Inquadramento
La mortalità dopo una sindrome coronarica acuta (ACS) è comunemente ritenuta di origine cardiovascolare (CV) nei primi mesi successivi all’evento indice, ma con il passare del tempo il rischio maggiore sembra dipendere da cause extracardiache. Questa problematica è stata affrontata in letteratura in casistiche numericamente non molto ampie e le informazioni sono perciò limitate.
Lo studio in esame
Lo studio ha analizzato le cause di mortalità in 1.562.956 pazienti cinesi con una diagnosi di dimissione di ACS tra il gennaio 2018 e il dicembre 2021, i cui dati sono stati inseriti nel China Cardiovascular Association Database- Chest Pain Center. Oltre i due terzi erano di sesso maschile, l’età media era 63.8 anni, 39% erano STEMI, il 22% NSTEMI e il restante 39% rappresentato da angine instabili. Il 24% dei pazienti era diabetico, mentre i fumatori erano il 32%. L’analisi è stata effettuata utilizzando il modello di Fine-Gray (Fine-Gray subdistribution hazard model) che tiene conto dei rischi competitivi nel computo della mortalità (cause CV versus cause non CV). Al termine del followup (dicembre 2021) 110.406 pazienti, pari al 7.1% della popolazione ACS era deceduto con una incidenza annua del 4.4%. Le cause CV rappresentavano il 73.5% dei decessi, mentre il restante 26.5% era costituito da cause non-CV. L’analisi ha mostrato che le cause CV erano le più frequenti nel primo mese dopo le dimissioni (1.24% vs 0.26% per le cause non CV); a 12 mesi il rapporto era 4.09% per le cause CV versus 1.31% per le cause non-CV e a 48 mesi 9.37% versus 3.84%. La mortalità a 36 mesi era più alta per le donne che per gli uomini (12.9% vs 9.7%), per gli anziani (≥65 anni) vs i più giovani (12.2% vs 4.0%) e per i NSTEMI vs gli STEMI (15.5% vs 10.5%). Per le cause CV, quelle cardiache ischemiche rappresentavano il 68.5% seguite dallo stroke ischemico (7.5%), mentre le cause di decesso non-CV erano costituite dalle neoplasie (38.3%), seguite dalle malattie polmonari (15.8%). Rispetto ai primi 12 mesi, l’incremento di mortalità nel periodo tra 12 e 48 mesi è stato del 115% (da 1.3% a 2.8%) per le cause non-CV e del 43.9% (da 4.1% al 5.9%) per la mortalità CV (Figura). L’analisi secondo il modello di Fine Gray ha individuato nell’età avanzata, storia di nefropatia cronica, diagnosi di scompenso e di infarto alla dimissione le variabili associate alla mortalità CV, mentre le neoplasie e le malattie polmonari risultavano quelle maggiormente associate ai decessi non-CV.

Take home message
Lo studio mostra nei pazienti con sindrome coronarica acuta una transizione nel tempo delle cause di morte da eventi cardiovascolari, decisamente prevalenti soprattutto nel primo anno post-dimissione, a non cardiovascolari (soprattutto neoplasie e malattie polmonari) che acquistano una crescente rilevanza relativa nel follow-up più tardivo.
Interpretazione dei dati
I dati di questo studio ribadiscono osservazioni precedenti[1]Alabas OA, Jernberg T, Pujades-Rodriguez M, et al. Statistics on mortality following acute myocardial infarction in 842 897 Europeans. Cardiovasc Res. 2020;116:149–157, avendo il merito di aver condotto l’analisi in un ampio numero di pazienti con sindrome coronarica acuta. Il peso crescente della mortalità non cardiovascolare, in particolare delle neoplasie, nel follow-up a più lungo termine dipende, secondo gli Autori, dal fatto che alcuni fattori di rischio per le patologie cardiovascolari, come la dislipidemia, l’obesità, il diabete, il fumo, la dieta non corretta sono comuni anche nei pazienti affetti da patologie tumorali[2]Wilcox NS, Amit U, Reibel JB, Berlin E, Howell K, Ky B. Cardiovascular disease and cancer: shared risk factors and. mechanisms. Nat Rev Cardiol. 2024;21:617–631.. In particolare il diabete, nell’analisi presente, si è associato a un rischio di tumore del fegato e del pancreas doppio rispetto ai pazienti non diabetici. Inoltre, è stato dimostrato che i pazienti con patologie aterosclerotiche presentano una maggiore incidenza di tumore polmonare o al rene rispetto ai pazienti senza patologia aterosclerotica[3]Bell CF, Lei X, Haas A, et al. Risk of cancer after diagnosis of cardiovascular disease. J Am Coll Cardiol. CardioOncol. 2023;5:431–440. Meccanismi patogenetici simili sarebbero rappresentati da una condizione di infiammazione latente, dalla disbiosi del microbiota intestinale, dall’ematopoiesi clonale e dalla senescenza cellulare. Sulla base di questi dati, gli Autori rilevano l’importanza di una prevenzione secondaria che si estenda oltre l’ambito cardiovascolare e coinvolga la cura delle alterazioni metaboliche eventualmente associate, promuovendo uno stile di vita corretto, abolendo il fumo, limitando l’alcol, mantenendo il peso forma, facendo attività fisica e seguendo una dieta equilibrata, elementi essenziali per ridurre l’incidenza non solo di nuove patologie cardiovascolari, ma anche di malattie neoplastiche.
Bibliografia[+]
| ↑1 | Alabas OA, Jernberg T, Pujades-Rodriguez M, et al. Statistics on mortality following acute myocardial infarction in 842 897 Europeans. Cardiovasc Res. 2020;116:149–157 |
|---|---|
| ↑2 | Wilcox NS, Amit U, Reibel JB, Berlin E, Howell K, Ky B. Cardiovascular disease and cancer: shared risk factors and. mechanisms. Nat Rev Cardiol. 2024;21:617–631. |
| ↑3 | Bell CF, Lei X, Haas A, et al. Risk of cancer after diagnosis of cardiovascular disease. J Am Coll Cardiol. CardioOncol. 2023;5:431–440 |
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