Stefano De Servi

Carotid-artery stenting or carotid endarterectomy for symptomatic carotid-artery stenosis?

Gorey S. – Department of Gerontology, Beth Israel Deaconess Medical Center, Boston Una signora di 75 anni, in buone condizioni generali e funzione cognitiva conservata, si reca al PS per una disfasia durata 15 minuti che, sulla base anche di una risonanza magnetica cerebrale, viene classificata come TIA. Il doppler dei vasi sopra-aortici mostra una stenosi del 70% della arteria carotide interna sinistra, non calcifica e senza trombo sovrapposto. La signora ha un diabete di tipo 2, ex fumatrice (ha smesso da 10 anni) e ha una broncopneumopatia cronica. La eGFR calcolata risulta di 75 ml/min/1.73 m2. L’angioTC mostra un arco aortico di tipo 1 e vasi sopra-aortici senza tortuosità. Il rischio di complicanze chirurgiche, calcolato secondo l’American College of Surgeons Surgical Risk Calculator, è stimato al 5.4%. Quale potrebbe essere la migliore soluzione interventistica: l’endoarteriectomia (che prevede una anestesia generale) oppure uno stenting carotideo (che prevede una sedazione cosciente)? Meglio l’endoarteriectomia  de Borst GJ. – Department of Vascular Surgery, University Medical Center Utrecht, Utrecht, the Netherlands Negli studi randomizzati di confronto tra endorteriectomia e stenting carotideo il rischio di mortalità e stroke a 30 giorni è maggiore per la seconda tecnica rispetto alla prima e, benchè gli eventi annuali successivi siano simili per le due procedure (0.6%), la somma dei rischi risulta maggiore per lo stenting carotideo[1]Brott TG, Calvet D, Howard G, et al. Long-term outcomes of stenting and endarterectomy for symptomatic carotid stenosis: a preplanned pooled analysis of individual patient data. Lancet Neurol … Continua a leggere. La differenza consiste soprattutto in un maggior numero di stroke con lo stenting; ne è riprova uno studio con risonanza magnetica che ha mostrato, dopo la procedura, un maggior numero di nuove lesioni ischemiche cerebrali dopo stenting (50%) che dopo endoarteriectomia (17%)[2]Gensicke H, van der Worp HB, Nederkoorn PJ, et al. Ischemic brain lesions after carotid artery stenting increase future cerebrovascular risk. J Am Coll Cardiol 2015;65:521-9. Benchè la paziente abbia alcune patologie (diabete, broncopneumopatia cronica) che aumentano il rischio chirurgico, il ricorso allo stenting non migliora l’outcome anzi: secondo un ampio studio che ha incluso oltre 10.000 pazienti, esso aumenta il rischio di stroke del 30%, senza variazioni nel rischio di infarto miocardico[3]Yoshida S, Bensley RP, Glaser JD, et al. The current national criteria for carotid artery stenting overestimate its efficacy in patients who are symptomatic and at high risk. J Vasc Surg … Continua a leggere. La paziente dovrebbe essere sottoposta a intervento di endoarteriectomia. Meglio lo stenting carotideo Nguyen TN. – Department of Neurology, Neurosurgery, and Radiology, Boston Medical Center, Boston University Chobanian and Avedisian School of Medicine, Boston La paziente è da considerare ad alto rischio per le sue comorbilità (diabete, broncopneumopatia cronica, ex fumatrice) con una possibilità del 5% di avere un evento serio in conseguenza dell’intervento chirurgico eseguito in anestesia generale. Soprattutto, la patologia broncopneumonica può condizionare una fase post-operatoria travagliata per insufficienza respiratoria e/o insorgenza di polmonite. La scelta dello stenting carotideo in questi pazienti è in armonia con le più recenti Linee Guida sul trattamento dello stroke[4]Kleindorfer DO, Towfighi A, Chaturvedi S, et al. 2021 Guideline for the prevention of stroke in patients with stroke and transient ischemic attack: a guideline from the American Heart … Continua a leggere. Inoltre, l’anatomia è favorevole allo stenting, sia per l’assenza di tortuosità dei vasi sovraortici che di calcificazioni o trombosi a livello della stenosi da trattare. Il rischio della procedura può essere stimato inferiore al 6%[5]Brott TG, Halperin JL, Abbara S, et al. 2011 ASA/ACCF/AHA/AANN/AANS/ACR/ASNR/CNS/SAIP/SCAI/SIR/SNIS/SVM/ SVS guideline on the management of patients with extracranial carotid and vertebral artery … Continua a leggere. Lo studio retrospettivo Carotid Artery Stenting Outcomes by Neurointerventional Surgeons (CASONI), recentemente pubblicato ha mostrato, in 1.445 pazienti sottoposti a stenting carotideo effettuato da neuro-interventisti, una bassa percentuale di complicanze (0.6% di stroke ischemico, 0.3% di emorragia intracranica)[6]Ezzeldin M, Hassan AE, Kerro A, et al. Carotid artery stenting outcomes by neurointerventional surgeons (CASONI). Stroke Vasc Intervent Neurol 2025; 5(1): e001459. doi/10.1161/SVIN.124.001459).. La paziente dovrebbe essere sottoposta quindi a intervento di stenting carotideo. Bibliografia[+] Bibliografia ↑1 Brott TG, Calvet D, Howard G, et al. Long-term outcomes of stenting and endarterectomy for symptomatic carotid stenosis: a preplanned pooled analysis of individual patient data. Lancet Neurol 2019;18: 348-56 ↑2 Gensicke H, van der Worp HB, Nederkoorn PJ, et al. Ischemic brain lesions after carotid artery stenting increase future cerebrovascular risk. J Am Coll Cardiol 2015;65:521-9 ↑3 Yoshida S, Bensley RP, Glaser JD, et al. The current national criteria for carotid artery stenting overestimate its efficacy in patients who are symptomatic and at high risk. J Vasc Surg 2013;58:120-7. ↑4 Kleindorfer DO, Towfighi A, Chaturvedi S, et al. 2021 Guideline for the prevention of stroke in patients with stroke and transient ischemic attack: a guideline from the American Heart Association/American Stroke Association. Stroke 2021; 52:e364-e467 ↑5 Brott TG, Halperin JL, Abbara S, et al. 2011 ASA/ACCF/AHA/AANN/AANS/ACR/ASNR/CNS/SAIP/SCAI/SIR/SNIS/SVM/ SVS guideline on the management of patients with extracranial carotid and vertebral artery disease: executive summary.Circulation 2011;124:489-532. ↑6 Ezzeldin M, Hassan AE, Kerro A, et al. Carotid artery stenting outcomes by neurointerventional surgeons (CASONI). Stroke Vasc Intervent Neurol 2025; 5(1): e001459. doi/10.1161/SVIN.124.001459).

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Left bundle branch pacing: state of the art and future directions

Il pacing dell’area della branca sinistra (LBBAP) è stato introdotto nel 2017 sulla base del concetto di “pacing oltre la sede del blocco”, con lo scopo di risolvere alcune criticità del pacing biventricolare nella terapia di resincronizzazione cardiaca, quali l’alta percentuale di “non-responder”, le difficoltà nel reperire una vena target adatta, la stimolazione del nervo frenico. Avendo una ampia area target, LBBAP permette una cattura del sistema di conduzione con una bassa soglia di stimolazione, una stabilità di pacing nel tempo e un outcome favorevole del paziente. Il fascio di His, la branca destra e il lembo settale della tricuspide sono correlati anatomicamente a LBB e fanno da guida iniziale per la procedura. I potenziali registrati sul versante destro del setto suggeriscono…

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Stenosi coronariche intermedie nel paziente sottoposto a TAVI: è utile una indagine basata sulla guida della “fractional flow reserve”?

Lo studio randomizzato in aperto (ma con aggiudicazione degli eventi in cieco) condotto in 15 centri italiani tra novembre 2017 e giugno 2023, ha arruolato 320 pazienti sottoposti a TAVI che presentavano lesioni intermedie (tra 50 e 90% per valutazione visiva). I pazienti sono stati randomizzati alla guida FFR (“gruppo FFR”, n=164, nei quali le lesioni con valori ≤0.80 venivano trattate, mentre quelle in cui era compresa tra 0.81 e 0.85 venivano riconsiderate con ulteriore FFR dopo TAVI, mentre se l’FFR era >0.85 la PCI veniva differita) oppure alla guida angiografica (n=156). In tutti erano impiantate protesi SAPIEN 3 e SAPIEN 3 ULTRA. L’età mediana risultava di 86 anni, due terzi erano donne, l’STS score era 3% e il SYNTAX score era 7. Una classe NYHA III-IV era presente nel 52% del “gruppo FFR” e nel 58% del “gruppo angio”. La PCI veniva eseguita in 99 pazienti (60%) del “gruppo FFR” (con una rivascolarizzazione funzionale completa nel 99% dei casi) e in 141 (91%) nel “gruppo angio” con una rivascolarizzazione anatomica completa nel 75% dei casi. La mediana di stent impiantati per procedura è…

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Interventi Di Tavi Valve-In-Valve. Quale Terapia Antitrombotica Utilizzare?

I pazienti sottoposti a intervento di “valve-invalve” in 10 centri italiani (n=278) sono stati divisi in due gruppi, a seconda che fossero trattati alla dimissione con SAPT (95% ASA, 5% clopidogrel) o DAPT (oltre il 99% ASA e clopidogrel, con una mediana di durata di 6 mesi), escludendo quelli che necessitavano di anticoagulante. I pazienti DAPT erano significativamente più anziani (81 anni vs 78), più ipertesi (88% vs 78%), avevano più frequentemente coronaropatia (36% vs 18%) e un STS score più elevato (4.7 vs 4.2). Inoltre, i pazienti nel gruppo DAPT sono stati più frequentemente trattati con protesi auto espandibili (50% vs 27%) e sottoposti a PCI (42% vs 5%). I dati ecocardiografici hanno poi…

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‟Right ventricle/pulmonary artery coupling” in pazienti sottoposti a interventi percutanei valvolari: valore prognostico.

Gli Autori hanno effettuato una meta-analisi di 30 studi che hanno globalmente incluso 12.992 pazienti sottoposti a intervento chirurgico o transcatetere: 14 studi avevano considerato pazienti con stenosi aortica (AS n = 6.100), 12 studi solo pazienti con insufficienza mitralica (IM n = 5.032), e 4 solo insufficienza tricuspidalica (n = 1.860). Il valore di cutoff utilizzato per il rapporto TAPSE/PASP per definire “RV-PA uncoupling” nei pazienti con IM, risultava più basso di quello utilizzato nei pazienti con AS. Un rapporto TAPSE/PASP ridotto risultava associato alla mortalità per ogni causa (endpoint primario: per AS HR aggiustato: 1.69 [95% CI: 1.30-2.20]; per IM HR aggiustato: 1.94 [95% CI: 1.40-2.69];  P<0.001) e ai MACE (come riportato nei singoli studi, endpoint secondario: per AS, HR aggiustato: 1.60 [95% CI: 1.29-2.00]; per IM, HR aggiustato: 2.01 [95% CI: 1.54- 2.62];  P<0.001). Per i pazienti con insufficienza tricuspidalica (IT) TAPSE/PASP risultava...

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Significato prognostico dell’infarto periprocedurale in pazienti con sindrome coronarica acuta senza sopraslivellamento del tratto ST.

L’angioplastica coronarica percutanea (PCI) rappresenta la strategia di rivascolarizzazione più frequentemente utilizzata nei pazienti con sindrome coronarica acuta (SCA), sottoposti a trattamento invasivo. Negli ultimi dieci anni, i progressi nelle tecniche e nei dispositivi di rivascolarizzazione, insieme al miglioramento delle terapie farmacologiche, hanno ridotto il rischio di complicanze ischemiche periprocedurali, come la trombosi acuta di stent. Tuttavia, l’elevazione dei biomarker cardiaci dopo PCI resta un fenomeno ancora comune e può riflettere un ampio spettro di situazioni: dall’embolizzazione distale di detriti ateromasici all’occlusione di rami secondari, dalla dissecazione coronarica al mancato ripristino del flusso distale, fino a incrementi enzimatici di verosimile scarso significato clinico in assenza di qualsiasi complicanza procedurale.

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Transcatheter or surgical aortic-valve replacement in asymptomatic severe aortic stenosis?

Bisogna considerare che la paziente è a basso rischio chirurgico sia considerando l’STS score che l’Euroscore II. In questa categoria di pazienti, il riferimento della letteratura è rappresentato dai dati a lungo termine degli studi PARTNER 3 che hanno mostrato una non-inferiorità della TAVI rispetto a SAVR in una popolazione di età sovrapponibile a quella della paziente in esame. Nella decisione poi bisogna tener conto dei desideri della paziente sulla tipologia di intervento cui accorda la sua preferenza (una lacuna nella presentazione del caso clinico), un aspetto importante che viene segnalato nelle Linee Guida…

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Complete heart block detected by consumer-facing digital health technologies

Un uomo di 70 anni, iperteso e coronaropatico, si presenta al Pronto Soccorso per una storia recente di dispnea e bradicardia. Lo stesso giorno ha ricevuto un messaggio di allerta dall’analizzatore di sonno di cui è munito il suo materasso, che mostrava una frequenza cardiaca (FC) notturna molto bassa (42 bpm). Il controllo effettuato con smart watch ha confermato la bradicardia notturna. Alla presentazione, la FC era 40 bpm e la pressione 127/64 mm Hg. Non vi erano altri dati patologici all’esame obiettivo. L’ECG (vedi Figura) ha mostrato…

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Epidemiology, pathophysiology, diagnosis and management of atrial functional mitral regurgitation: an expert opinion paper

L’insufficienza mitralica funzionale di origine atriale (AFMR) è un sottotipo clinico della FMR, che si caratterizza per un rimodellamento dell’atrio sinistro in assenza di una disfunzione ventricolare sinistra . La sua fisiopatologia è intrinsecamente correlata alla fibrillazione atriale e allo scompenso a FE conservata (HFpEF), frequenti nelle persone anziane. Si distingue dall’insufficienza mitralica funzionale di origine ventricolare, perchè la FE è >50% in assenza di una dilatazione del VS. La sua prevalenza, tra le insufficienze mitraliche funzionali, è di circa il 40% e la sua prognosi non è favorevole, simile a quella dell’insufficienza mitralica funzionale ventricolare…

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Significato prognostico dei fosfolipidi ossidati e della lipoproteina(a) nelle sindromi coronariche acute

Lo studio è una analisi post-hoc della casistica dello studio ODYSSEY OUTCOMES, che ha verificato l’outcome di pazienti con sindrome coronarica acuta (ACS) da 1 a 12 mesi dall’evento acuto e con livelli di colesterolo LDL >70 mg/dl o colesterolo non-HDL >100 mg/dl benchè in terapia statinica. Nello studio presentato, sono stati inclusi 11.630 partecipanti in cui i livelli di fosfolipidi ossidati associati alle apo-B (OxPL-apoB) sono stati dosati prima della randomizzazione ad alirocumab o placebo (in 5.185 pazienti sono stati determinati anche dopo 4 mesi). Sebbene il metodo utilizzato misuri gli OxPL legati alle apo-B presenti sia nella Lp(a) che nelle LDL, VLDL e IDL, tuttavia la quantità maggiore è legata alla Lp(a). L’età media era 58 anni e la tipologia di ACS più frequente era NSTEMI (48%). A un follow-up mediano…

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