La ranolazina agisce come inibitore della corrente tardiva del sodio nelle cellule miocardiche, riducendo l’accumulo di sodio intracellulare, il quale a sua volta diminuisce il sovraccarico di calcio intracellulare e migliora il rilasciamento miocardico. Questo farmaco è stato introdotto inizialmente come farmaco antianginoso[1]Vrints C, Andreotti F, Koskinas KC, et al. ESC Scientific Document Group. 2024 ESC guidelines for the management of chronic coronary syndromes. Eur Heart J 2024;45:3415–3537x , capace di ridurre i substrati proaritmici e di esercitare una protezione contro la fibrillazione atriale[2]De Ferrari GM, Maier LS, Mont L, et al. RAFFAELLO Investigators (see Online Supplementary Appendix for List of Participating Centers and Investigators). Ranolazine in the treatment of atrial … Continua a leggere e le aritmie ventricolari[3]Verrier RL, Kumar K, Nieminen T, Belardinelli L. Mechanisms of ranolazinès dual protection against atrial and ventricular fibrillation. Europace 2013;15:317–324.. Nel presente studio, gli Autori hanno analizzato retrospettivamente database amministrativi del Servizio Sanitario Nazionale relativi a 171.015 pazienti dimessi da ospedali italiani con una diagnosi di sindrome coronarica cronica (ICD-9-CM codes 413-414) tra il 2011 e il 2020, dividendoli in 2 coorti a seconda che avessero, o non avessero, in terapia la ranolazina. Sono stati così costituiti 2 gruppi, uno (Gruppo ranolazina) composto da 22.207 pazienti e il secondo (No ranolazina) costituito da 148.808 pazienti. Globalmente, l’età media era di 72 anni, il 66% maschi, il 30% diabetici, il 45.5% sottoposto a procedure cardiovascolari che comprendevano anche interventi di rivascolarizzazione. I pazienti sono stati seguiti per un periodo di follow-up di 4.4 anni per il gruppo ranolazina e 5 anni per il gruppo No ranolazina. È stata utilizzata la tecnica statistica del propensity score matching con un rapporto 1:4 tra i 2 gruppi per aggiustare le differenze nelle variabili cliniche osservate, ottenendo una popolazione finale di 6.384 pazienti ranolazina e 25.536 pazienti No-ranolazina. L’endpoint primario dello studio è stata la comparsa di fibrillazione atriale nei due gruppi durante il follow-up nei pazienti che non avessero avuto una diagnosi precedente di tale aritmia. Come mostra la Figura, l’incidenza di fibrillazione atriale nel corso del follow-up è stata del 5.3% nel gruppo ranolazina versus 9.6% nel gruppo No-ranolazina (HR = 0.59, 95% CI: 0.53–0.67, P <0.001). Nel primo gruppo si sono osservate anche un minor numero di bradiaritmie (P =0.001), di tachiaritmie ventricolari (P =0.049) e una minore mortalità (P <0.001).

Bibliografia[+]
| ↑1 | Vrints C, Andreotti F, Koskinas KC, et al. ESC Scientific Document Group. 2024 ESC guidelines for the management of chronic coronary syndromes. Eur Heart J 2024;45:3415–3537x |
|---|---|
| ↑2 | De Ferrari GM, Maier LS, Mont L, et al. RAFFAELLO Investigators (see Online Supplementary Appendix for List of Participating Centers and Investigators). Ranolazine in the treatment of atrial fibrillation: results of the dose-ranging RAFFAELLO (ranolazine in atrial fibrillation following an ELectricaL CardiOversion) study. Heart rhythm 2015;12:872–878 |
| ↑3 | Verrier RL, Kumar K, Nieminen T, Belardinelli L. Mechanisms of ranolazinès dual protection against atrial and ventricular fibrillation. Europace 2013;15:317–324. |
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