Stefano De Servi

Pazienti con infarto miocardico definiti ad alto rischio emorragico: la prognosi non è legata solo a possibili emorragie

La prevenzione secondaria nei pazienti con infarto miocardico acuto (AMI) si basa anche sull’utilizzo di famaci antipiastrinici. Tuttavia, l’intensità di tale trattamento deve bilanciare il rischio emorragico, legato alla terapia, con il rischio di nuovi eventi ischemici. I criteri proposti dall’Academic Research Consortium (ARC) per la definizione del rischio emorragico(1)  includono, tuttavia, alcuni parametri (come l’anemia, l’insufficienza renale, l’età) che condizionano  fortemente anche l’evenienza di complicanze ischemiche. Tali criteri appaiono quindi utili non solo per una definizione del bleeding risk, ma più generalmente rappresentano uno strumento olistico per valutare la prognosi del paziente. La loro applicazione alle casistiche selezionate dei trial clinici, ma anche ai grandi registri che includono pazienti “all comers”, può permettere di verificarne ulteriormente l’importanza clinica.

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Fattori di rischio modificabili ed eventi cardiovascolari

Sono stati analizzati i dati di 2.078.948 soggetti inclusi in 133 coorti di 39 Paesi in 6 continenti partecipanti al Global Cardiovascular Risk Consortium. I soggetti sono stati categorizzati in base alla presenza o meno di 5 fattori di rischio modificabili: ipertensione (PA sistolica ≥130 mmHg), fumo (almeno 1 sigaretta o sigaro o pipa al dì definito abituale, oppure occasionale se inferiore), diabete (storia clinica o laboratorio), peso corporeo (sottopeso BMI <20, sovrappeso >25), dislipidemia (colesterolo non-HDL ≥130 mg/dl) a 50 anni e seguiti sino all’età di 90 anni se viventi. I vari database sono stati armonizzati definendo le variabili in accordo con il progetto MONICA/MORGAM. L’incidenza di malattia cardiovascolare…

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Rivascolarizzazione completa immediata o dilazionata negli STEMI multivasali?

Lo studio internazionale condotto in centri prevalentemente olandesi ha incluso 1.146 pazienti STEMI (età media 63 anni, 78% maschi) multivasali, randomizzandoli a una esecuzione, in un’unica procedura, di PCI sia della lesione culprit che di quelle non culprit utilizzando, per individuare le lesioni limitanti il flusso, la tecnica iFR (n=556) oppure limitandosi alla sola lesione culprit nella procedura indice e rivascolarizzando, entro le successive 3 settimane, le lesioni non culprit sulla base dei risultati di un test provocativo (adenosina o regadenoson) basato sull’imaging di risonanza magnetica (MRI, n=587). Pazienti in classe Killip III e IV, così come quelli in cui la PCI primaria non fosse stata efficace (mancato raggiungimento di flusso TIMI III finale) venivano esclusi dallo studio. Sono state individuate all’angiografia 1.5 stenosi non-culprit >50% per paziente con Syntax score medio residuo di 7. Lo studio ipotizzava….

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Cardiomiopatia ipertrofica: traiettorie cliniche della forma sarcomerica versus non-sarcomerica

Lo studio di coorte multicentrico longitudinale ha riguardato 6.120 pazienti con HCM inseriti nel registro internazionale SHaRe . Tutti i pazienti hanno avuto uno studio genetico in base al quale sono stati suddivisi in HCM-S (n=3.082, pari al 50%) e HCM-NS (n=3.038, pari al 50%). Il follow-up mediano è stato di 5.3 anni. Nei primi, l’età alla diagnosi era minore (38 vs 54 anni,  P<0.001), era più frequentemente rappresentato il sesso femminile (43% vs 36%) e vi era un più elevato Sudden Death Risk Score mediano secondo ESC (2.3% versus 1.8%;  P<0.001); tuttavia, essi avevano ....

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Great debate: conduction system pacing will replace conventional cardiac resynchronization therapy

Nell’introduzione Kevin Vernoy di Maastricht sottolinea come la terapia di resincronizzazione cardiaca, attraverso la stimolazione biventricolare (BIVP) in pazienti con insufficienza cardiaca, frazione di eiezione (EF) ridotta e blocco completo di branca sinistra, abbia rivoluzionato il trattamento dello scompenso cardiaco[1]Moss AJ, Hall WJ, Cannom DS, et al. Cardiac-resynchronization therapy for the prevention of heart-failure events. N Engl J Med 2009;361:1329–38. https://doi.org/10.1056/NEJMoa0906431 . Tuttavia, vi sono alcune limitazioni di BIVP che ne diminuiscono l’impatto clinico, quali la difficoltà in taluni casi di ottenere una stimolazione adeguata della parete ventricolare sinistra, la stimolazione del nervo frenico e una incompleta resincronizzazione. Recentemente, la stimolazione del sistema di conduzione (pacing fascio di His, ma soprattutto il pacing della branca sinistra – LBBP -) ha suscitato molto interesse quale alternativa a BIVP[2]Burri H, Jastrzebski M, Cano O, et al. EHRA clinical consensus statement on conduction system pacing implantation: endorsed by the Asia Pacific Heart Rhythm Society (APHRS), Canadian Heart Rhythm … Continua a leggere . Lo studio MELOS nel 2022 ha mostrato la fattibilità di LBBP e i suoi potenziali vantaggi su BIVP[3]Jastrzebski M, Kielbasa G, Cano O, et al. Left bundle branch area pacing outcomes: the multicentre European MELOS study. Eur Heart J 2022;43:4161–73. https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehac445. . Tuttavia, dati recenti hanno segnalato percentuali di successo procedurale di LBBP più basse di quanto atteso[4]Cano O, Jover P, Ayala HD, et al. Left bundle branch pacing versus left ventricular septal pacing as a primary procedural endpoint during left bundle branch area pacing: evaluation of two different … Continua a leggere , soprattutto in presenza di cicatrici ampie del setto interventricolare e di rallentamento della conduzione, determinando una controversia tra i fautori della nuova strategia di stimolazione e i sostenitori del vecchio ma consolidato BIVP. PRO – Ibrahim M , Joza J, Burri H, Vijayaraman P , Harry JGM, Crijns HIJM , and Ellenbogen KA Ci sono molti motivi per preferire il LBBP (più semplice ed efficace della stimolazione del fascio di His) rispetto al tradizionale BIVP. 1) La stimolazione è fisiologica perchè avviene attraverso il sistema di His-Purkinje, generando un fronte di attivazione dall’apice alla base, dall’endocardio all’epicardio, mentre l’attivazione del BIVP proviene sia dall’epicardio del ventricolo sinistro che dall’endocardio del ventricolo destro attraverso un lento propagarsi dell’onda tra i cardiomiociti, dando origine a una parvenza di sincronia. Ne è prova la ridotta durata del QRS con LBBP (mediamente di 56 ms rispetto a 32 ms con BIVP in pazienti scompensati), migliorati gli indici di dissincronia e migliore la risposta emodinamica rispetto a BIVP[5]Arnold AD, Shun-Shin MJ, Keene D, et al. His resynchronization versus biventricular pacing in patients with heart failure and left bundle branch block. J Am Coll Cardiol 2018;72:3112–22. … Continua a leggere. Sono state osservate una riduzione del QRS e migliore performance ventricolare sinistra all’ecocardiografia anche nei pazienti non responsivi a un iniziale impianto di BIVP(8Chen X, Jin Q, Qiu Z, et al. Outcomes of upgrading to LBBP in CRT nonresponders: a prospective, multicenter, nonrandomized, case-control study. JACC Clin Electrophysiol 2024;10:108–20. https://doi.org/10.1016/j. jacep.2023.08.031)). 2) Il rischio aritmico è minore con la stimolazione del sistema di conduzione. Benchè BIVP possa ridurre le aritmie ventricolari grazie a un remodelling favorevole del ventricolo sinistro, sono stati segnalati effetti proaritmici, causati da un aumento del QT e da una maggiore dispersione della ripolarizzazione secondaria alla precoce ripolarizzazione dell’epicardio, creando un substrato per eventuali torsioni di punta. Sono state riportate tachicardie ventricolari nel 4% dei pazienti sottoposti a BIVP a una mediana di 16 giorni dall’impianto[6]Nayak HM, Verdino RJ, Russo AM, et al. Ventricular tachycardia storm after initiation of biventricular pacing: incidence, clinical characteristics, management, and outcome. J Cardiovasc … Continua a leggere. LBBP si associa, inoltre, a un minor rischio di aritmie ventricolari e di insorgenza di fibrillazione atriale rispetto a BIVP.  3) Il beneficio clinico appare migliore con LBBP che con BIVP. Benchè non vi siano al momento ampi studi randomizzati di confronto tra le due strategie di pacing (nota: lo studio HeartSync-LBBP non era stato ancora pubblicato) i dati osservazionali hanno mostrato un notevole beneficio a favore di LBBP: l’ampio studio I-CLAS che ha incluso 1.778 pazienti con EF ≤35% (981 BIVP vs 797 LBBP), ha dimostrato una riduzione dell’endpoint composito di scompenso e mortalità per ogni causa con LBBP. Anche la durata del QRS era significativamente ridotta mentre la EF si normalizzava in una più ampia percentuale di casi[7]Vijayaraman P, Sharma PS, Cano O. et al. Comparison of left bundle branch area pacing and biventricular pacing in candidates for resynchronization therapy. J Am Coll Cardiol 2023;82:228–41. … Continua a leggere. 4) Non sempre il BIVP, benchè giudicato tecnicamente ben eseguito, promuove una resincronizzazione efficace, soprattutto per una stimolazione non ottimale del catetere in seno coronarico. Si ritiene che questo si verifichi nel 5-15% dei casi per problemi anatomici. In queste situazioni LBBP èla migliore soluzione di bail-out, come dimostrato in uno studio di 200 pazienti (di cui 156 con insuccesso del pacing del seno coronarico) nel quale LBBP ha ottenuto un restringimento del QRS (170–139 ms) e un miglioramento della EF[8]Vijayaraman P, Herweg B, Verma A, et al. Rescue left bundle branch area pacing in coronary venous lead failure or nonresponse to biventricular pacing: results from International LBBAP Collaborative … Continua a leggere. 5) Le complicazioni procedurali sono minori con LBBP rispetto a BIVP, in particolare eliminando lo sposizionamento dell’elettrodo in seno coronarico e la stimolazione del nervo frenico. La necessità di revisione degli elettrodi è di circa l’1%–3% con LBBP rispetto al 2.9% – 10.6% con BIVP[9]Palmisano P, Dell’Era G, Guerra F, et al. Complications of left bundle branch area pacing compared with biventricular pacing in candidates for resynchronization therapy: results of a propensity … Continua a leggere. 6) Mentre BIVP non appare efficace nei pazienti con scompenso cardiaco associato a blocco di branca destra, alcuni dati preliminari mostrano che LBBP si associa in questa tipologia di pazienti a una riduzione di QRS e miglioramento di EF dal 35% al 43%[10]Vijayaraman P, Cano O, Ponnusamy SS, et al. Left bundle branch area pacing in patients with heart failure and right

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Transcatheter edge-to-edge repair vs medical therapy in atrial functional mitral regurgitation: a propensity score-based comparison from the OCEAN-Mitral and REVEAL-AFMR registries

L’insufficienza mitralica (IM) funzionale atriale è una entità clinica distinta, recentemente riconosciuta, caratterizzata da un allarga mento dell’anello valvolare secondario a una dilatazione atriale con una incidenza che aumenta all’aumentare dell’età. Benchè il trattamento sia chirurgico, la riparazione percutanea…

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Great debate: preventive percutaneous coronary intervention added to optimal medical treatment should be the default treatment for non-flow-limiting vulnerable plaques

Nell’introduzione, Barbato e Gallinoro dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma osservano come alla base delle sindromi coronariche acute (ACS) vi sia una rottura o erosione di una placca vulnerabile, generalmente non limitante il flusso. Negli ultimi anni, una considerevole mole di dati, ottenuti soprattutto con l’utilizzo dell’imaging intra-coronarico, ha cercato di individuare le caratteristiche morfologiche di tali placche così da poter mettere in atto terapie preventive riguardo alla loro potenziale instabilizzazione. Inoltre, recenti studi….

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Trombosi del ventricolo sinistro nei pazienti STEMI: quale terapia antitrombotica?

Inquadramento La trombosi del ventricolo sinistro (LVT) è evenienza non rara nell’infarto miocardico acuto, soprattutto a sede anteriore, anche con il trattamento interventistico attuale che ne ha comunque ridotto l’incidenza. Infatti, alla risonanza magnetica (RMN), che ha una sensibilità superiore rispetto all’ecocardiografia transtoracica, l’incidenza è compresa, per l’infarto anteriore, tra il 15% e il 25%[1]McCarthy CP, Vaduganathan M, McCarthy KJ, et al. Left ventricular thrombus after acute myocardial infarction: screening, prevention, and treatment. JAMA Cardiol. 2018;3:642-649. … Continua a leggere. Uno studio del 2022 ha mostrato una riduzione marcata (pari al 92%) del rischio di LVT in pazienti STEMI, trattati con PCI primaria utilizzando una terapia composta da rivaroxaban a bassa dose associata a una doppia terapia antipiastrinica (DAPT)[2]Zhang Z, Si D, Zhang Q, et al. Prophylactic rivaroxaban therapy for left ventricular thrombus after anterior ST-segment elevation myocardial infarction. JACC Cardiovasc Interv. 2022;15:861-872. … Continua a leggere. Tuttavia, la casistica limitata dello studio non ha permesso di raggiungere risultati definitivi. Lo studio in esame Lo studio APERITIF (Low-Dose Rivaroxaban for Prevention of Left Ventricular Thrombosis After Anterior Acute Myocardial Infarction) è uno studio policentrico randomizzato, inserito su un registro permanente (French Cohort of Myocardial Infarction Evaluation -FRENCHIE-) di pazienti con infarto acuto ricoverati in UTIC. Il trial, condotto in 29 centri francesi, ha arruolato 560 pazienti con STEMI anteriore (età media 61 anni, 21% rappresentato da donne, LVEF media 45%), randomizzandoli a ricevere per 4 settimane dall’evento acuto rivaroxaban 2,5 mg due volte al dì associato a DAPT (“gruppo triplice terapia antitrombotica”, n=277, ticagrelor associato ad ASA nel 69% dei casi), oppure a una sola DAPT (“gruppo sola DAPT” – n=283 – ticagrelor associato ad ASA nell’87% dei casi). Rivaroxaban è stato sospeso prematuramente in 42 pazienti nel gruppo con triplice terapia antitrombotica. La numerosità di campione (560 pazienti) è stata calcolata sulla base di una incidenza di eventi attesi nell’11% dei pazienti del gruppo “triplice terapia antitrombotica” versus 20% nel gruppo DAPT. A un mese (−5/+15 giorni) è stata eseguita una RMN per verificare la presenza di LVT (outcome primario), individuato in 38 pazienti del gruppo “triplice terapia antitrombotica” (13.7%) e in 47 pazienti del gruppo “sola DAPT” (16.6%) con una differenza di −2.9%; 95% CI, da −8.9% a +3.2%; P=.34).  Tra i pazienti in DAPT, la trombosi era apparentemente più elevata (29%) nei pazienti in DAPT con ASA che in quelli con ASA e ticagrelor (6.9%). Il diametro del trombo non era significativamente differente tra gruppo in triplice (9 mm) versus sola DAPT (11 mm), così come i MACE (mortalità per ogni causa, infarto miocardico, stroke: 0.7% versus 1.1%). Il BARC bleeding ≥2 era non significativamente differente nel gruppo in triplice terapia versus sola DAPT (1.5% vs 0.7%). Solo il BARC bleeding 1 era più elevato nel gruppo in triplice terapia antitrombotica (Tabella). Take home message Nei pazienti con STEMI anteriore, una triplice terapia antitrombotica (DAPT + rivaroxaban a bassa dose) non ha significativamente ridotto l’incidenza di trombosi del ventricolo sinistro rispetto alla sola DAPT. La potenza limitata dello studio non permette di escludere un potenziale effetto benefico. Interpretazione dei dati L’incidenza di trombosi del ventricolo sinistro in questo studio, che ha incluso solo pazienti con infarto STEMI a sede anteriore, è stata globalmente del 15%, un dato inferiore rispetto a quanto osservato in alcune casistiche riportate in letteratura in popolazioni analoghe[3]McCarthy CP, Vaduganathan M, McCarthy KJ, et al. Left ventricular thrombus after acute myocardial infarction: screening, prevention, and treatment. JAMA Cardiol. 2018;3:642-649. … Continua a leggere. Questa è una problematica che ha progressivamente perso il suo impatto clinico per l’affermarsi nel tempo del trattamento con PCI primaria dell’infarto acuto, dell’utilizzo di farmaci che contrastano il rimodellamento ventricolare e di una terapia antiaggregante potente. Ne è prova che tale tematica non è affrontata nelle Linee Guida ESC del 2023[4]Byrne RA, Rossello X, Coughlan JJ, et al. ESC Scientific Document Group. 2023 ESC guidelines for the management of acute coronary syndromes. Eur Heart J 2023;44:3720-3826.doi:10.1093/eurheartj/ehad191, mentre era discussa e oggetto di raccomandazioni sull’utilizzo della terapia anticoagulante nelle Linee Guida più datate[5]Van de Werf F, Ardissino D, Betriu A, et al. for the Task Force on the Management of Acute Myocardial Infarction of the European Society of Cardiology. Management of acute myocardial infarction … Continua a leggere. Gli Autori attribuiscono la minore frequenza della trombosi ventricolare osservata nel gruppo randomizzato a DAPT, rispetto a quanto atteso (globalmente 16.6% in confronto all’ipotesi iniziale del 20% nel disegno dello studio), all’utilizzo di ticagrelor rispetto a clopidogrel nella maggioranza dei pazienti STEMI. In effetti, nello studio APERITIF (anche se questi dati non derivano da un confronto diretto tra uso di clopidogrel e uso di ticagrelor) l’incidenza di trombosi ventricolare è stata osservata con minor frequenza nei pazienti in DAPT che assumevano ticagrelor (7%), rispetto ai pazienti in DAPT basata su clopidogrel (29%). Un esperienza analoga è stata riportata in letteratura[6]Altıntaş B, Altındağ R, Bilge Ö, et al. The effectmof ticagrelor based dual antiplatelet therapy on development of late left ventricular thrombus after acute anterior ST elevation myocardial … Continua a leggere. Benchè questa osservazione sia interessante, il suo peso pratico risulta molto modesto. Nello studio PLATO, che ha confrontato ticagrelor con clopidogrel nelle sindromi coronariche acute, l’ictus ischemico si è verificato nell’1.1% di entrambi i gruppi, mentre i TIA sono stati osservati in percentuali ancora più ridotte (0.2% con ticagrelor versus 0.4% con clopidogrel). Bibliografia[+] Bibliografia ↑1 McCarthy CP, Vaduganathan M, McCarthy KJ, et al. Left ventricular thrombus after acute myocardial infarction: screening, prevention, and treatment. JAMA Cardiol. 2018;3:642-649. doi:10.1001/jamacardio.2018.1086 ↑2 Zhang Z, Si D, Zhang Q, et al. Prophylactic rivaroxaban therapy for left ventricular thrombus after anterior ST-segment elevation myocardial infarction. JACC Cardiovasc Interv. 2022;15:861-872. doi:10.1016/j.jcin.2022.01.28. ↑3 McCarthy CP, Vaduganathan M, McCarthy KJ, et al. Left ventricular thrombus after acute myocardial infarction: screening, prevention, and treatment. JAMA Cardiol. 2018;3:642-649. doi:10.1001/jamacardio.2018.1086. ↑4 Byrne RA, Rossello X, Coughlan JJ, et al. ESC Scientific Document Group. 2023 ESC guidelines for the management of acute coronary syndromes. Eur Heart J 2023;44:3720-3826.doi:10.1093/eurheartj/ehad191 ↑5 Van de Werf F, Ardissino D, Betriu A,

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Effetti favorevoli della rivascolarizzazione nella cardiomiopatia ischemica: in quali pazienti?

Lo studio ha incluso 941 pazienti (età media 65 anni, 81% erano maschi, 49% con anamnesi di infarto miocardico e il 18% con fibrillazione atriale) con ICM (coronaropatia ostruttiva documentata alla coronarografia e associata a disfunzione FE definita in base a FE <50%). Tutti pazienti avevano eseguito una risonanza magnetica (RMN) per evidenziare aree cicatriziali in base alla presenza di “late gadolinium enhancement - LGE - tra il 2015 e il 2022. Di questi, 193 avevano eseguito un intervento di rivascolarizzazione (CABG n=117, PCI n=76) entro 90 giorni dalla RMN (“early revascularization group), con una rivascolarizzazione completa nel 76% dei casi, mentre 748 erano stati rivascolarizzati dopo 90 giorni o mai rivascolarizzati (“no early revascularization group”). La FE era del 33% nei pazienti rivascolarizzati precocemente e 36% nel gruppo non rivascolarizzato (P =0.01). Alla RMN un segmento di miocardio è stato considerato vitale se la transmuralità della cicatrice era ≤50%. Utilizzando il software CARAT gli operatori interagivano con un diagramma coronarico personalizzato per indicare severità, lunghezza e sede delle stenosi coronariche. Per ogni segmento miocardico...

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Bisoprololo o verapamil nella cardiomiopatia ipertrofica non ostruttiva

Lo studio è il primo, relativamente ampio, di confronto tra farmaci in pazienti con cardiomiopatia ipertrofica non ostruttiva. Il messaggio è clinicamente rilevante in quanto conferisce una superiorità a verapamil rispetto a bisoprololo sulla base dei risultati del test cardiopolmonare che ha mostrato una riduzione del picco di VO2 con il betabloccante, mentre è stata osservata alcuna variazione significativa di tale parametro durante la terapia con il calcio-antagonista non diidropiridinico. Poichè il picco di VO2 è correlato alla portata cardiaca (ed è predittore di eventi in questa patologia) è verisimile che la differenza osservata tra i due farmaci sia dipendente dal diverso effetto sulla frequenza cardiaca di picco, decisamente inferiore con bisoprololo rispetto a verapamil. L’aumentato volume telediastolico, osservato durante trattamento con bisoprololo, riflette verosimilmente…

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