CHEST PAIN WITH EXERCISE-INDUCED LEFT BUNDLE-BRANCH BLOCK. IS THERE A CONNECTION?
Un paziente sulla sessantina lamenta da circa due settimane dolore toracico durante attività fisica. Il test ergometrico riproduce il sintomo e viene interrotto al secondo stadio del protocollo di Bruce. Il blocco di branca sinistra (BBS) compare durante il test a una frequenza cardiaca di 107 bpm in coincidenza con l’angor e nel recupero scompare, contemporaneamente alla cessazione del dolore toracico riducendosi la frequenza (vedi Figura 1, pannelli A e B). Un caso simile è stato presentato in un precedente numero di Omaggio all’elettrocardiografia di Journal Map. Qui, tuttavia, il contesto clinico è differente.
MAKING THE RIGHT DIAGNOSIS: SLOWLY BUT SURELY.
Un paziente di 84 anni con una severa cardiomiopatia e un PM-defibrillatore doppia camera, impiantato per aritmie ventricolari, si presenta in ambulatorio per malessere da circa 4 giorni. Non ha avuto episodi sincopali nè cardiopalmo. All’esame obbiettivo è in compenso emodinamico, orientato, apirettico, la PA è 110/70 mmHg. Viene registrato l’ECG riportato in Figura 1. La frequenza cardiaca è 96 bpm.
DANGER OF AN OVER-THE-COUNTER PANACEA.
Un signore di 28 anni giunge in Pronto Soccorso per palpitazioni e sensazione di parestesie alla rima orale. Non riferisce patologie nella sua storia clinica. Per lombalgia ha assunto per tre giorni un preparato hindi a base di erbe, chiamato Ramban Ras. Non vi sono dati rilevanti all’esame obiettivo se si esclude un ritmo irregolare, la PA è 110/70 mmHg. L’ecocardiogramma è normale. Viene eseguito un elettrocardiogramma.
DON’T JUDGE A BOOK BY ITS COVER.
Una donna di 55 anni, ipertesa, diabetica, affetta da cardiomiopatia ipertrofica, portatrice di defibrillatore impiantabile in prevenzione primaria, si presenta al Pronto Soccorso per episodi di cardiopalmo associato a dispnea. Riferisce che il defibrillatore è intervenuto molte volte nelle ultime ore; ha eseguito un ECG Holter che ha registrato il tracciato evidenziato in Figura 1 e che è stato interpretato come tachicardia ventricolare.
ELECTROCARDIOGRAM INTRICACIES IN A PATIENT WITH PROSTATE CANCER. THE HEART OF THE MATTER.
Un paziente sulla sessantina si presenta al PS per costrizione toracica e dispnea 1 settimana dopo la seconda dose di toripalimab, un inibitore del checkpoint immunitario, assunto al dosaggio bisettimanale di 240 mg per un cancro prostatico metastatico. All’ingresso la pressione è 145/82 mm Hg, la frequenza cardiaca 105 bpm con una saturazione di O2 di 95% in aria ambiente. L’ecocardiogramma mostra una moderata disfunzione sistolica del ventricolo sinistro (FE 44%). Risulta alto il valore di troponina I (1.376 pg/mL, reference, <19.8 pg/mL), nella norma invece il valore di NTproBNP (87 pg/mL, reference, <125 pg/mL) e la potassiemia (4.81 mEq/L). Un ECG eseguito un mese prima era nella norma, mentre quello registrato all’ingresso è mostrato nella Figura.
Radiofrequency catheter ablation of persistent atrial fibrillation by pulmonary vein isolation with or without left atrial posterior wall isolation: long-term outcomes of the CAPLA trial.
La terapia ablativa si è dimostrata superiore alla terapia medica nella prevenzione dei parossismi di fibrillazione atriale (FA) migliorando la qualità di vita. Tuttavia, l’ablazione non è sempre un trattamento definitivo ed espone molti pazienti a recidive aritmiche, soprattutto in quelli in cui la FA era persistente e non parossistica. Un ambito di discussione ancora aperto riguarda la tecnica ablativa, in particolare se…
Increasing the Potassium Level in Patients at High Risk for Ventricular Arrhythmias.
Nei pazienti con malattia cardiovascolare, bassi valori di potassiemia, anche se ritenuti nel range di normalità (3.5-4.0 mmol per litro) comportano un maggior rischio di aritmie ventricolari, rispetto a livelli situati nel range medio alto di normalità (4.5 – 5.0 mmol per litro). . Farmaci che aumentano il livello ematico di questo elettrolita, come gli ACE-inibitori e gli antagonisti del recettore per i mineralcorticoidi, diminuiscono il rischio di morte improvvisa da causa cardiaca. . Lo scopo di questo studio, condotto in tre centri danesi, è stato quello di verificare l’efficacia e la sicurezza di una terapia che …
Immediate versus staged complete revascularisation during index admission in patients with ST-segment elevation myocardial infarction and multivessel disease (OPTION–STEMI): a multicentre, non-inferiority, open-label, randomised trial.
Benchè sia accertato che la rivascolarizzazione completa migliori la prognosi dei pazienti STEMI multivasali, il timing procedurale del completamento è tuttora oggetto di controversia. . In particolare non è noto se debba essere eseguito in una procedura successiva a quella indice (rivascolarizzazione “staged”), oppure possa essere effettuato con pari sicurezza ed efficacia nella procedura indice (rivascolarizzazione in una “singola procedura”). Lo scopo dello studio OPTION, condotto in 14 centri della Corea del Sud, è stato quello di…
Long-Term Anticoagulation Discontinuation After Catheter Ablation for Atrial Fibrillation. The ALONE-AF Randomized Clinical Trial.
Le Linee Guida raccomandano la continuazione della terapia anticoagulante (OAC) dopo procedura di ablazione per fibrillazione atriale (AF). . Tuttavia, se l’intervento ha avuto successo e non vi è documentazione di recidive dell’aritmia, una sospensione di questa terapia potrebbe apparire giustificata anche se non esistono ampi studi randomizzati che possano sostenere una tale decisione. Lo studio ALONE-AF è stato condotto in 18 ospedali della Corea del Sud e ha arruolato 840 pazienti sottoposti ad ablazione e senza evidenza di recidive aritmiche dopo 1 anno di follow-up dalla procedura. L’età media era 64 anni, il 25% erano donne, il CHA2DS2-VASc score medio era 2.1 e il 67.6% aveva una AF parossistica. I pazienti sono stati randomizzati alla sospensione della OAC (n=417) o a continuarla (n=423). In questo gruppo…
Aspirin in Patients with Chronic Coronary Syndrome Receiving Oral Anticoagulation.
Benchè le Linee Guida raccomandino l’utilizzo a lungo termine del solo anticoagulante dopo 6 mesi di doppia terapia antitrombotica nei pazienti in fibrillazione atriale con coronaropatia stabile (CCS) sottoposta a impianto di stent, nella pratica comune l’utilizzo dell’antipiastrinico associato all’anticoagulante è abbastanza frequente. . Lo studio, eseguito in 51 centri francesi, ha arruolato 872 pazienti CCS (tutti con impianto di stent avvenuto a una mediana di 3 anni prima dell’inclusione nel trial) con alto rischio residuo aterotrombotico sia per una precedente sindrome coronarica acuta trattata con PCI e stent o per la presenza di variabili cliniche (diabete, nefropatia cronica) o anatomiche (coronaropatia multivasale o complessa). Tutti erano in terapia anticoagulante (OAC), generalmente per fibrillazione atriale (89%). Il 90% dei pazienti assumeva un DOAC, prevalentemente apixaban (60%). I pazienti…