Stefano De Servi

Arresto cardiaco extraospedaliero: serve la coronarografia in assenza di STEMI?

L’arresto cardiaco extraospedaliero rappresenta una delle sfide per i cardiologi moderni. La mortalità è molto elevata, spesso superiore al 90%, e parte della partita si gioca in ospedale dopo l’avvenuto ripristino del circolo spontaneo anche detto ROSC. Poichè l’arresto cardiaco extraospedaliero è espressione della cardiopatia ischemica acuta in circa l’80% dei casi, una delle prime decisioni da prendere una volta avvenuto il ROSC è l’indicazione a una coronarografia urgente. Per prendere questa decisione è essenziale acquisire l’elettrocardiogramma a dodici derivazioni, come raccomandato dalle Linee Guida internazionali dello European Resuscitation Council (ERC)e dell’American Heart Association (AHA). Secondo le ultime Linee Guida della società europea di cardiologia (ESC) sulla gestione delle sindromi coronariche acute…

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Left Ventricular Noncompaction Cardiomyopathy

Un signore di 48 anni si presenta al Pronto Soccorso per dispnea ingravescente. Un ecocardiocolordoppler urgente mostra una disfunzione ventricolare sinistra con una parete trabecolata con presenza di flusso sanguigno all’interno delle trabecole (Figura, pannello A), dato confermato dall’iniezione e.v. di contrasto. È stata diagnosticata una cardiomiopatia da ventricolo sinistro non compattato. Erano infatti presenti i 4 criteri morfologici di questa patologia…

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Taking out the trash: the role of glymphatic function in cognitive function in patients with atrial fibrillation.

È noto che la fibrillazione atriale si associa a deficit cognitivo e all’insorgenza di demenza in seguito a ripetuti insulti ischemici. Tuttavia, queste alterazioni possono comparire anche in assenza di episodi di stroke o fattori di rischio vascolare. Parte dell’associazione tra fibrillazione atriale e demenza può essere spiegata da una alterazione del sistema glinfatico (combinazione di “glia” – cioè le cellule del sistema nervoso centrale che supportano i neuroni – e “linfatico”) scoperto solo nel 2012 e il cui compito è quello di drenare i fluidi cerebrali (liquido cerebrospinale e liquido interstiziale) che rimuovono i rifiuti metabolici dal cervello, con una azione simile a quella che il sistema linfatico esercita per il resto del corpo. Il sistema glinfatico…

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TAVI o chirurgia nei pazienti con stenosi aortica severa a basso rischio?

L’Intervento di TAVI per stenosi aortica severa, inizialmente riservato ai pazienti con età avanzata e ad alto rischio chirurgico, si è progressivamente esteso anche a pazienti a rischio più basso, suscitando perplessità per quanto riguarda la durabilità delle protesi e quindi il confronto con la chirurgia tradizionale (SAVR). Sono disponibili attualmente 5 studi di confronto tra le due modalità di trattamento per tali pazienti. È tempo quindi di verificare…

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Riparazione non chirurgica della valvola tricuspidalica: effetti clinici a due anni di follow-up nel TRILUMINATE PIVOTAL TRIAL.

Lo studio TRILUMINATE PIVOTAL ha confrontato, in una popolazione di pazienti con insufficienza tricuspidalica (IT) giudicata almeno severa all’esame ecocardiografico, i risultati clinici di un intervento di riparazione percutanea “edge-to-edge” della valvola tricuspide per mezzo del dispositivo TriClip (T-TEER) associato a terapia medica ottimale rispetto alla sola terapia medica ottimale. I risultati a 1 anno…

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Quando sospendere la terapia anticoagulante dopo ablazione per fibrillazione atriale.

La continuazione della terapia anticoagulante orale (OAC), dopo una procedura di ablazione per fibrillazione atriale (AF), è raccomandata dalle linee guida. Tuttavia, vi sono pazienti per i quali la continuazione di OAC può essere fonte di potenziali complicanze emorragiche senza offrire un sicuro vantaggio in termini di profilassi tromboembolica. Vi sono quindi sottogruppi per i quali è possibile ipotizzare una sospensione di OAC. L’analisi di grandi registri di pazienti sottoposti ad ablazione può essere utile per individuare tali sottogruppi.

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Great debate: default duration of dual antiplatelet treatment after percutaneous coronary intervention in acute coronary syndrome should be 12 months

La doppia terapia antiaggregante (DAPT) per 12 mesi è un caposaldo del trattamento delle sindromi coronariche acute (ACS) sin dalla pubblicazione dello studio CURE nel 2001. L’evoluzione delle conoscenze ha portato dapprima all’utilizzo di inibitori del recettore piastrinico P2Y12 (P2Y12-i) più potenti di clopidogrel e successivamente a una riconsiderazione della durata della DAPT sulla base di un ridimensionamento del rischio della trombosi dello stent (grazie all’utilizzo di materiali meno trombogenici e alla riduzione degli eventi ischemici per una più efficace prevenzione secondaria) e di una maggiore consapevolezza delle conseguenze connesse al rischio emorragico…

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The year in cardiovascular medicine 2024: the top 10 papers in thrombosis and antithrombotic treatment

1 | Cho MS, Kang DY, Ahn JM, et al. Edoxaban antithrombotic therapy for atrial fibrillation and stable coronary artery disease. N Engl J Med 2024; 391:2075–86. https://doi.org/10.1056/NEJMoa2407362. In patients with atrial fibrillation and stable coronary artery disease, edoxaban monotherapy led to a lower risk of a composite of death from any cause, myocardial infarction, stroke, systemic embolism, unplanned urgent revascularization, or major bleeding or clinically relevant nonmajor bleeding at 12 months than dual antithrombotic therapy. 2 | Joosten LPT, van Doorn S, van de Ven PM, et al. Safety of switching from a vitamin K antagonist to a non-vitamin K antagonist oral anticoagulant in frail older patients with atrial fibrillation: results of the FRAILAF randomized controlled trial.  Circulation 2024;149:279–89. https://doi.org/10.1161/ CIRCULA-TIONAHA.123.066485. Switching international normalized ratio– guided VKA treatment to an NOAC in frail older patients with atrial fibrillation was associated with more bleeding complications compared with continuing VKA treatment, without an associated reduction in thromboembolic complications. 3 | Werring DJ, Dehbi HM, Ahmed N, et al. Optimal timing of anticoagulation after acute ischaemic stroke with atrial fibrillation (OPTIMAS): a multicentre, blinded-endpoint, phase 4, randomised controlled trial.  Lancet 2024; https://doi. org/10.1016/S0140-6736(24) 02197-4. Early DOAC initiation within 4 days after ischaemic stroke associated with atrial fibrillation was non-inferior to delayed initiation for the composite outcome of ischaemic stroke, intracranial haemorrhage, unclassifiable stroke, or systemic embolism at 90 days. 4 | Ge Z, Kan J, Gao X, et al. Ticagrelor alone versus ticagrelor plus aspirin from month 1 to month 12 after percutaneous coronary intervention in patients with acute coronary syndromes (ULTIMATE-DAPT): a randomised, placebo- controlled, double-blind clinical trial. Lancet 2024;403:1866–78. https://doi. org/10.w1016/S0140-6736(24)00473-2. In patients with an acute coronary syndrome who had percutaneous coronary intervention with contemporary drug-eluting stents and remained event-free for 1 month on dual antiplatelet therapy, treatment with ticagrelor alone between month 1 and month 12 after the intervention resulted in a lower rate of clinically relevant bleeding and a similar rate of MACCE compared with ticagrelor plus aspirin. Along with the results from previous studies, these findings show that most patients in this population can benefit from superior clinical outcomes with aspirin discontinuation and maintenance on ticagrelor monotherapy after 1 month of dual antiplatelet therapy.  5 | Natsuaki M, Watanabe H, Morimoto T, et al. An aspirin-free versus dual antiplatelet strategy for coronary stenting: STOPDAPT-3 randomized trial. Circulation 2024;149: 585–600. https://doi.org/10.1161/ CIRCULATIONAHA. 123.066720. The aspirin-free strategy using low-dose prasugrel compared with the DAPT strategy failed to attest superiority for major bleeding within 1 month after PCI but was noninferior for cardiovascular events within 1 month after PCI. However, the aspirin-free strategy was associated with a signal suggesting an excess of coronary events. 6 | Watanabe H, Natsuaki M, Morimoto T, et al. Aspirin vs. clopidogrel monotherapy after percutaneous coronary intervention: 1-year follow-up of the STOPDAPT-3 trial. Eur Heart J 2024;45:5042–54. https://doi. org/10.1093/ eurheartj/ehae617. Aspirin monotherapy compared with clopidogrel monotherapy was associated with similar cardiovascular and bleeding outcomes beyond 1 month and up to 1 year after percutaneous coronary intervention with drug-eluting stents. 7. | van Ginkel DJ, Bor WL, Aarts HM, et al. Continuation versus interruption of oral anticoagulation during TAVI. N Engl J Med 2024;392:438–49. https://doi.org/10.1056/NEJMoa2407794 8. In patients undergoing TAVI with a concomitant indication for oral anticoagulation, periprocedural continuation was not noninferior to interruption of oral anticoagulation during TAVI with respect to the incidence of a composite of death from cardiovascular causes, stroke, myocardial infarction, major vascular complications, or major bleeding at 30 days. 8 | Jaber WA, Gonsalves CF, Stortecky S, et al. Large-bore mechanical thrombectomy versus catheter-directed thrombolysis in the management of intermediate-risk pulmonary embolism: primary results of the PEERLESS randomized controlled trial. Circulation. 2024;151:260–73. https://doi.org/10.1161/CIRCULATIONAHA. 124.072364. PEERLESS met its primary end point in favor of LBMT compared with CDT in treatment of intermediate-risk pulmonary embolism. LBMT had lower rates of clinical deterioration and/or bailout and postprocedural intensive care unit use compared with CDT, with no difference in mortality or bleeding. 9 | Vriesendorp PA, Nanayakkara S, Heuts S, et al. Routine protamine administration for bleeding in transcatheter aortic valve implantation: the ACE-PROTAVI randomized clinical trial. JAMA Cardiol 2024;9:901–8. https://doi.org/10.1001jamacardio.2024. In the ACE-PROTAVI randomized clinical trial, routine administration of protamine increased the rate of hemostasis success and decreased TTH. The beneficial effect of protamine was reflected in a reduction in minor vascular complications, procedural time, and postprocedural hospital stay duration in patients receiving routine protamine compared with patients receiving placebo. 10 | Luijten D, Douillet D, Luijken K, et al. Safety of treating acute pulmonary embolism at home: an individual patient data metaanalysis. Eur Heart J 2024;45:2933–50. The incidence of adverse events in hometreated PE patients, selected by a validated triage tool, was very low. Patients with cancer had a three- to five-fold higher incidence of adverse events and death. Patients with increased troponin or (NT-pro)BNP had a three-fold higher risk of adverse events, driven by recurrent venous thromboembolism and bleeding. 11 | Ruff CT, Patel SM, Giugliano RP et al. AZALEA–TIMI 71 Investigators. Abelacimab versus rivaroxaban in patients with atrial fibrillation. N Engl J Med 2025;392:361–71. Among patients with atrial fibrillation who were at moderate-to-high risk for stroke, treatment with abelacimab resulted in markedly lower levels of free factor XI and fewer bleeding events than treatment with rivaroxaban. 12 | Piccini JP, Patel MR, Steffel J, et al. Asundexian versus apixaban in patients with atrial fibrillation. N Engl J Med 2025;392:23–32. Among patients with atrial fibrillation at risk for stroke, treatment with asundexian at a dose of 50 mg once daily was associated with a higher incidence of stroke or systemic embolism than treatment with apixaban in the period before the trial was stopped prematurely. There were fewer major bleeding events with asundexian than with apixaban during this time.

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Asundexian or Apixaban in Patients With Atrial Fibrillation According to Prior Oral Anticoagulant Use: A Subgroup Analysis of the OCEANIC-AF Randomized Clinical Trial.

Asundexian, un inibitore del fattore XIa, è risultato meno efficace di apixaban nel ridurre gli eventi tromboembolici nello studio OCEANIC AF. . È noto che gli anticoagulanti orali diretti (DOACs) sono più efficaci nel ridurre gli eventi trombotici rispetto a warfarin se i pazienti sono anticoagulanti-naive (“OACnaive”), cioè non sono mai stati trattati in precedenza con tali farmaci…

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CHEST PAIN IN A MIDDLE-AGED MAN

Un paziente sulla cinquantina si presenta al PS per un angor da circa 30 minuti. In anamnesi un infarto non-ST elevation due anni prima. La PA è 100/60 mmHg, la frequenza cardiaca 75 bpm. Il primo valore di troponina risulta negativo. Qual è l’interpretazione dell’elettrocardiogramma? Trattasi di un tracciato ischemico con presenza del segno di De Winter(1) in un paziente con sindrome di pre-eccitazione ventricolare di tipo A. La pre-eccitazione è rivelata da onde delta. Il sottoslivellamento di ST può inizialmente far pensare a una sindrome coronarica acuta non-ST elevation (NSTE-ACS), per il sottoslivellamento di ST presente nelle derivazioni precordiali, ma il tratto ST è concavo, non discendente ed è seguito da onde T positive e appuntite, chiaramente indicando il pattern segnalato da De Winter e coll.[1]de Winter RJ, Verouden NJ,Wellens HJ, Wilde AA; Interventional Cardiology Group of the Academic Medical Center. A new ECG sign of proximal LAD occlusion. N Engl J Med. 2008;359:2071-2073. … Continua a leggere, rappresentativo di occlusione acuta dell’arteria discendente anteriore (osservato nell’1-2% dei casi). Il riconoscimento di questo segno elettrocardiografico è molto importante, perchè è equivalente a un sopraslivellamento di ST e perciò indica la necessità di una coronarografia urgente e di una rivascolarizzazione immediata. Il suo mancato riconoscimento può ritardare l’accertamento angiografico ed esporre il paziente a un rischio elevato. La coronarografia ha in effetti mostrato un’occlusione prossimale dell’arteria discendente anteriore, trattata con successo con una PCI primaria con stenting del vaso riperfuso. Interessante la sequenza elettrocardiografica successiva che ha mostrato la scomparsa dei segni De Winter e assenza di onde Q nelle derivazioni precordiali. Tuttavia, il terzo battito non mostra la pre-eccitazione (vedi Figura 2, freccia). In questa sequenza sono individuabili onde Q in V1 e V2 con ST sopraslivellato fino a V5 (non registrata la V6), assenti nelle sequenze dove la pre-eccitazione è presente, in quanto l’onda delta positiva maschera la presenza dell’onda di necrosi. Il paziente ha avuto una buona evoluzione clinica con un picco di troponina di 4.570 pg/mL (reference 28 pg/mL). Bibliografia[+] Bibliografia ↑1 de Winter RJ, Verouden NJ,Wellens HJ, Wilde AA; Interventional Cardiology Group of the Academic Medical Center. A new ECG sign of proximal LAD occlusion. N Engl J Med. 2008;359:2071-2073. doi:10.1056/NEJMc0804737.

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