Infarto miocardico di tipo 1 e 2. Proposta di una nuova classificazione
Come è noto la Quarta Definizione Universale di Infarto Miocardico (MI) prevede 5 diversi tipi di MI, di cui il tipo 1 e 2 sono i più comuni.
Come è noto la Quarta Definizione Universale di Infarto Miocardico (MI) prevede 5 diversi tipi di MI, di cui il tipo 1 e 2 sono i più comuni.
La risonanza magnetica cardiaca da stress (stress-CMR) rappresenta una metodica di imaging utile nel work-up diagnostico della cardiopatia ischemica cronica.
Un ulteriore aspetto controverso delle “2020 ESC Guidelines for the management of acute coronary syndromes in patients presenting without persistent ST-segment elevation” è la raccomandazione (classe IIa, evidenza B) che prasugrel sia da preferire a ticagrelor quando i pazienti vengano sottoposti a procedura di PCI.
Lo studio ISCHEMIA recentemente pubblicato, non ha mostrato differenza di outcome (a una mediana di follow-up di 3.2 anni) tra pazienti con segni di ischemia miocardica moderata o severa (valutata a uno stress test) e randomizzati a una strategia conservativa (rivascolarizzazione solo in caso di fallimento della terapia medica) o invasiva (rivascolarizzazione a tutti i pazienti quando possibile).
La prescrizione di betabloccante dopo un infarto miocardico in assenza di scompenso cardiaco è una prassi consolidata tra i cardiologi, supportata dalle Linee Guida, ma non presenta dati di evidenza solida a suo favore nei pazienti trattati con rivascolarizzazione miocardica sia percutanea che chirurgica. Gli studi osservazionali dai risultati contrastanti e un solo studio randomizzato, peraltro sottodimensionato, non permettono di esprimere un giudizio definitivo al riguardo.
La dissezione coronarica spontanea (SCAD) rappresenta una causa sottostimata di sindrome coronarica acuta (ACS), particolarmente nelle giovani pazienti di sesso femminile.
Il trattamento dell’emorragia cerebrale nei pazienti in terapia con anticoagulanti diretti inibitori del fattore Xa (DOAC-FXI) è di grande rilevanza clinica.
La gestione ottimale dei pazienti asintomatici con stenosi valvolare aortica (AS) severa è oggetto di intenso dibattito nella comunità scientifica, includendo tra le diverse opzioni la sostituzione valvolare aortica (AVR) precoce (sia trans-catetere [TAVR] che chirurgica [SAVR]) oppure una strategia di “watchful waiting”. Questo tema è affrontato in questa interessante meta-analisi di Ullah e coll., che ha incluso 8 studi e 2.201 pazienti asintomatici (età media 69 anni, 55% maschi) con AS severa. A un follow-up medio di 4.3 anni, la AVR precoce è risultata associata a una minore mortalità per tutte le cause (OR 0.24, 95% IC 0.13-0.45, p≤0.00001) e mortalità cardiovascolare (OR 0.21, 95% IC 0.06-0.70, p=0.01) rispetto alla strategia conservativa, pur considerando un’eterogeneità significativa tra i diversi studi. Gli Autori hanno dimostrato, inoltre, un beneficio della AVR precoce in termini di mortalità per tutte le cause sia nei pazienti con AS severa (OR 0.24, 95% CI 0.11-0.52, p=0.0004) che “very-severe” (OR 0.20, 95% CI 0.08-0.51, p=0.0008). Infine, tale riduzione della mortalità è risultata confermata all’analisi per sottogruppi dei pazienti sottoposti a SAVR oppure TAVR/SAVR, con una riduzione del rischio pari a 84% e 47% rispetto alla strategia conservativa.
Tra le raccomandazioni delle “2020 ESC guidelines on non-ST-segment elevation acute coronary syndrome” la controindicazione (classe III) al pretrattamento con gli inibitori del recettore P2Y12 ha destato scalpore e critiche.
Le linee guida raccomandano l’utilizzo di FFR per guidare la rivascolarizzazione di lesioni stabili, soprattutto quelle di incerto significato fisiopatologico.
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