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Un uomo sulla trentina con anamnesi cardiologica muta si reca in Pronto Soccorso per vomito e astenia profonda. Riferisce di non essere riuscito ad alzarsi dal letto e di far fatica anche a muovere il collo. La sua pressione è 114/83 mm Hg e la frequenza cardiaca 140 bpm. Un elettrocardiogramma viene effettuato e riportato nella Figura 1. Un ecocardiocolordoppler non mostra alterazioni della contrattilità nè anomalie degne di nota.

Lo studio ha considerato 209.108 sciatori svedesi che, tra il 1989 ed il 2011, abbiano partecipato e completato, nella loro vita, almeno 1 volta la famosa Vasaloppet, una gara di sci da fondo che si svolge annualmente, la prima domenica di marzo, su un percorso di 90 Km. I dati di follow-up in questi sciatori, riguardanti l’incidenza di impianto di pacemaker e la mortalità, sono stati confrontati con quelli di 532.290 non-sciatori, utilizzando il Swedish National Patient Register. Gli sciatori hanno mostrato...

La popolazione inclusa nell’analisi è composta da 119.480 pazienti di eta ≥66 in fibrillazione atriale (osservati tra il gennaio 2008 e il gennaio 2022) nei quali era stata iniziata una terapia anticoagulante, escludendo coloro che avessero una storia di neoplasia o di bleeding oppure fossero in dialisi o avessero una malattia La popolazione inclusa nell’analisi è composta da 119.480 pazienti di eta ≥66 in fibrillazione atriale (osservati tra il gennaio 2008 e il gennaio 2022) nei quali era stata iniziata una terapia anticoagulante, escludendo coloro che avessero una storia di neoplasia o di bleeding oppure fossero in dialisi o avessero una malattia valvolare. L’età media risultava di 77 anni, il 52% erano maschi, il 69% era in anticoagulante orale diretto e il 31% in warfarin. Il bleeding nei 2 anni successivi all’inclusione nello studio veniva certificato in base a ricovero ospedaliero, visita al Pronto Soccorso o prescrizione medica ed era osservato nel 21.8% dei pazienti, a una mediana di 266 giorni dall’inizio dell’anticoagulazione. Nei 2 anni successivi all’inizio dell’anticoagulazione, sono state diagnosticate neoplasie in 5.800 pazienti (4.9%), di cui 2.000 (34.5%) diagnosticate dopo un episodio di bleeding. Le neoplasie più comuni erano...

L’individuazione di un infarto miocardico periprocedurale (type 4a MI secondo la Fourth Universal Definition of MI)(1) in pazienti con NSTEMI sottoposti a PCI è difficile perchè i valori di troponina (Tn) sono per definizione aumentati all’inizio della procedura interventistica. Il criterio proposto di un aumento del 20% rispetto ai valori pre-procedurali è arbitrario in quanto proposto in base a un consenso di...

La fibrosi è un importante elemento prognostico nei pazienti con stenosi aortica . La sua presenza viene diagnosticata all’indagine di risonanza magnetica cardiaca (MRI), sia come fibrosi sostitutiva attraverso la dimostrazione della presenza e della estensione di un “Late Gadolinium Enhancement” (LGE) oppure come fibrosi interstiziale diffusa e sostitutiva non infartuale attraverso la frazione di volume extracellulare (% ECV) al mapping T1 pre e post-contrasto...

Non esistono dati definitive su quale sia la miglior tecnica per il trattamento con PCI delle stenosi distali del tronco comune, in particolare se debba essere utilizzato il “provisional stenting” trattando inizialmente solo il ramo principale (ed eventualmente il ramo secondario in caso di dissezione o di presenza di stenosi significativa) oppure trattare direttamente i due vasi con stenting. Lo studio EBC MAIN study...

Un arresto cardiaco extraospedaliero si verifica in circa il 4-14 per 100.000 persone/anno al di sotto dei 40 anni e in apparenti buone condizioni di salute. In questa analisi della letteratura che ha considerato 125 studi, prevalentemente osservazionali prospettici (n = 22) o retrospettivi (n = 64), gli autori hanno osservato come il 60% muoia prima di raggiungere l’ospedale, mentre solo il 9-16% sopravvive sino alla dimissione del 40% che riesce a raggiungere vivo l’ospedale. .  Dei dimessi, il 90% è in buone condizioni neurologiche. Dati autoptici rivelano che il 55%-69% dei giovani con presunta morte cardiaca improvvisa hanno una causa sottostante, sia di natura aritmica in assenza di patologia strutturale (generalmente atleti) che strutturale, frequentemente una patologia coronarica. Tra le cause non cardiache, le più comuni sono...

La lipoproteina (a) -Lp(a)-, il cui livello ematico è determinato geneticamente, è riconosciuta unanimemente come fattore indipendente di rischio cardiovascolare. Valori superiori a 50 mg/dL (125 nmol/L) sono associati a un rischio maggiore di eventi coronarici [5.6 (95% CI, 5.4–5.9) per 1.000 persone/anno nel terzile più alto versus 4.4 (95% CI 4.2–4.6), per 1.000 persone/anno nel terzile più basso]. Ogni aumento di Lp(a) di 40 mg/dL (100 nmol/L) comporta un aumento del 35% del rischio di eventi cardiovascolari. La sua funzione fisiopatologica non è stata del tutto chiarita. Come altre lipoproteine gioca un ruolo nel trasporto del colesterolo e dei fosfolipidi, contribuendo a...

La cardiomiopatia ipertrofica (HCM) è la più comune forma di cardiomiopatia su base ereditaria ed è caratterizzata da un fenotipo eterogeneo. La defizione eziologica della causa dell’ipertrofia è cruciale per la messa in atto di trattamenti specifici. Poichè molti disordini su base genetica e non genetica possono presentarsi con un fenotipo HCM, la Società Europea di Cardiologia ha richiamato l’importanza di individuare elementi diagnostici (red flags) che possano aiutare la diagnosi di forme specifiche e guidarne il trattamento , un approccio la cui utilità clinica non è stata del tutto dimostrata nella pratica quotidiana. Gli autori hanno studiato una serie di 818 pazienti con diagnosi clinica di HCM, osservata in 4 centri europei. Una malattia sarcomerica (definita dalla presenza di una variante patogenetica di un gene codificante una proteina sarcomerica) è stata individuata in 318 pazienti (39%); una fenocopia non ereditaria era...

La review sostiene l’ipotesi che la patogenesi dello scompenso a FE conservata (HFpEF) risieda in un eccessivo sviluppo del tessuto adiposo viscerale che subisce una trasformazione disfunzionale che comporta la secrezione di molecole di segnale (adipokine), che causano una infiammazione sistemica e conseguente espansione del volume plasmatico, ipertrofia e fibrosi cardiaca (Figura). Le adipokine sono raggruppate in 3 domini: il primo comprende le adipokine con azione protettiva, secrete dagli adipociti nelle persone magre, mentre sono soppresse quando l’adiposità è eccessiva; il secondo include...

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