blocco atrioventricolare completo (Figura 1). Dopo la somministrazione di atropina il paziente avverte una sensazione di cardiopalmo che va accentuandosi. Viene eseguito un nuovo elettrocardiogramma (Figura 2). 

Una signora sulla sessantina, con anamnesi positiva per parossismi di fibrillazione atriale, si presenta al Pronto Soccorso per nausea, vomito e diarrea da tre giorni. È in apixaban, metoprololo e flecainide (100mg x 2), oltre a 50 mg di furosemide. Ad un ecocardio precedente la FE è 60% con una disfunzione diastolica di grado 2. All’ingresso è modicamente dispnoica, tachicardica (130 bpm) e la PA è 94/52 mmHg. Il laboratorio mostra insufficienza renale acuta (creatinina 4 mg/dl, contro un valore storico 1.4 mg/dl), il sodio è 132 mEq/L e il potassio 5.1 mEq/L. Troponina, magnesio e calcio sono nella norma. L’ECG è riprodotto nella Figura 1.

Un uomo di 32 anni viene studiato per una potenziale ablazione di frequenti battiti ectopici con aspetto sia ventricolare (all’Holter burden del 16%) che sopraventricolare (burden del 15%) che condizionano un quadro di sospetta cardiomiopatia su base aritimica (FE del ventricolo sinistro 35%). La TC coronarica non mostra lesioni ostruttive dell’albero coronarico. L’ECG (Figura 1) mostra due tipologie di battiti extrasistolici, una tipo blocco di branca destra ad asse superiore (freccia rossa) ed una tipo di blocco di branca sinistra ad asse superiore (freccia verde).

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