
L’utilizzo dell’IVUS nelle procedure complesse (biforcazioni, coronarie calcifiche, stenosi del tronco comune, lesioni lunghe o ostiali, occlusioni totali) è raccomandato nelle linee guida[1]Vrints C, Andreotti F, Koskinas KC, et al. 2024 ESC guidelines for the management of chronic coronary syndromes. Eur Heart J 2024;45:3415-537, ma non estesamente applicato, soprattutto in Europa[2]Chaturvedi A, Stone GW, Galo J, et al. Expert perspectives on the intravascular imaging guidance of PCI, diagnosis and treatment – beyond the guidelines: insights from the Cardiovascular … Continua a leggere. Lo studio IVUS-CHIP condotto in 37 centri europei, sponsorizzato dall’European Cardiovascular Research Institute, ha randomizzato 2.019 pazienti con coronaropatia complessa (calcificazioni severe 46%, lesioni ostiali 27%, biforcazioni 33%, tronco comune 19%, occlusioni totali 22%, lesioni lunghe 62%) a guida IVUS (n=2.010) o a guida angiografica (n=2.009). I pazienti erano prevalentemente stabili con età media di 69 anni. Il disegno dello studio prevedeva un’incidenza dell’endpoint composito (target vessel failure: morte per ogni causa, infarto miocardico su target vessel, rivascolarizzazione del target vessel) del12% a 18 mesi nel gruppo a guida angiografica versus 8% nel gruppo IVUS (hazard ratio di 0.65). A un follow-up mediano di 19 mesi, l’endpoint composito si è verificato nel 13.9% del gruppo a guida IVUS e nell’11.1% del gruppo a guida angiografica (hazard ratio, 1.25; 95% CI 0.97- 1.60; P=0.08, vedi Figura). Le complicanze procedurali si sono verificate nell’11.3% delle procedure a guida IVUS e nel 10.2% delle procedure a guida angiografica. Si è verificata una trombosi dello stent nello 0.2% dei pazienti a guida IVUS versus l’1% dei pazienti a guida angiografica (hazard ratio, 0.20; 95% CI, 0.04- 0.90). Gli autori concludono che nei pazienti con coronaropatia complessa, la PCI a guida IVUS basata su criteri prestabiliti di ottimizzazione dello stent non si è associata a un minor numero di eventi clinici correlati al vaso target rispetto a una PCI a guida angiografica. Essi commentano che in centri europei ad alto volume, nei quali si usino protocolli definiti di preparazione della lesione e di post-dilatazione, il beneficio apportato dall’utilizzo sistematico dell’IVUS è limitato.
Bibliografia[+]
| ↑1 | Vrints C, Andreotti F, Koskinas KC, et al. 2024 ESC guidelines for the management of chronic coronary syndromes. Eur Heart J 2024;45:3415-537 |
|---|---|
| ↑2 | Chaturvedi A, Stone GW, Galo J, et al. Expert perspectives on the intravascular imaging guidance of PCI, diagnosis and treatment – beyond the guidelines: insights from the Cardiovascular Research Technologies 2025 meeting. Cardiovasc Revasc Med 2025;76: 40-7. |
Accedi per leggere tutto l'articolo
Inserisci i dati del tuo account su Cardiotalk per accedere e leggere tutto il contenuto dell'articolo.
Se non hai un account, clicca sul pulsante registrati e verrai reindirizzato al portale Cardiotalk per la registrazione.