Stefano De Servi

Eventi cardiovascolari nei pazienti con infarto miocardico recente: sono più a rischio le lesioni funzionalmente significative o quelle vulnerabili?

Nei pazienti con infarto miocardico (MI), il rischio di eventi ischemici successivi è elevato, sia per la presenza di lesioni funzionalmente significative (FFR positive) in vasi diversi da quello culprit che per il possibile complicarsi di placche non ostruttive, ma con caratteristiche di vulnerabilità. Tali caratteristiche possono essere individuate dall’indagine IVUS (plaque burden – PB – >70%, area luminale minima ≤4 mm2) e dalla spettrometria a raggi infrarossi (NIRS) che segnala la presenza e la quantità di contenuto lipidico. È prassi comune, sulla base di trial randomizzati e delle raccomandazioni delle Linee Guida, trattare nei pazienti con MI non solo la lesione culprit, ma anche…

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Emorragia cerebrale nei pazienti in fibrillazione atriale: anticoagulare o no?

Circa un terzo dei pazienti sopravvissuti a una emorragia cerebrale sono in fibrillazione atriale. Essi rappresentano un dilemma per il clinico, perchè non è tuttora noto se essi debbano essere trattati o meno con anticoagulanti (OAC). Questi pazienti sono stati esclusi dai trial che hanno verificato l’efficacia degli anticoagulanti e anche i dati degli studi che hanno utilizzato gli anticoagulanti orali diretti (DOAC) che si associano a…

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Deterioramento emodinamico valvolare nei pazienti TAVI: incidenza, predittori, outcome clinico.

Una delle limitazioni più temute dell’intervento di TAVI consiste nei dubbi sulla durabilità delle protesi, soprattutto quando impiantate in popolazioni a rischio medio-basso in alternativa alla chirurgia in pazienti non di età avanzata. Una corretta valutazione della problematica è stata ostacolata dalla mancanza di una definizione universalmente accettata di “deterioramento emodinamico della protesi valvolare” (HVD). Recentemente il Valve Academic Research Consortium-3 (VARC-3) ha proposto una definizione che tiene conto di una valutazione dinamica dei parametri emodinamici ottenuti all’esame ecocardiografico, che rappresenta…

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Routine diagnosis of ANOCA/INOCA: pros and cons. 

L’angina o ischemia in presenza di stenosi coronariche non ostruttive (ANOCA/INOCA) include una serie di condizioni cliniche che richiedono strumenti diagnostici avanzati per individuare i vari endotipi che la compongono. La valutazione funzionale invasiva, raccomandata dalle Linee Guida nei pazienti con sintomi persistenti (classe I, livello di evidenza B) si basa tuttavia su dati limitati e non è scevra di potenziali rischi. Rappresenta quindi…

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Transthyretin amyloid cardiomyopathy: a paradigm for advancing precision medicine.

L’amiloidosi cardiaca da transtiretina (TTR) è una malattia progressiva causata dalla deposizione extracellulare di TTR a livello cardiaco. Può essere di origine ereditaria per variante genetica o, più frequentemente, senile correlata ad alterazione di meccanismi omeostatici (wild-type form -ATTRwt-). La cascata amiloidogenica è simile per le due forme: TTR è una proteina tetramerica prodotta dal fegato, che trasporta la tiroxina e la proteina legante la vitamina A. L’instabilità della molecola provoca dissociazione del tetramero in dimeri e monomeri con la produzione di aggregati insolubili di monomeri con alterato ripiegamento (misfolding) che generano fibrille di amiloide che si depositano…

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Terapia statinica: quale strategia utilizzare in prevenzione secondaria

La terapia con statine è un caposaldo della prevenzione secondaria per ridurre l’incidenza di eventi cardiovascolari. A tale scopo, le statine ad alta intensità sono preferibili a quelle a intensità moderata per la loro capacità di abbassare i livelli di colesterolo LDL ai valori raccomandati dalle Linee Guida. Tuttavia, le statine ad alta intensità presentano un maggior numero di effetti collaterali che possono indurre il paziente ad abbandonare la terapia. Recentemente, sono stati condotti studi di confronto…

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Trombectomia meccanica o trombolisi attraverso catetere nell’embolia polmonare a rischio intermedio-alto: lo studio PEERLESS.

Nell’embolia polmonare a rischio intermedio-alto con impegno emodinamico del ventricolo destro, le Linee Guida raccomandano una terapia anticoagulante, essendo alto il rischio emorragico associato alla fibrinolisi sistemica Tuttavia, oscillando la mortalità tra il 3% e il 15%(2) e il deterioramento clinico tra il 5% e il 18%, appare talora necessario…

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Lesioni coronariche non culprit in pazienti con infarto miocardico acuto: è prognosticamente più importante la severità oppure la morfologia?

È noto che le stenosi ostruttive non-culprit dei pazienti con infarto miocardico possono essere causa di successivi eventi acuti . Non è chiaro se il rischio connesso alla presenza di queste stenosi sia secondario alla severità del restringimento o alle caratteristiche morfologiche che le contraddistinguono come potenziali fonti di…

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Percutaneous vs. surgical revascularization of non-ST-segment elevation myocardial infarction with multivessel disease: the SWEDEHEART registry.

Non esistono studi randomizzati che abbiano valutato l’outcome dei pazienti con NSTEMI rivascolarizzati con PCI o bypass aortocoronarico (CABG). Gli studi di confronto tra le due tecniche di rivascolarizzazione hanno escluso o incluso una esigua minoranza di questi pazienti(Ruel M, Falk V, Farkouh ME, et al. Myocardial revascularization trials. Circulation 2018;138:2943–51. https://doi.org/10.1161/CIRCULATIONAHA.118.035970.)).  L’analisi del registro SWEDEHEART offre perciò interessanti dati che colmano questo gap conoscitivo. Gli Autori hanno considerato 42.190 pazienti multivasali sottoposti a PCI confrontando l’outcome (follow-up mediano 7.1 anni) con 14.907 trattati con CABG, in un arco temporale tra il 2005 e il 2022. Entro questo periodo è cresciuto il numero di pazienti trattati con PCI ed è diminuito il ricorso al bypass aortocoronarico; vi era, inoltre, una variabilità tra ospedali nell’utilizzo della PCI, con percentuali comprese tra il 55% e il 92% dei casi. L’età media era 69 anni, il 76% erano maschi. Trattandosi di uno studio osservazionale, sono stati utilizzati dei correttivi statistici per attenuare le differenze osservate nei due gruppi (ad es. i pazienti sottoposti a PCI mostravano più frequentemente esiti di PCI, CABG e infarto miocardico, mentre i pazienti trattati con CABG erano più frequentemente diabetici, trivasali e con alterazioni elettrocardiografiche significative). Un primo correttivo è stato quello di considerare lo studio come un potenziale trial randomizzato escludendo i pazienti con shock cardiogeno, arresto cardiaco, demenza, neoplasie ed esiti di stroke. Inoltre, sono stati utilizzati l’“inverse probability of treatment weighting” e la tecnica della variabile strumentale (i quintili di preferenza tra PCI e CABG nei vari ospedali) per attenuare l’effetto sull’outcome di variabili confondenti o non misurate. I risultati hanno mostrato che la PCI si è associata a un aumento del 67% del rischio di mortalità e del 51% del rischio di nuovo infarto miocardico rispetto al CABG. La necessità di nuova rivascolarizzazione è risultata tre volte superiore nei pazienti sottoposti a PCI che a CABG. Non vi era differenza di rischio di stroke tra i due gruppi. La Figura mostra il diagramma tipo “forest plot”, che riassume i dati sulla mortalità nella popolazione globale e in alcuni sottogruppi. Vi era una interazione quantitativa significativa (asterischi) con un più alto rischio per PCI nei pazienti <70 anni, in quelli con stenosi del tronco comune e con FE più ridotta, mentre non vi era interazione per sesso e presenza di diabete.

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