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L’utilizzo dell’IVUS nelle procedure complesse (biforcazioni, coronarie calcifiche, stenosi del tronco comune, lesioni lunghe o ostiali, occlusioni totali) è raccomandato nelle linee guida[1]Vrints C, Andreotti F, Koskinas KC, et al. 2024 ESC guidelines for the management of chronic coronary syndromes. Eur Heart J 2024;45:3415-537, ma non estesamente applicato, soprattutto in Europa. . Lo studio IVUS-CHIP condotto in 37 centri europei, sponsorizzato dall’European Cardiovascular Research Institute, ha randomizzato 2.019 pazienti con coronaropatia complessa...

La terapia antiaggregante è un cardine della prevenzione secondaria nei pazienti coronaropatici. Le linee guida correnti non indicano preferenze tra ASA e clopidogrel , ma una recente meta-analisi ha mostrato una superiorità di quest’ultimo rispetto ad ASA. Tuttavia, è necessario un followup prolungato per verificare l’efficacia e la sicurezza dei due trattamenti. Lo studio coreano HOST-EXAM...

Molti pazienti sottoposti a procedure TAVI hanno una coronaropatia significativa; tuttora non è chiaro se le eventuali stenosi presenti debbano essere trattate prima della sostituzione valvolare percutanea, oppure successivamente. Le linee guida ESC raccomandano, con classe IIA, l’esecuzione di PCI solo per stenosi severe (=>90%) . Lo studio PRO-TAVI, condotto in 12 ospedali olandesi, ha randomizzato 466 pazienti (età mediana 81 anni, il 36% costituito da donne) con coronaropatia significativa (SYNTAX score 10, coinvolgimento di tre vasi nel13%, stenosi della discendente anteriore prossimale nel 21% dei pazienti) randomizzandoli a PCI prima della procedura ....

Le Linee Guida raccomandano l’intervento chirurgico nei pazienti con insufficienza mitralica (i.m.) severa se sintomatici oppure se asintomatici, ma con disfunzione ventricolare sinistra .  In questi pazienti non vi sono studi randomizzati di confronto e, data l’asintomaticità, è difficile eseguire ampi trial. Non resta che affidarsi a registri di qualità che si avvalgano anche di follow-up prolungati.

Lo studio, eseguito in 2 centri ospedalieri di Melbourne, ha randomizzato 202 pazienti con BAV di vario grado sintomatico (età media 77 anni, 70% uomini, BAV completo nel 40%, morfologia QRS tipo LBBB nel 13%, RBBB nel 40%, un terzo dei pazienti in fibrillazione atriale) con indicazione a pacing senza indicazione a resincronizzazione cardiaca in due gruppi...

Il comportamento che il clinico deve tenere dopo un evento emorragico in un paziente che assuma anticoagulanti per fibrillazione atriale, è tuttora oggetto di discussione . In assenza di studi randomizzati, vari studi osservazionali hanno mostrato come la sospensione dell’anticoagulante comporti un rischio di stroke aumentato. Inoltre, la maggior parte delle esperienze descritte riguarda l’utilizzo del warfarin e pochi studi sono riportati in pazienti che assumano gli anticoagulanti orali diretti (DOAC)...

Il COMBINE-AF è uno studio importante, perchè fa chiarezza su una problematica clinica abbastanza frequente: la fibrillazione è una patologia prevalentemente dell’anziano, spesso già in trattamento con warfarin. Il trial FRAIL AF era stato addirittura sospeso per futilità, in quanto i bleeding maggiori o di rilevanza clinica, che rappresentavano l’outcome primario dello studio e che nel disegno dello studio sarebbero dovuti essere inferiori nel gruppo “switch” a DOAC, risultavano invece, in una analisi a interim, essere decisamente più elevati proprio nel gruppo DOAC. Globalmente...

Uno degli obbiettivi della cardiologia del futuro sarà quello di intervenire, con mezzi farmacologici o non-farmacologici, per impedire la progressione e le complicanze di queste lesioni ad alto rischio e ridurre gli eventi ischemici acuti. Lo stile di vita e l’utilizzo di farmaci ipolipemizzanti (statine e soprattutto gli inibitori di PCSK9) hanno dato risultati incoraggianti. Lo studio PACMAN-AMI...

La terapia del paziente scompensato in fibrillazione atriale deve ancora essere ben definita. Mentre sono noti gli effetti benefici degli ACE-inibitori, ARBs e antagonisti del recettore per i mineralcorticoidi, anche in termini di riduzione delle recidive di fibrillazione atriale (AF), non ci sono dati di efficacia dimostrata per i betabloccanti. . Recentemente, è stato rivalutato il possibile beneficio derivante da un utilizzo dei glucosidi digitalici a basso dosaggio nei pazienti con FE ridotta ...

Lo studio PROMISE randomizzato, multicentrico (4 centri italiani) ha arruolato 92 pazienti con diagnosi confermata di MINOCA in base alla IV definizione di MI e sottoposti a coronarografia, escludendo pazienti con insufficienza renale avanzata, sindrome di Takotsubo, dissezione coronarica di tipo 1 già evidente alla coronarografia. L’età media era di 62 ± 13 anni, il 48% era rappresentato da donne, il 18% da diabetici. Essi sono stati randomizzati a un trattamento stratificato in base alla patogenesi (n= 45) che includeva lo studio OCT nel caso che l’angiografia coronarica potesse suggerire un meccanismo di instabilità di placca (43 pazienti), test all’acetilcolina (eseguito in 38 pazienti per individuare uno spasmo epicardico o microvascolare), eco transesofageo (se si sospettava un'origine embolica, a esempio per la presenza di fibrillazione atriale, eseguito in 3 pazienti) risonanza magnetica (eseguita in 36 pazienti). La patogenesi ...

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1 Vrints C, Andreotti F, Koskinas KC, et al. 2024 ESC guidelines for the management of chronic coronary syndromes. Eur Heart J 2024;45:3415-537