Lo studio ha incluso 941 pazienti (età media 65 anni, 81% erano maschi, 49% con anamnesi di infarto miocardico e il 18% con fibrillazione atriale) con ICM (coronaropatia ostruttiva documentata alla coronarografia e associata a disfunzione FE definita in base a FE <50%). Tutti pazienti avevano eseguito una risonanza magnetica (RMN) per evidenziare aree cicatriziali in base alla presenza di “late gadolinium enhancement - LGE - tra il 2015 e il 2022. Di questi, 193 avevano eseguito un intervento di rivascolarizzazione (CABG n=117, PCI n=76) entro 90 giorni dalla RMN (“early revascularization group), con una rivascolarizzazione completa nel 76% dei casi, mentre 748 erano stati rivascolarizzati dopo 90 giorni o mai rivascolarizzati (“no early revascularization group”). La FE era del 33% nei pazienti rivascolarizzati precocemente e 36% nel gruppo non rivascolarizzato (P =0.01). Alla RMN un segmento di miocardio è stato considerato vitale se la transmuralità della cicatrice era ≤50%. Utilizzando il software CARAT gli operatori interagivano con un diagramma coronarico personalizzato per indicare severità, lunghezza e sede delle stenosi coronariche. Per ogni segmento miocardico...