Stefano De Servi

I betabloccanti sono utili nei pazienti con infarto miocardico e FE conservata?

I betabloccanti sono stati per molti anni un pilastro della terapia farmacologica dopo un infarto miocardico, sulla base di studi eseguiti in era precedente la riperfusione. Evidenze recenti hanno fornito risultati apparentemente contradditori . Una metaanalisi di questi studi, focalizzata sui pazienti con FE moderatamente depressa (40-49%) ha mostrato l’efficacia di questa terapia, per un endpoint composito di morte per ogni causa, nuovo infarto miocardico e scompenso cardiaco((Rossello X, Prescott EIB, Kristensen AMD, et al. β Blockers after myocardialinfarction with mildly reduced ejection fraction: an individual patient data metaanalysisof randomised controlled trials. Lancet 2025;406:1128-37.)). Tuttavia, non è noto se vi possa essere un beneficio da una terapia betabloccante nei pazienti con FE conservata (≥50%).

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Un inibitore orale di PCSK9: l’enlicitide.

L’ipercolesterolemia familiare eterozigote (HFH) colpisce un individuo ogni 250 persone ed è caratterizzata dal precoce manifestarsi di malattie cardiovascolari. . La risposta ai farmaci ipolipemizzanti orali è modesta e solo gli inibitori di PCSK9 sono in grado di ridurre i valori di colesterolo LDL (LDL-C) entro termini accettabili riducendo il rischio di eventi. . Tuttavia, la loro formulazione iniettabile ne limita l’uso. L’enlicitide è un farmaco a formulazione orale che si lega al PCSK9 plasmatico e ne impedisce l’interazione con il recettore epatico delle LDL, conservandone quindi l’integrità ed evitandone la degradazione lisosomiale.

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Costo-efficacia della digossina rispetto ai betabloccanti nel paziente scompensato in fibrillazione atriale permanente

Circa la metà dei pazienti in fibrillazione atriale (AF) che hanno una AF permanente, sono spesso anziani e hanno scompenso cardiaco. In tali pazienti, ci sono pochi studi recenti di confronto tra farmaci routinariamente utilizzati per il controllo della frequenza cardiaca, quali i betabloccanti e la digossina. Lo studio RAte control Therapy Evaluation in permanent Atrial Fibrillation (RATE-AF) ha paragonato la digossina a basso dosaggio con i betabloccanti, mostrando una riduzione degli eventi cardiaci, delle ospedalizzazioni e una migliore…

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Rischio residuo dopo pci nei pazienti in terapia statinica: pesa di più il valore di proteina c reattiva o il colesterolo LDL?

Valori elevati di colesterolo LDL predispongono alla ricomparsa di eventi cardiovascolari in pazienti coronaropatici sottoposti a PCI e trattati con statine. Anche una infiammazione subclinica, espressa da livelli pur modicamente elevati di proteina C reattiva (PCR) ad alta sensibilità, si correla con un maggior rischio di eventi ricorrenti. .  I dati in letteratura non sono numerosi e non permettono di stabilire con certezza una correlazione indipendente tra valori di colesterolo LDL, marker di infiammazione e successive complicanze cliniche….

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Il valore di alcuni biomarker può essere utile nell’indicare un intervento precoce nella stenosi aortica asintomatica?

L’indicazione a un trattamento interventistico/ chirurgico di sostituzione valvolare è raccomandato nei pazienti con stenosi aortica (AS) sintomatica. In assenza di sintomi l’indicazione è più sfumata e può tener conto del valore di alcuni biomarker correlati sia alla funzione miocardica come l’NTproBNP che a un eventuale danno strutturale iniziale evidenziato da valori patologici di troponina. Tuttavia, queste indicazioni non provengono da studi randomizzati.

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Restrizione o libero consumo di liquidi per i pazienti scompensati: una iniziale risposta dallo studio fresh-up

Classicamente la restrizione idrica è stata applicata nei pazienti con scompenso cardiaco cronico al fine di limitare gli episodi di congestione e ridurre le ospedalizzazioni. Tuttavia, questa pratica si basa su studi di piccole dimensioni e con popolazioni eterogenee, comprendendo pazienti con scompenso cardiaco a diversa eziologia e gravità (andando da forme ambulatoriali fino a quadri avanzati). In questo contesto, il trial randomizzato FRESH-UP ha valutato l’effetto di un approccio liberale all’introito idrico in confronto alla restrizione idrica in termini di qualità di vita e sicurezza in una coorte di pazienti con scompenso cardiaco cronico. In questo trial randomizzato sono stati arruolati 504 pazienti in 6 Centri in classe NYHA II-III, con un’età media di 69 anni e una prevalenza maschile (70%). La maggior parte dei pazienti presentava un quadro di scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta (53%) o lievemente ridotta (24%), con eziologia non ischemica (57%). Le due coorti non differivano in modo significativo in termini di terapie per lo scompenso, ad eccezione…

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Great debate: Plasma triglycerides are an important causal factor and therapeutic target for atherosclerotic cardiovascular disease

I trigliceridi (TG) non circolano liberamente nel sangue, ma legati a lipoproteine a densità molto bassa (VLDL), chilomicroni e lipoproteine di rimanenza (“remnants”). I chilomicroni non sono generalmente presenti nel sangue a digiuno, al contrario delle VLDL e dei “remnants” che servono come fonte di energia per i tessuti periferici quando le lipasi (in particolare la lipoprotein-lipasi (LPL) agiscono sui TG rilasciando acidi grassi utilizzati per la beta-ossidazione per produrre energia. I chilomicroni, per la loro dimensione (>100 nm), non possono passare l’endotelio, al contrario delle VLDL e dei “remnants” (<35 nm) che possono interagire, attrraverso le apo-B, con le componenti della matrice extracellulare. È da notare che VLDL e “remnants” contengono più colesterolo per particella delle LDL; tuttavia, mentre il ruolo delle LDL nell’aterogenesi è chiaro, quello dei trigliceridi rimane ancora oscuro.

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Effetti di empaglifozin sul metabolismo del ferro nel paziente scompensato

Tra gli effetti benefici degli inbitori SGLT2 nei pazienti con scompenso cardiaco vi è un aumento dell’emoglobina, che permette di correggere una condizione di anemia .  Questa azione benefica è mediata da un aumento di eritropoietina e una riduzione di epcidina e ferritina, con il risultato di mobilizzare il ferro immagazzinato nel sistema reticolo endoteliale e nei macrofagi. Tale effetto potrebbe essere causato da un meccanismo anti-infiammatorio, oppure da una azione…

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Rivascolarizzazione completa o della sola lesione “culprit” nei pazienti stemi multivasali.

I benefici di una rivascolarizzazione completa nei pazienti con infarto STEMI multivasali sono ben documentati e sono stati recepiti dalle Linee Guida con una raccomandazione di classe I A. . Tuttavia, rimangono ancora delle aree di incertezza, come le modalità di individuazione delle stenosi non culprit da trattare (guida angiografica o FFR) e la persistenza nel tempo degli effetti favorevoli della rivascolarizzazione completa. Lo studio danese…

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