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Lo studio randomizzato in aperto, condotto in 25 centri della Corea del Sud, ha arruolato 2.540 pazienti clinicamente stabili dopo un infarto miocardico da almeno 1 anno (mediana 4.7 anni) e posti in terapia betabloccante, randomizzandoli alla prosecuzione della terapia (n= 1.294, gruppo “continuazione BB”) oppure alla sua sospensione (n=1.246, “sospensione BB”). Erano esclusi i pazienti con FE <40% e con segni di scompenso cardiaco. Il trattamento con BB includeva carvedilolo (48% dei pazienti), bisoprololo (32%) e nebivololo (20%). I pazienti avevano un’età media di 63.2 anni, erano prevalentemente maschi (87%), oltre la metà erano STEMI (57%) ed erano stati quasi tutti rivascolarizzati (98%). La FE del VS era 59% in entrambi i gruppi. Il disegno dello studio prevedeva la noninferiorità della sospensione del BB, ipotizzando un'incidenza di eventi compresi nell’endpoint primario (morte per ogni causa, nuovo infarto miocardico, ospedalizzazione per scompenso) di circa il 3% /anno nel gruppo “continuazione BB”, per un periodo di follow-up mediano atteso di 3.5 anni, ponendo il limite di non-inferiorità a un valore del limite superiore dell’intervallo di confidenza al 95% (95% CI) di 1.4. Per tale dimostrazione con una potenza dell’80%, era necessario arruolare 2.540 pazienti. L’endpoint primario a 4 anni è stato osservato nel 9% del gruppo “sospensione BB” e nel 9.0% del gruppo “continuazione BB” (hazard ratio -HR, 0.80; 95% CI, 0.57 a 1.13; P=0.001 per non-inferiorità). Si segnala una riduzione...

Lo studio OPTIMAL è un trial multicentrico, randomizzato, avviato dagli sperimentatori, che ha inteso verificare la superiorità della guida IVUS rispetto alla sola angiografia in pazienti con stenosi del LM, sottoposti a PCI. Lo studio è stato condotto in 35 centri di Italia (8 centri), Spagna e Gran Bretagna e ha incluso, in 3 anni di arruolamento, 806 pazienti randomizzandoli a PCI con guida IVUS (n= 401, gruppo “PCI IVUS-guidata”) o a sola guida angiografica (n=405, “PCI angio-guidata”). L’età media era 71 anni, il 78 % era rappresentato da pazienti maschi e il 35% da diabetici; il SYNTAX score medio era 29.7. L’unica differenza significativa tra i due gruppi era rappresentata da precedente scompenso (25.8% nel gruppo IVUS e 19.8% nel gruppo angio). Clinicamente, la metà dei pazienti aveva una sindrome coronarica cronica, l’altra metà una sindrome coronarica acuta senza sopraslivellamento del tratto ST (erano esclusi gli STEMI così come i pazienti in shock cardiogeno). Lo studio aveva un disegno che prevedeva la superiorità della PCI IVUS-guidata versus quella angio-guidata, ipotizzando...

Lo studio HI-PEITHO, multicentrico, internazionale, randomizzato, in aperto (ma con aggiudicazione in cieco degli eventi), condotto in 59 sedi negli Stati Uniti ed Europa, ha arruolato 544 pazienti (età media 58 anni, 43% donne) con embolia polmonare a rischio intermedio (rapporto tra diametri del ventricolo destro rispetto al sinistro ≥1.0 unitamente a un aumento dei valori di troponina), con almeno due indicatori di distress cardiorespiratorio (pressione arteriosa ≤110 mm Hg, frequenza cardiaca ≥100 bpm o una frequenza respiratoria di almeno 20 atti respiratori al minuto). I pazienti sono stati randomizzati a fibrinolisi diretta (alteplase in bolo 2 mg seguito da 1 mg/ora per 7 ore per un totale di 9 mg se la terapia era unilaterale, 18 mg se bilaterale) associata a utilizzo di ultrasuoni ad alta frequenza e bassa potenza con sistema endovascolare EkoSonic (n=273, gruppo intervento) o a sola terapia anticoagulante (n= 271, gruppo controllo). Tutti i pazienti erano anticoagulati in acuto con eparina (non frazionata o a basso peso molecolare) seguita da anticoagulante orale. Il disegno dello studio prevedeva una superiorità del gruppo interventistico versus il controllo, ipotizzando un raggiungimento dell’endpoint primario (composito di morte per embolia polmonare, scompenso cardiorespiratorio, collasso o recidiva di embolia polmonare a 7 giorni) nel 15% del gruppo controllo versus 5% del gruppo intervento (odds ratio = 0.298) con una potenza del 90%.La numerosità del campione è stata aumentata dopo un analisi ad interim. Lo scompenso cardiorespiratorio e/o collasso erano giudicati presenti in caso di...

L’utilizzo dell’IVUS nelle procedure complesse (biforcazioni, coronarie calcifiche, stenosi del tronco comune, lesioni lunghe o ostiali, occlusioni totali) è raccomandato nelle linee guida[1]Vrints C, Andreotti F, Koskinas KC, et al. 2024 ESC guidelines for the management of chronic coronary syndromes. Eur Heart J 2024;45:3415-537, ma non estesamente applicato, soprattutto in Europa. . Lo studio IVUS-CHIP condotto in 37 centri europei, sponsorizzato dall’European Cardiovascular Research Institute, ha randomizzato 2.019 pazienti con coronaropatia complessa...

La terapia antiaggregante è un cardine della prevenzione secondaria nei pazienti coronaropatici. Le linee guida correnti non indicano preferenze tra ASA e clopidogrel , ma una recente meta-analisi ha mostrato una superiorità di quest’ultimo rispetto ad ASA. Tuttavia, è necessario un followup prolungato per verificare l’efficacia e la sicurezza dei due trattamenti. Lo studio coreano HOST-EXAM...

Molti pazienti sottoposti a procedure TAVI hanno una coronaropatia significativa; tuttora non è chiaro se le eventuali stenosi presenti debbano essere trattate prima della sostituzione valvolare percutanea, oppure successivamente. Le linee guida ESC raccomandano, con classe IIA, l’esecuzione di PCI solo per stenosi severe (=>90%) . Lo studio PRO-TAVI, condotto in 12 ospedali olandesi, ha randomizzato 466 pazienti (età mediana 81 anni, il 36% costituito da donne) con coronaropatia significativa (SYNTAX score 10, coinvolgimento di tre vasi nel13%, stenosi della discendente anteriore prossimale nel 21% dei pazienti) randomizzandoli a PCI prima della procedura ....

Le Linee Guida raccomandano l’intervento chirurgico nei pazienti con insufficienza mitralica (i.m.) severa se sintomatici oppure se asintomatici, ma con disfunzione ventricolare sinistra .  In questi pazienti non vi sono studi randomizzati di confronto e, data l’asintomaticità, è difficile eseguire ampi trial. Non resta che affidarsi a registri di qualità che si avvalgano anche di follow-up prolungati.

Lo studio, eseguito in 2 centri ospedalieri di Melbourne, ha randomizzato 202 pazienti con BAV di vario grado sintomatico (età media 77 anni, 70% uomini, BAV completo nel 40%, morfologia QRS tipo LBBB nel 13%, RBBB nel 40%, un terzo dei pazienti in fibrillazione atriale) con indicazione a pacing senza indicazione a resincronizzazione cardiaca in due gruppi...

Il comportamento che il clinico deve tenere dopo un evento emorragico in un paziente che assuma anticoagulanti per fibrillazione atriale, è tuttora oggetto di discussione . In assenza di studi randomizzati, vari studi osservazionali hanno mostrato come la sospensione dell’anticoagulante comporti un rischio di stroke aumentato. Inoltre, la maggior parte delle esperienze descritte riguarda l’utilizzo del warfarin e pochi studi sono riportati in pazienti che assumano gli anticoagulanti orali diretti (DOAC)...

Il COMBINE-AF è uno studio importante, perchè fa chiarezza su una problematica clinica abbastanza frequente: la fibrillazione è una patologia prevalentemente dell’anziano, spesso già in trattamento con warfarin. Il trial FRAIL AF era stato addirittura sospeso per futilità, in quanto i bleeding maggiori o di rilevanza clinica, che rappresentavano l’outcome primario dello studio e che nel disegno dello studio sarebbero dovuti essere inferiori nel gruppo “switch” a DOAC, risultavano invece, in una analisi a interim, essere decisamente più elevati proprio nel gruppo DOAC. Globalmente...

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1 Vrints C, Andreotti F, Koskinas KC, et al. 2024 ESC guidelines for the management of chronic coronary syndromes. Eur Heart J 2024;45:3415-537