Stefano De Servi

Significato prognostico dei fosfolipidi ossidati e della lipoproteina(a) nelle sindromi coronariche acute

Lo studio è una analisi post-hoc della casistica dello studio ODYSSEY OUTCOMES, che ha verificato l’outcome di pazienti con sindrome coronarica acuta (ACS) da 1 a 12 mesi dall’evento acuto e con livelli di colesterolo LDL >70 mg/dl o colesterolo non-HDL >100 mg/dl benchè in terapia statinica. Nello studio presentato, sono stati inclusi 11.630 partecipanti in cui i livelli di fosfolipidi ossidati associati alle apo-B (OxPL-apoB) sono stati dosati prima della randomizzazione ad alirocumab o placebo (in 5.185 pazienti sono stati determinati anche dopo 4 mesi). Sebbene il metodo utilizzato misuri gli OxPL legati alle apo-B presenti sia nella Lp(a) che nelle LDL, VLDL e IDL, tuttavia la quantità maggiore è legata alla Lp(a). L’età media era 58 anni e la tipologia di ACS più frequente era NSTEMI (48%). A un follow-up mediano…

LEGGI TUTTO »

Un algoritmo basato sull’intelligenza artificiale permette una identificazione rapida all’oct delle placche vulnerabili

Lo studio PECTUS-AI è una analisi secondaria di uno studio prospettico osservazionale, in cui pazienti con infarto miocardico sono stati sottoposti a OCT di lesioni non-culprit con stenosi tra il 30% e 90% risultate negative all’FFR (“lesioni target”). Lo studio aveva lo scopo di individuare le placche TCFA attraverso una analisi offline ottenuta in un core-lab (CL), correlando la loro presenza con l’outcome dei pazienti. Lo scopo della presente ricerca è stata quella di verificare se i risultati ottenuti nello studio principale fossero confermati da una analisi basata sull’algoritmo OCT-AI, che ha il vantaggio di una diagnosi immediata. Una placca veniva definita dall’algoritmo come AI-TCFA se aveva un arco lipidico ≥90° e uno spessore del cap fibroso di <65 μm in almeno 3 di 10 fotogrammi consecutivi. I pazienti venivano classificati come...

LEGGI TUTTO »

Impianto di ICD in pazienti con cardiomiopatia a eziologia non ischemica. Risultati a distanza dello studio DANISH

Lo studio DANISH ha arruolato (tra il febbraio 2008 e il giugno 2014 in 5 centri danesi) 1.116 pazienti con HFrEF di origine nonischemica in prevenzione primaria sulla base di una EF ≤35%, una classe funzionale II-III (ed eventualmente una classe IV se la terapia di resincronizzazione era pianificata), in presenza di un valore di NTproBNP elevato (>200 pg/ ml), randomizzandoli all’impianto di ICD o a standard care. Venivano esclusi i pazienti in dialisi o in fibrillazione atriale con frequenza media >100 bpm. Alla randomizzazione l’età media era 68.5 anni e il 58% dei pazienti in entrambi i gruppi aveva ricevuto anche un impianto di resincronizzazione miocardica. Al termine del follow-up…

LEGGI TUTTO »

Stenosi aortica severa e amiloidosi cardiaca: come trattare questi pazienti a rischio molto elevato?

Negli ultimi anni, la crescente attenzione verso le forme complesse di insufficienza cardiaca strutturale ha portato alla rivalutazione di condizioni cliniche un tempo considerate marginali o di difficile inquadramento terapeutico. Tra queste, la coesistenza di stenosi aortica (AS) e amiloidosi cardiaca da transtiretina (ATTR-CA) rappresenta un modello paradigmatico di “dual pathology” in cui la sovrapposizione di due processi patologici distinti impone una revisione sostanziale delle strategie cliniche e terapeutiche.

LEGGI TUTTO »

Contemporary Diagnosis and Treatment of Aortic Regurgitation: A State-of-the-Art Review

La Figura, tratta dalla review, si riferisce ai criteri di scelta della tipologia di intervento nei pazienti con insufficienza aortica che, secondo Linee Guida, necessita di essere corretta. Benchè la gran parte degli interventi consista nella sostituzione valvolare (SAVR), nei centri con maggiore esperienza sono sempre più spesso eseguiti interventi di riparazione valvolare. Per la SAVR la scelta tra protesi valvolare meccanica o bioprotesi dipende essenzialmente dall’età del paziente, preferendo la prima quando l’età è <60-65 anni, e dal rischio di bleeding (che per la sostituzione con protesi valvolare meccanica deve essere basso, dovendo i pazienti effettuare la terapia anticoagulante). Le protesi meccaniche sono...

LEGGI TUTTO »

Ranolazine in patients with chronic coronary syndromes: real-world data provide new evidence on the antiarrhythmic properties of the drug

La ranolazina agisce come inibitore della corrente tardiva del sodio nelle cellule miocardiche, riducendo l’accumulo di sodio intracellulare, il quale a sua volta diminuisce il sovraccarico di calcio intracellulare e migliora il rilasciamento miocardico. Questo farmaco è stato introdotto inizialmente come farmaco antianginoso. Nel presente studio, gli Autori hanno analizzato retrospettivamente database amministrativi del Servizio Sanitario Nazionale relativi a 171.015 pazienti dimessi da ospedali italiani con una diagnosi di sindrome coronarica cronica (ICD-9-CM codes 413-414) tra il 2011 e il 2020, dividendoli in 2 coorti a seconda che avessero, o non avessero, in terapia la ranolazina. Sono stati così costituiti 2 gruppi, uno (Gruppo ranolazina) composto da…

LEGGI TUTTO »

Debulking delle vegetazioni nei pazienti sottoposti a rimozione di dispositivi elettronici impiantati. Una tecnologia vincente?

Lo studio retrospettivo riporta una casistica di 42 pazienti, raccolta in 3 centri (Mount Sinai Hospital, New York, Allegheny Health Network, Pittsburgh, Pennsylvania, Southlake Regional Health Centre Newmarket, Ontario) tra aprile 2015 e febbraio 2025, sottoposti a espianto di dispositivi elettronici (23 pacemaker, 19 defibrillatori) infetti con presenza di vegetazioni di dimensioni >1 cm (media 2.1 ± 0.6 cm). In 12 pazienti è stato utilizzato un dispositivo di debulking delle vegetazioni tramite aspirazione (PMD), munito di una cannula esterna (22F, inserita attraverso un introduttore di 26F in vena femorale) e una interna con terminazione a imbuto, pieghevole sino a 180 gradi per approcciare la vegetazione e capace di estrarre sino a 30 mL a ogni aspirazione (Figura). La manovra è stata eseguita sotto guida ecografica transesofagea.

LEGGI TUTTO »

Origine anomala delle arterie coronarie: qual è la prognosi?

Lo studio, condotto dalla Fondazione Monasterio e dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha incluso 173 pazienti (età media 62, 34% di sesso femminile), individuati alla CT coronarica (CTC) su un totale di 17.454 indagini eseguite tra il settembre 2.004 e il 2024. La causa più frequente per l’esecuzione della CTC è stato il dolore toracico (n=59, 34%) seguito da sincope e aritmie ventricolari (n=57, 33%). Sei pazienti avevano avuto una sindrome coronarica acuta. È stata osservata una patologia ostruttiva nel 21% dei casi, ugualmente distribuita tra vasi a origine anomala o normale (12%).Tra i pazienti in cui è stato effettuato un test provocativo di ischemia…

LEGGI TUTTO »

Durata personalizzata della doppia terapia antiaggregante: quante sorprese dallo studio parthenope!

Lo studio PARTHENOPE è un trial con disegno fattoriale 2 x 2, condotto in 14 centri italiani, che ha confrontato, con una doppia randomizzazione i risultati della PCI ottenuti con uno stent privo di polimero vs uno con polimero biodegradabile (sulla base di una ipotesi di non-inferiorità) e una strategia di DAPT standard di 12 mesi vs una DAPT personalizzata, in accordo con il rischio ischemico ed emorragico valutato con il DAPT score (basata su una ipotesi di superiorità di quest’ultima sulla prima). Nell’articolo sono riportati i dati di questo secondo confronto, essendo stati già riportati i dati relativi al…

LEGGI TUTTO »

Prasugrel o ticagrelor per le sindromi coronariche acute nei pazienti in dialisi?

Gli Autori hanno utilizzato TriNetX US Collaborative Network, una piattaforma che contiene dati aggiornati relativi a pazienti statunitensi con varie patologie, per individuare pazienti in dialisi con sindrome coronarica acuta, occorsa tra il 2011 e il 2024 e con una prescrizione a prasugrel o ticagrelor. Hanno così raccolto informazioni su 5.777 pazienti, inserendone, dopo propensity-score matching, 1.840 divisi in due gruppi (920 per gruppo). L’età media era 66 anni, il 68% rappresentato da diabetici, il 40% da anemici e il 22% da pazienti con pregresso infarto miocardico. Una variabile non associata con l’utilizzo di inibitori del recettore P2Y12…

LEGGI TUTTO »
Cerca un articolo
Gli articoli più letti
Rubriche
Leggi i tuoi articoli salvati
La tua lista è vuota