L’ASA favorisce il mantenimento di una vita in buona salute nell’anziano?

Indice

Inquadramento

Lo studio ASPREE è uno studio randomizzato placebo-controllato che ha verificato gli effetti di una somministrazione di ASA a un dosaggio di 100 mg sulla sopravvivenza libera da demenza e condizioni invalidanti di soggetti adulti in buona salute residenti nelle proprie abitazioni. Lo studio non ha mostrato alcun risultato favorevole al trattamento[1]McNeil JJ, Woods RL, Nelson MR, et al. Effect of aspirin on disability-free survival in the healthy elderly. N Engl J Med 2018;379:1499–508., ma è stato ipotizzato un “effetto memoria” (“legacy effect”) cioè un beneficio tardivo del farmaco, basato su alcuni dati sperimentali che mostrerebbero come l’ASA possa indurre una diminuzione della formazione di radicali liberi, che sarebbero responsabili della senescenza attraverso la riduzione dell’attività telomerasica[2]Bode-Böger SM, Martens-Lobenhoffer J, Täger M, Scalera F. Aspirin reduces endothelial cell senescence.Biochem Biophys Res Commun 2005;334:1226–32.

Lo studio in esame

Lo studio ASPREE ha arruolato in Australia e negli USA, tra marzo 2010 e dicembre 2014, 19.114 individui anziani residenti nelle loro abitazioni, senza precedenti cardiovascolari o patologie croniche, con conservata funzione cognitiva e liberi da invalidità (età media 75 anni), randomizzandoli ad ASA low-dose (100 mg) o placebo. Il follow-up mediano è stato di 4.7 anni. I risultati del trial sono stati negativi e già pubblicati[3]McNeil JJ, Woods RL, Nelson MR, et al. Effect of aspirin on disability-free survival in the healthy elderly. N Engl J Med 2018;379:1499–508..  Per verificare l’eventuale comparsa tardiva di demenza o condizioni invalidanti, 15.633 partecipanti (8.836 [56.5%] donne e 6.797 [43.5%] uomini) con età media di 75 anni, hanno aderito a sottoporsi a un follow-up ulteriore di 4.3 anni (ASPREE-XT). Alla randomizzazione il 35% era in una condizione di pre-fragilità e l’1.5% erano considerati fragili. Nel follow-up una condizione di invalidità era considerata presente se vi era incapacità a svolgere una di queste sei funzioni: lavarsi, vestirsi, fare toilette, alzarsi dal letto o dalla poltrona, mangiare, passeggiare nella stanza. Non si è verificato alcun effetto tardivo della somministrazione di ASA rispetto al placebo per l’endpoint primario (composito di morte, demenza, condizione di invalidità): 34.4 eventi per 1.000 persone-anno con ASA versus 33.7 per 1.000 persone/anno con placebo (hazard ratio [HR] 1.02; 95% CI 0.94–1.11; P=0.63) nell’ASPREE-XT period e globalmente nello studio sommando i due periodi di follow-up (mediana 8.8 anni, vedi Tabella, per l’endpoint principale: HR 1.01; 95% CI 0.95–1.08; P=0.65). Non è stata osservata alcuna differenza per la mortalità (HR 1.06; 0.99–1.14; p=0.10), mentre vi è stato un aumento di eventi emorragici maggiori con ASA (valutati secondo la classificazione dell’ISTH) nel corso dell’intero follow-up di ASPREE e ASPREE -XT (HR 1.24; 95% CI 1.10–1.39). Tuttavia per i pazienti con età ≥80 anni l’endpoint primario si è manifestato con maggior frequenza nel gruppo ASA [4]HR 1.14 [95% CI 1.02–1.27]). Take home message Nonostante alcuni dati sperimentali suggeriscano la possibilità di un “effetto memoria” dell’ASA, nello studio ASPREE-TX non è stato … Continua a leggere.  Un simile effetto è stato ipotizzato per le statine, evidenziato da una continua riduzione della mortalità globale nei pazienti arruolati nei trial anche dopo la loro conclusione, verosimilmente per un effetto iniziale sulla progressione di una aterosclerosi subclinica. Un tale effetto non è stato dimostrato per l’ASA nello studio ASPREE-XT, anzi per certi sottogruppi di pazienti come gli ottantenni sembra esservi un danno dalla somministrazione del farmaco, anche se questo dato, come per tutte le analisi nei sottogruppi, deve essere considerato solo “generatore di ipotesi”. Gli Autori riconoscono alcune limitazioni del loro studio, la più rilevante è consistita nel fatto che i gruppi nell’ASPREE-XT fossero formati da soggetti che avevano aderito a un follow-up più prolungato, un aspetto che potrebbe aver generato un bias di selezione non compensato dalla iniziale randomizzazione. Tuttavia, non esistevano differenze significative nei due gruppi confrontati per quanto riguardava le variabili considerate. I dati dello studio confermano la conclusione dello studio originario, l’assenza cioè di un beneficio clinico in prevenzione primaria dell’ASA in una popolazione anziana inizialmente in buona salute.

Bibliografia

Bibliografia
1, 3 McNeil JJ, Woods RL, Nelson MR, et al. Effect of aspirin on disability-free survival in the healthy elderly. N Engl J Med 2018;379:1499–508.
2 Bode-Böger SM, Martens-Lobenhoffer J, Täger M, Scalera F. Aspirin reduces endothelial cell senescence.Biochem Biophys Res Commun 2005;334:1226–32
4 HR 1.14 [95% CI 1.02–1.27]).

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Take home message

Nonostante alcuni dati sperimentali suggeriscano la possibilità di un “effetto memoria” dell’ASA, nello studio ASPREE-TX non è stato osservato alcun beneficio tardivo del farmaco nel favorire il mantenimento di una vita in buona salute in pazienti privi di patologie croniche e con conservata funzione cognitiva.

Interpretazione dei dati

Un “effetto memoria” (“legacy effect”) consiste nella dimostrazione che l’esposizione a un intervento (nel caso specifico la somministrazione per alcuni anni di ASA) possa determinare delle variazioni di una patologia sottostante in fase asintomatica tali da ritardarne la manifestazione clinica((Nayak A, Hayen A, Zhu L, et al. Legacy effects of statins on cardiovascular and all-cause mortality: a meta-analysis. BMJ Open 2018;8:e020584

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