Stefano De Servi

Routine spironolactone in acute myocardial infarction

Studio condotto tra il febbraio 2018 e il novembre 2022 in 104 centri di 14 nazioni (con prevalenza di centri  canadesi  e  olandesi,  nessun  centro italiano coinvolto), con lo scopo di verificare se la somministrazione routinaria di spironolattone, dopo   infarto   miocardico,   possa   condurre   a beneficio   clinico,   così   come   dimostrato   nei pazienti con scompenso cardiaco[1]Pitt B, Zannad F, Remme WJ, et al. The effect of spironolactone on morbidity and mortality in patients with severe heart failure. N Engl J Med 1999;341:709-17.. Sono stati arruolati 7.062 pazienti con infarto miocardico trattato con PCI (età media 60.5 anni, 95% STEMI, 99% in Classe Killip I, diabete 18%, sede anteriore 39%). Essi sono stati randomizzati a spironolattone (25 mg, n = 3.537) o a placebo (n = 3.525). Lo studio aveva un disegno fattoriale 2 x 2 e prevedeva una doppia randomizzazione in doppio cieco a spironolattone e a colchicina. Inizialmente lo studio prevedeva un’incidenza del primary outcome (composito di mortalità cardio- vascolare e scompenso) del 15% nel gruppo placebo e una riduzione del 25% nel gruppo spironolattone. Poichè a una analisi ad interim gli eventi sono risultati inferiori, il campione è stato aumentato da 4.000 a 7.000 pazienti mantenedo invariata la riduzione relativa. Il tempo mediano intercorso tra l’infarto e la randomizzazione è stato di 26 ore. La durata mediana del follow-up è stata di 3 anni. Il primo primary  outcome  (morte  cardiovascolare e scompenso) è risultato dell’1.7 per 100 pazienti/ anno nel gruppo spironolattone e 2.1 per 100 pazienti/anno nel gruppo placebo (HR aggiustato per rischio competitivo di mortalità non cardio- vascolare 0.91; 95% CI 0.69-1.21; P=0.51)(Figura).  Il secondo primary outcome (composito di infarto miocardico, stroke, scompenso e morte cardiovascolare) è risultato del 7.9% nel gruppo spironolattone e dell’8.3% nel gruppo placebo (hazard ratio aggiustato per rischio competitivo 0.96; 95% CI, 0.81 – 1.13; P=0.60). Si è osservata iperkaliemia (>5.5 mmol per litro) con sospensione della terapia nell 1.1% dei pazienti in spironolattone e nello 0.6% dei pazienti in placebo. Vi è stata un’elevata incidenza di sospensione della terapia (spirono- lattone 28.0%; placebo 24.4%) verosimilmente per il concomitante utilizzo di colchicina. Questo dato potrebbe aver influenzato i risultati, perchè sono state osservate differenze più ampie tra i due gruppi di pazienti nell’analisi “as treated”. Gli Autori concludono che in pazienti con infarto recente trattato con PCI, lo spironolattone non ha ridotto sia un endpoint composto di morte cardiovascolare e scompenso sia un endpoint che includeva la morte cardiovascolare, l’infarto, lo stroke e lo scompenso. Bibliografia[+] Bibliografia ↑1 Pitt B, Zannad F, Remme WJ, et al. The effect of spironolactone on morbidity and mortality in patients with severe heart failure. N Engl J Med 1999;341:709-17.

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Left atrial appendage closure after ablation for atrial fibrillation.

Lo studio OPTION è un trial multicentrico, randomizzato (sponsorizzato dalla Boston Scientific, produttrice del dispositivo WATCHMAN FLX) con lo scopo di verificare se l’impianto di un dispositivo di chiusura dell’auricola (LAAO), dopo un intervento di ablazione per fibrillazione atriale, possa garantire la stessa efficacia della terapia anticoagulante nel prevenire eventi tromboembolici, riducendo, peraltro, il bleeding associato a tale terapia. Le Linee Guida correnti raccomandano…

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Catheter ablation or antiarrhythmic drugs for ventricular tachycardia

Studio internazionale condotto in 22 centri (prevalentemente canadesi e statunitensi) su 416 pazienti seguiti per una mediana di 4.3 anni, volto a verificare se un intervento di ablazione transcatetere fosse più efficace della terapia medica nel trattamento iniziale di pazienti con tachicardia ventricolare (TV). Il ricorso all’ablazione in caso di fallimento della terapia medica con antiaritmici è raccomandato dalle Linee Guida…

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The influence of sex on left ventricular remodeling in patients with aortic dissection.

I pazienti con dissezione aortica presentano frequentemente alterazioni strutturali del ventricolo sinistro, inclusa l’ipertrofia ventricolare sinistra (LVH). Tuttavia, l’impatto del sesso maschile o femminile sul rimodellamento ventricolare sinistro rimane sconosciuto. In questo studio retrospettivo di 367 pazienti con dissezione aortica (30% donne; 66% con Stanford-A), gli autori hanno analizzato le caratteristiche cliniche e prognostiche nei pazienti con dissezione aortica. Uomini e donne presentavano caratteristiche cliniche comparabili, eccetto per l’età più avanzata (59.4 ± 13.4 vs 55.9 ± 11.6 anni; P=0.013) e un maggiore utilizzo di farmaci antipertensivi (1.4 ± 1.3 vs 1.1 ± 1.2; P=0.024) e diuretici (32 vs 19%; P=0.004) nelle donne rispetto agli uomini. Le donne presentavano una prevalenza maggiore di LVH (78 vs 65%; P=0.010) e meno frequentemente una geometria ventricolare sinistra normale (10 vs 20%; P=0.015) rispetto agli uomini. L’analisi di regressione multivariata Cox ha mostrato che le donne presentano un rischio di morte simile rispetto agli uomini un anno dopo la diagnosi di dissezione aortica (hazard ratio: 1.16; intervallo di confidenza al 95%: 0.77-1.75; P=0.49). In conclusione, le donne con dissezione aortica sono generalmente più anziane, utilizzano più frequentemente farmaci antipertensivi e mostrano una maggiore prevalenza di LVH rispetto agli uomini. Tuttavia, la mortalità a un anno dalla diagnosi di dissezione aortica non differisce tra uomini e donne.

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Percutaneous coronary intervention plus medical therapy versus medical therapy alone in chronic coronary syndrome: a propensity score-matched analysis from the Swedish Coronary Angiography and Angioplasty Registry.

Il beneficio della PCI nei confronti della terapia medica nei pazienti con sindrome coronarica cronica (CCS) è tuttora oggetto di discussione. Sono stati eseguiti cinque studi randomizzati (BARI-2D, COURAGE, ISCHEMIA, FAME-2 e REVIVED-BCIS) per risolvere questa problematica clinica senza raggiungere conclusioni definitive e convincenti. In questo studio osservazionale gli autori hanno selezionato dallo Swedish Coronary  Angiography  and  Angioplasty Registry (SCAAR) 32.289 pazienti con CCS sintomatica (in terapia con una statina e almeno un farmaco antianginoso tra betabloccanti, calcioantagonisti e nitrati) con una malattia coronarica  angiograficamente  documentata sottoposti a PCI associata a trattamento medico (MT) o a solo MT. Escludendo i pazienti più fragili, non suscettibili di rivascolarizzazione, sono stati selezionati 15.440 pazienti (7.720 in ciascun gruppo) bilanciati, in base al propensity score, per una serie di variabili cliniche e angiografiche. L’outcome primario, i NACE a 5 anni, è stato valutato…

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Doppia terapia antiaggregante prolungata come trattamento standard dopo impianto di stent medicato: è tempo di abbandonarla?

linee guida ribadiscono la necessità di trattare i pazienti sottoposti a impianto di stent medicato (DES) a doppia terapia antiaggregante (DAPT) per 6 mesi nelle sindromi coronariche croniche e a 12 mesi nelle sindromi coronariche acute . Tuttavia, una serie di studi ha dimostrato che un breve periodo di DAPT (1/3 mesi), seguito da monoterapia con inibitore del recettore P2Y12, non aumenta le complicanze ischemiche e diminuisce quelle emorragiche rispetto alla DAPT canonica di 1 anno…

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Efficacia dei sistemi di supporto cardiocircolatorio nello shock cardiogeno: è solo un problema di selezione dei pazienti?

Lo shock cardiogeno è una complicanza molto temibile dell’infarto miocardico, tuttora gravata da una mortalità del 40-50%. I sistemi di assistenza circolatoria, come l’ECMO, determinano un aumento del post-carico del ventricolo sinistro e non hanno mostrato sinora alcun beneficio clinico e un aumento delle complicanze, , mentre i sistemi di assistenza tramite pompa microassiale effettuano un “unloading” del ventricolo sinistro: il loro uso è stato associato a una riduzione della mortalità a 6 mesi rispetto alla terapia standard….

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Pazienti anziani con infarto senza sopraslivellamento persistente del tratto ST (NSTEMI): strategia interventistica per tutti?

La strategia da applicare ai pazienti anziani (età ≥75 anni) con infarto miocardico senza sopraslivellamento persistente del tratto ST-NSTEMI- sia essa interventistica, cioè basata su angiografia ed eventuale rivascolarizzazione, oppure conservativa, basata sulla sola terapia medica iniziale, è ancora oggetto di discussione. Infatti, la popolazione anziana è molto eterogenea, in quanto alcuni pazienti possono presentare multiple co-patologie, oppure avere caratteristiche di fragilità che possono rendere problematico o rischioso procedere con un approccio interventistico. Le analisi dedicate a questi pazienti…

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È necessario anticoagulare i pazienti con parossismi di fibrillazione atriale dopo intervento di bypass aortocoronarico?

Parossismi di fibrillazione atriale sono abbastanza frequenti nei pazienti sottoposti a intervento di bypass aortocoronarico (CABG) e sono pari al 15%-42% nelle varie casistiche . Solitamente, l’aritmia compare in seconda giornata ed è di breve durata. Le linee guida non forniscono indicazioni precise in questi pazienti per l’assenza di studi randomizzati. . Esse suggeriscono di considerare la profilassi con terapia anticoagulante a lungo termine sulla base del profilo di rischio del paziente. Il suo beneficio, in rapporto agli effetti collaterali, appare discutibile…

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The year in Cardiovascular Medicine

1.Segan L, Canovas R, Nanayakkara S, Chieng D, Prabhu S, Voskoboinik A, et al. New-onset atrial fibrillation prediction: the HARMS2-AF risk score. Eur Heart J 2023; 44:3443–52.  The HARMS2-AF score ( Hypertension= 4 points- ; Age – 60–64 years = 1 point and age ≥65 years = 2 points; Raised BMI (BMI ≥30 kg/m 2 = 1 point ; Male sex = 2 points ; Sleep apnea =2 points ; Smoking = 1 point ; Alcohol 7–14 standard drinks/week = 1 point and ≥15 standard drinks/week= 2 points) maintained predictive performance  with an AUC 0.782 (0.775–0.789) in the derivation cohort and AUC 0.775 (0.769–0.781) in the  validation cohort at 5 years. This novel lifestyle risk score  may help identify individuals at risk of AF in the general community and assist population screening. 2.Lyth J, Svennberg E, Bernfort L, Aronsson M, Frykman V, Al-Khalili F, et al. Cost-effectiveness of population screening for atrial fibrillation: the STROKESTOP study. Eur Heart J 2023;44:196–204. Based on the STROKESTOP study, this analysis shows that a broad AF screening strategy in an elderly population is cost-effective. Efforts should be made to increase screening participation 3.Xing LY, Diederichsen SZ, Hojberg S, Krieger DW, Graff C, Frikke-Schmidt R, et al. Effects of atrial fibrillation screening according to N-terminal pro-B-type natriuretic peptide: a secondary analysis of the randomized LOOP study. Circulation 2023;147: 1788–97. In an older population with additional stroke risk factors, ILR screening for AF was associated with a significant reduction in stroke risk among individuals with higher         NT-proBNP levels but not among those with lower levels. These findings should be considered hypothesis generating and warrant further study before clinical implementation. 4.Kirchhof P, Toennis T, Goette A, Camm AJ, Diener HC, Becher N, et al. Anticoagulation with edoxaban in patients with atrial high-rate episodes. N Engl J Med 2023;389: 1167–79. Among patients with device-detected atrial high-rate episodes (AHREs) , anticoagulation with edoxaban did not significantly reduce the incidence of a composite of cardiovascular death, stroke, or systemic embolism as compared with placebo, but it led to a higher incidence of a composite of death or major bleeding. The incidence of stroke was low in both groups. 5.Healey JS, Lopes RD, Granger CB, Alings M, Rivard L, McIntyre WF, et al. Apixaban for stroke prevention in subclinical atrial fibrillation. N Engl J Med 2024;390:107–17. Among patients with subclinical atrial fibrillation ( asymptomatic episodes lasting 6 minutes to 24 hours) apixaban resulted in a lower risk of stroke or systemic embolism than aspirin but a higher risk of major bleeding. 6.Kalman JM, Al-Kaisey AM, Parameswaran R, Hawson J, Anderson RD, Lim M, et al. Impact of early vs. delayed atrial fibrillation catheter ablation on atrial arrhythmia recurrences. Eur Heart J 2023;44:2447–54.  Compared with an early ablation strategy, delaying AF ablation by 12 months for antiarrhythmic drug  management did not result in reduced ablation efficacy. 7.Reddy VY, Gerstenfeld EP, Natale A, Whang W, Cuoco FA, Patel C, et al. Pulsed field or conventional thermal ablation for paroxysmal atrial fibrillation. N Engl J Med 2023;389: 1660–71. Among patients with paroxysmal atrial fibrillation receiving a catheter-based therapy, pulsed field ablation was noninferior to conventional thermal ablation with respect to freedom from a composite of initial procedural failure, documented atrial tachyarrhythmia after a 3-month blanking period, antiarrhythmic drug use, cardioversion, or repeat ablation and with respect to device- and procedure-related serious adverse events at 1 year. 8.Sohns C, Fox H, Marrouche NF, Crijns HJGM, Costard-Jaeckle A, Bergau L, et al. Catheter ablation in end-stage heart failure with atrial fibrillation. N Engl J Med 2023; 389:1380–9. Among patients with atrial fibrillation and end-stage heart failure, the combination of catheter ablation and guideline-directed medical therapy was associated with a lower likelihood of a composite of death from any cause, implantation of a left ventricular assist device, or urgent heart transplantation than medical therapy alone 9.Andrade JG, Deyell MW, Macle L, Steinberg JS, Glotzer TV, Hawkins NM, et al. Healthcare utilization and quality of life for atrial fibrillation burden: the CIRCA-DOSE study. Eur Heart J 2023;44:765–76.   AF recurrence, as defined by 30 s of arrhythmia, lacks clinical relevance. AF episode durations >1 h or burdens >0.1% were associated with increased rates of healthcare utilization. 10.Pappone C, Ciconte G, Anastasia L, Gaita F, Grant E, Micaglio E, et al. Right ventricular epicardial arrhythmogenic substrate in long-QT syndrome patients at risk of sudden death. Europace 2023;25:948–55.  This study reveals that, among high-risk LQTS patients, regions localized in the epicardium of the right ventricle harbour structural electrophysiological abnormalities. Elimination of these abnormal electrical activities successfully prevented malignant ventricular arrhythmia recurrences.

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