Confronto tra terapia anticoagulante e impianto di dispositivo di chiusura dell’auricola in pazienti con fibrillazione atriale

Left Atrial Appendage Closure or Anticoagulation for Atrial Fibrillation.

Doshi SK,Kar S,Nair DG et al for the CHAMPION AF group. N Engl J Med 2026;published on March 28, doi:10.1056/NEJMoa2517213.

Indice

Inquadramento

È noto il rischio tromboembolico connesso alla presenza di fibrillazione atriale (AF). Per attenuarlo, attualmente vengono utilizzati farmaci anticoagulanti orali diretti (DOAC) il cui limite è tuttavia rappresentato da un aumentato rischio emorragico[1]Salmasi S, De Vera MA, Safari A, et al. Longitudinal oral anticoagulant adherence trajectories in patients with atrial fibrillation. J Am Coll Cardiol 2021;78: 2395-404. … Continua a leggere. I dispositivi di chiusura dell’auricola sono stati sinora utilizzati come alternativa ai DOAC nei pazienti ad alto rischio emorragico e controindicazione all’uso di anticoagulanti, mentre sono ancora modeste le informazioni disponibili riguardo a un loro utilizzo nei pazienti comunque candidati ad una terapia con DOAC.

Lo studio in esame

Lo studio internazionale CHAMPION AF, condotto in 141 centri nordamericani ed europei (di cui 5 italiani) in 16 paesi, ha arruolato 3.000 pazienti con AF candidati ad anticoagulazione (età media 71.7±7.5 anni, il 32% rappresentato da donne, il valore medio di CHA2DS2-VASc score era 3.5±1.3, il 69% aveva AF parossistica ed il 48% era stato sottoposto ad ablazione) randomizzandoli a ricevere un impianto di device di occlusione dell’auricola (n= 1.499, effettuato in 1.408 con un dispositivo Watchman Flx, Boston Scientific, sponsor dello studio) oppure un trattamento con DOAC (n=1.501). Nei pazienti del gruppo device, veniva somministrato per 3 mesi dopo l’impianto un NOAC più ASA o un solo DOAC (85%),oppure una doppia terapia antipiastrinica (12.6%); dopo i 3 mesi i pazienti proseguivano con ASA o con inibitore P2Y12. Una chiusura efficace dell’auricola (leak ≤3 mm) era confermata da un’ecografia transesofagea o da uno studio CT a 4 mesi nel 98.6% dei pazienti. Lo studio è stato disegnato come studio di non-inferiorità del dispositivo versus la terapia medica basando la numerosità di campione su un’incidenza a 3 anni dell’endpoint primario di efficacia (composito di morte cardiovascolare, embolismo sistemico o stroke) del 12.5% e un margine di noninferiorità di 4.8 punti percentuali, mentre per l’endpoint di sicurezza (bleeding non correlato alla procedura misurato in base alla definizione ISTH di major bleeding maggiore e/o nonmaggiore ma clinicamente rilevante) si prevedeva una superiorità del device (27% versus 33%). Il follow-up a 3 anni è stato completato in 1.310 pazienti del gruppo device e 1.309 del gruppo DOAC, gli esclusi essendosi ritirati dallo studio o persi al follow-up (globalmente 105 pazienti). Inoltre, 206 pazienti del gruppo DOAC hanno ricevuto un impianto di device da occlusione dell’auricola nel corso del follow-up. L’endpoint primario di efficacia si è verificato nel 5.7% del gruppo device e nel 4.8% dei pazienti in terapia con DOAC (differenza 0.9 %, 95% CI da −0.8 a + 2.6) raggiungendo la significatività per non-inferiorità (P<0.001). Invece il bleeding non-procedurale si è manifestato nel 10.9% del gruppo device group e nel 19.0% del gruppo DOAC (hazard ratio, 0.55; 95% CI, 0.45 to 0.67; P<0.001 per superiorità). I dati completi sono espressi nella Tabella. Si è riscontrata una trombosi del dispositivo nel 4.8% dei pazienti, con necessità di riprendere l’anticoagulante nell’1.8%, e stroke in 2 pazienti.

Take home message

Nei pazienti in fibrillazione atriale candidati a terapia anticoagulante, l’impianto di un device di chiusura dell’auricola si è dimostrato noninferiore rispetto all’anticoagulazione con DOAC per un endpoint primario di efficacia (composito di morte cardiovascolare, stroke, tromboembolismo sistemico) a fronte di una maggiore sicurezza (bleeding non correlato alla procedura maggiore o clinicamente rilevante).

Interpretazione dei dati

I risultati dello studio CHAMPION-AF appaiono confortanti per i fautori dell’impianto del dispositivo di chiusura dell’auricola, vista la non-inferiorità raggiunta dal device per quanto riguarda l’endpoint di efficacia rispetto alla terapia con DOAC, cui si è associata una superiorità per l’endpoint di sicurezza. Qualche perplessità tuttavia sorge, visti i dati divergenti dello studio CLOSURE-AF, pubblicato anch’esso solo dieci giorni prima del CHAMPIONAF nel New England Journal of Medicine[2]Landmesser U, Skurk C, Kirchhof P,et al. Left atrial appendage closure or medical therapy in atrial fibrillation. N Engl J Med. 2026;published March 18 doi:10.1056/NEJMoa2513310. Infatti nel CLOSURE-AF l’impianto del dispositivo di chiusura non raggiungeva la non-inferiorità rispetto alla terapia medica per un endpoint composito di stroke, embolismo sistemico, bleeding maggiore, morte cardiovascolare o da origine ignota (a 3 anni di follow-up mediano le rispettive incidenze erano 16.8% per il device e 13.3% per la terapia medica, P=0.44 per l’analisi di non-inferiorità). Gli autori del CHAMPION-AF riferiscono la divergenza dei risultati nei due trial alla differente popolazione arruolata (più ad alto rischio nel CLOSUREAF) e all’utilizzo di un solo dispositivo nel loro trial, mentre erano ammessi altri tipi di device di chiusura nel CLOSURE-AF. Tuttavia, il profilo di rischio del paziente, che generalmente viene riferito per la chiusura dell’auricola nella pratica clinica, è decisamente più affine a quello che si riscontra nel CLOSURE-AF che nel CHAMPIONAF. Si considerino, ad esempio, le differenze tra le medie di età (78 vs 72 anni), di HAS BLED score (3.0 vs 1.3) e di CHA2DS2-VASc score (5.2 vs 3.5). Inoltre, tra i pazienti randomizzati in CLOSURE AF vi era un’incidenza di storia di bleeding maggiore (BARC 3) nel 42% dei casi (non se ne fa menzione nel CHAMPION-AF), il 24% aveva un’insufficienza renale di IV stadio e la mortalità cardiovascolare o non spiegabile a 3 anni era del 9% circa (2.7% nello studio CHAMPION-AF). Ma, soprattutto, la differenza nel risultato raggiunto dai due trial è dipesa dal differente endpoint primario, decisamente più “soft” nel CHAMPION-AF che stimava la noninferiorità su un composito di sola efficacia, mentre l’endpoint di sicurezza era misurato solo sui bleeding (maggiori o clinicamente rilevanti secondo definizione ISTH) non correlati alla procedura. Invece nel CLOSURE AF il bleeding maggiore (calcolato con il criterio BARC =>3) era incluso nell’endpoint composito sul quale veniva valutata la non-inferiorità.

Bibliografia

Bibliografia
1 Salmasi S, De Vera MA, Safari A, et al. Longitudinal oral anticoagulant adherence trajectories in patients with atrial fibrillation. J Am Coll Cardiol 2021;78: 2395-404. doi:10.1016/j.jacc.2021.09.1370.
2 Landmesser U, Skurk C, Kirchhof P,et al. Left atrial appendage closure or medical therapy in atrial fibrillation. N Engl J Med. 2026;published March 18 doi:10.1056/NEJMoa2513310

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