Stefano De Servi

Percutaneous coronary intervention plus medical therapy versus medical therapy alone in chronic coronary syndrome: a propensity score-matched analysis from the Swedish Coronary Angiography and Angioplasty Registry.

Il beneficio della PCI nei confronti della terapia medica nei pazienti con sindrome coronarica cronica (CCS) è tuttora oggetto di discussione. Sono stati eseguiti cinque studi randomizzati (BARI-2D, COURAGE, ISCHEMIA, FAME-2 e REVIVED-BCIS) per risolvere questa problematica clinica senza raggiungere conclusioni definitive e convincenti. In questo studio osservazionale gli autori hanno selezionato dallo Swedish Coronary  Angiography  and  Angioplasty Registry (SCAAR) 32.289 pazienti con CCS sintomatica (in terapia con una statina e almeno un farmaco antianginoso tra betabloccanti, calcioantagonisti e nitrati) con una malattia coronarica  angiograficamente  documentata sottoposti a PCI associata a trattamento medico (MT) o a solo MT. Escludendo i pazienti più fragili, non suscettibili di rivascolarizzazione, sono stati selezionati 15.440 pazienti (7.720 in ciascun gruppo) bilanciati, in base al propensity score, per una serie di variabili cliniche e angiografiche. L’outcome primario, i NACE a 5 anni, è stato valutato…

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Doppia terapia antiaggregante prolungata come trattamento standard dopo impianto di stent medicato: è tempo di abbandonarla?

linee guida ribadiscono la necessità di trattare i pazienti sottoposti a impianto di stent medicato (DES) a doppia terapia antiaggregante (DAPT) per 6 mesi nelle sindromi coronariche croniche e a 12 mesi nelle sindromi coronariche acute . Tuttavia, una serie di studi ha dimostrato che un breve periodo di DAPT (1/3 mesi), seguito da monoterapia con inibitore del recettore P2Y12, non aumenta le complicanze ischemiche e diminuisce quelle emorragiche rispetto alla DAPT canonica di 1 anno…

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Efficacia dei sistemi di supporto cardiocircolatorio nello shock cardiogeno: è solo un problema di selezione dei pazienti?

Lo shock cardiogeno è una complicanza molto temibile dell’infarto miocardico, tuttora gravata da una mortalità del 40-50%. I sistemi di assistenza circolatoria, come l’ECMO, determinano un aumento del post-carico del ventricolo sinistro e non hanno mostrato sinora alcun beneficio clinico e un aumento delle complicanze, , mentre i sistemi di assistenza tramite pompa microassiale effettuano un “unloading” del ventricolo sinistro: il loro uso è stato associato a una riduzione della mortalità a 6 mesi rispetto alla terapia standard….

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Pazienti anziani con infarto senza sopraslivellamento persistente del tratto ST (NSTEMI): strategia interventistica per tutti?

La strategia da applicare ai pazienti anziani (età ≥75 anni) con infarto miocardico senza sopraslivellamento persistente del tratto ST-NSTEMI- sia essa interventistica, cioè basata su angiografia ed eventuale rivascolarizzazione, oppure conservativa, basata sulla sola terapia medica iniziale, è ancora oggetto di discussione. Infatti, la popolazione anziana è molto eterogenea, in quanto alcuni pazienti possono presentare multiple co-patologie, oppure avere caratteristiche di fragilità che possono rendere problematico o rischioso procedere con un approccio interventistico. Le analisi dedicate a questi pazienti…

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È necessario anticoagulare i pazienti con parossismi di fibrillazione atriale dopo intervento di bypass aortocoronarico?

Parossismi di fibrillazione atriale sono abbastanza frequenti nei pazienti sottoposti a intervento di bypass aortocoronarico (CABG) e sono pari al 15%-42% nelle varie casistiche . Solitamente, l’aritmia compare in seconda giornata ed è di breve durata. Le linee guida non forniscono indicazioni precise in questi pazienti per l’assenza di studi randomizzati. . Esse suggeriscono di considerare la profilassi con terapia anticoagulante a lungo termine sulla base del profilo di rischio del paziente. Il suo beneficio, in rapporto agli effetti collaterali, appare discutibile…

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The year in Cardiovascular Medicine

1.Segan L, Canovas R, Nanayakkara S, Chieng D, Prabhu S, Voskoboinik A, et al. New-onset atrial fibrillation prediction: the HARMS2-AF risk score. Eur Heart J 2023; 44:3443–52.  The HARMS2-AF score ( Hypertension= 4 points- ; Age – 60–64 years = 1 point and age ≥65 years = 2 points; Raised BMI (BMI ≥30 kg/m 2 = 1 point ; Male sex = 2 points ; Sleep apnea =2 points ; Smoking = 1 point ; Alcohol 7–14 standard drinks/week = 1 point and ≥15 standard drinks/week= 2 points) maintained predictive performance  with an AUC 0.782 (0.775–0.789) in the derivation cohort and AUC 0.775 (0.769–0.781) in the  validation cohort at 5 years. This novel lifestyle risk score  may help identify individuals at risk of AF in the general community and assist population screening. 2.Lyth J, Svennberg E, Bernfort L, Aronsson M, Frykman V, Al-Khalili F, et al. Cost-effectiveness of population screening for atrial fibrillation: the STROKESTOP study. Eur Heart J 2023;44:196–204. Based on the STROKESTOP study, this analysis shows that a broad AF screening strategy in an elderly population is cost-effective. Efforts should be made to increase screening participation 3.Xing LY, Diederichsen SZ, Hojberg S, Krieger DW, Graff C, Frikke-Schmidt R, et al. Effects of atrial fibrillation screening according to N-terminal pro-B-type natriuretic peptide: a secondary analysis of the randomized LOOP study. Circulation 2023;147: 1788–97. In an older population with additional stroke risk factors, ILR screening for AF was associated with a significant reduction in stroke risk among individuals with higher         NT-proBNP levels but not among those with lower levels. These findings should be considered hypothesis generating and warrant further study before clinical implementation. 4.Kirchhof P, Toennis T, Goette A, Camm AJ, Diener HC, Becher N, et al. Anticoagulation with edoxaban in patients with atrial high-rate episodes. N Engl J Med 2023;389: 1167–79. Among patients with device-detected atrial high-rate episodes (AHREs) , anticoagulation with edoxaban did not significantly reduce the incidence of a composite of cardiovascular death, stroke, or systemic embolism as compared with placebo, but it led to a higher incidence of a composite of death or major bleeding. The incidence of stroke was low in both groups. 5.Healey JS, Lopes RD, Granger CB, Alings M, Rivard L, McIntyre WF, et al. Apixaban for stroke prevention in subclinical atrial fibrillation. N Engl J Med 2024;390:107–17. Among patients with subclinical atrial fibrillation ( asymptomatic episodes lasting 6 minutes to 24 hours) apixaban resulted in a lower risk of stroke or systemic embolism than aspirin but a higher risk of major bleeding. 6.Kalman JM, Al-Kaisey AM, Parameswaran R, Hawson J, Anderson RD, Lim M, et al. Impact of early vs. delayed atrial fibrillation catheter ablation on atrial arrhythmia recurrences. Eur Heart J 2023;44:2447–54.  Compared with an early ablation strategy, delaying AF ablation by 12 months for antiarrhythmic drug  management did not result in reduced ablation efficacy. 7.Reddy VY, Gerstenfeld EP, Natale A, Whang W, Cuoco FA, Patel C, et al. Pulsed field or conventional thermal ablation for paroxysmal atrial fibrillation. N Engl J Med 2023;389: 1660–71. Among patients with paroxysmal atrial fibrillation receiving a catheter-based therapy, pulsed field ablation was noninferior to conventional thermal ablation with respect to freedom from a composite of initial procedural failure, documented atrial tachyarrhythmia after a 3-month blanking period, antiarrhythmic drug use, cardioversion, or repeat ablation and with respect to device- and procedure-related serious adverse events at 1 year. 8.Sohns C, Fox H, Marrouche NF, Crijns HJGM, Costard-Jaeckle A, Bergau L, et al. Catheter ablation in end-stage heart failure with atrial fibrillation. N Engl J Med 2023; 389:1380–9. Among patients with atrial fibrillation and end-stage heart failure, the combination of catheter ablation and guideline-directed medical therapy was associated with a lower likelihood of a composite of death from any cause, implantation of a left ventricular assist device, or urgent heart transplantation than medical therapy alone 9.Andrade JG, Deyell MW, Macle L, Steinberg JS, Glotzer TV, Hawkins NM, et al. Healthcare utilization and quality of life for atrial fibrillation burden: the CIRCA-DOSE study. Eur Heart J 2023;44:765–76.   AF recurrence, as defined by 30 s of arrhythmia, lacks clinical relevance. AF episode durations >1 h or burdens >0.1% were associated with increased rates of healthcare utilization. 10.Pappone C, Ciconte G, Anastasia L, Gaita F, Grant E, Micaglio E, et al. Right ventricular epicardial arrhythmogenic substrate in long-QT syndrome patients at risk of sudden death. Europace 2023;25:948–55.  This study reveals that, among high-risk LQTS patients, regions localized in the epicardium of the right ventricle harbour structural electrophysiological abnormalities. Elimination of these abnormal electrical activities successfully prevented malignant ventricular arrhythmia recurrences.

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Is it a Twofer?

Un signore di 58 anni si reca presso un ambulatorio di Cardiologia dopo aver eseguito un elettrocardiogramma ritenuto patologico. Non accusa sintomi e la sua anamnesi cardiologica è muta. L’obiettività è negativa e un ecocardiogramma mostra parametri anatomici e funzionali nella norma. L’elettrocardiogramma è mostrato dalla Figura 1. Come interpretate questo elettrocardiogramma? Il paziente necessita di uno studio elettrofisiologico? L’elettrocardiogramma mostra una pre-eccita- zione ventricolare con due morfologie; la prima (freccia rossa della Figura 2) mostra un’onda delta positiva da V1 a V6 e nelle derivazioni inferiori, negativa in aVL e aVR, indicativa di una via accessoria sinistra; la seconda morfologia (freccia blu della Figura 2) mostra un’onda delta piatta in V1, positiva da V2 a V6, I, II, e aVL; negativa in aVR e III, suggestiva di via accessoria destra. Allo studio elettrofisiologico è stata individuata una via laterale sinistra ablata per una conduzione anomala ad alto rischio (intervallo R-R più corto 230 msec, vedi Figura 3) e per l’induzione di tachicardia ortodromica molto rapida (Figura 3); e una via posteriore destra con conduzione anterograda a basso rischio, perciò non ablata. Sono presenti vie accessorie multiple nel 3% – 13% dei pazienti con sindrome di Wolff- Parkinson-White, soprattutto in presenza di una cardiopatia congenita associata, come la malattia di Ebstein o la miocardiopatia ipertrofica[1]Zachariah JP, Walsh EP, Triedman JK, et al. Multiple accessory pathways in the young: the impact of structural heart disease. Am Heart J. 2013;165:87–92. doi:10.1016/j.ahj.2012.10.025.. Questi pazienti con vie accessorie multiple possono avere con maggiore frequenza, rispetto ai pazienti con singola via accessoria, tachicardie antidromiche con intervalli R-R brevi e sono perciò a rischio aumentato di fibrillazione ventricolare e morte improvvisa. La presenza – all’ECG di base – di morfologie suggestive di vie accessorie multiple è il motivo per cui è stato eseguito lo studio elettrofisiologico nel paziente, nonostante la sua asintomaticità e l’assenza di una cardiopatia strutturale. Bibliografia[+] Bibliografia ↑1 Zachariah JP, Walsh EP, Triedman JK, et al. Multiple accessory pathways in the young: the impact of structural heart disease. Am Heart J. 2013;165:87–92. doi:10.1016/j.ahj.2012.10.025.

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A small wave missed in wide complex tachycardia

Un paziente sulla sessantina si presenta al Pronto Soccorso per cardiopalmo e debolezza. Non vi è anamnesi per cardiopatia o altre patologie degne di nota. La pressione è 98/54 mmHg. L’ECG registrato è mostrato nella Figura 1. Come si interpreta questo elettrocardiogramma? Quale la diagnosi clinica più probabile? Gli elementi salienti dell’elettrocardiogramma sono: Un’altra caratteristica peculiare del tracciato riguarda una deflessione dopo il QRS (mostrata dalle frecce rosse nellaFigura 2, pannelli B e C) evidente solo nei complessi a tipo di blocco di branca destra e nel solo battito sinusale presente nei tracciati della Figura 2 (pannello C, frecce verdi). Si tratta di onde epsilon. L’ecocardiogramma ha mostrato un ventricolo destro ipocinetico, con severo rigurgito tricuspi- dalico e atrio destro dilatato. La risonanza magnetica ha rilevato un’infiltrazione fibrosa e grassa del setto interventricolare, della parete anteriore e inferiore del ventricolo destro con “hyper-enhancement” dopo iniezione di contrasto. Invece non c’era nessuna alterazione a carico del ventricolo sinistro, mentre i test genetici non hanno offerto dati di rilievo. Queste evidenze fanno porre la diagnosi di cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro. La diagnosi soddisfa due criteri maggiori e due minori dei “criteri di Padova”[1] Corrado D, Perazzolo Marra M, et al. Diagnosis of arrhythmogenic cardiomyopathy: the Padua criteria. Int J Cardiol. 2020; 319:106-114. doi:10.1016/j.ijcard.2020.06.005. Benchè  una  diagnosi  certa  necessiti  di una valutazione che inglobi dati strutturali, funzionali e genetici, la corretta interpretazione dell’elettrocardiogramma è un utile strumento per l’iniziale sospetto diagnostico. Il ricono- scimento delle onde epsilon non è tuttavia patognomonico di questa patologia, essendo state descritte anche per altre condizioni che comportano una dilatazione del ventricolo destro[2]Omotoye S, Junpaparp P, McHugh J, et al. Cardiac sarcoidosis with prominent epsilon waves: a perfect phenocopy of ARVC. JACC Case Rep. 2021;3:1097-1102. doi:10.1016/j.jaccas.2021.04.017. Il presente caso indica che tali onde sono presenti anche nei tracciati che mostrano tachicardia ventricolare, purchè la morfologia del QRS durante l’aritmia sia a tipo di blocco di branca destro. Se infatti la tachicardia ha origine dal ventricolo destro (e quindi la morfologia del QRS è a tipo blocco di branca sinistra), le onde epsilon sono oscurate dalla ritardata depolarizzazione del ventricolo sinistro (frecce blu, Figura 2). Il paziente è stato dimesso dopo impianto di defibrillatore. Tale dispositivo non è necessario in tutti i pazienti in cui viene posta la diagnosi. La raccomandazione per il defibrillatore è di classe I nei pazienti a rischio alto e IIa nei pazienti a rischio intermedio con almeno un fattore di rischio maggiore (come il paziente qui presentato, Figura 3). Bibliografia[+] Bibliografia ↑1  Corrado D, Perazzolo Marra M, et al. Diagnosis of arrhythmogenic cardiomyopathy: the Padua criteria. Int J Cardiol. 2020; 319:106-114. doi:10.1016/j.ijcard.2020.06.005 ↑2 Omotoye S, Junpaparp P, McHugh J, et al. Cardiac sarcoidosis with prominent epsilon waves: a perfect phenocopy of ARVC. JACC Case Rep. 2021;3:1097-1102. doi:10.1016/j.jaccas.2021.04.017

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Message From an Automated External Defibrillator

Un paziente sulla ottantina, con anamnesi di nefrectomia e resezione vescicale, viene rianimato dopo un episodio sincopale e defibrillato con un defibrillatore automatico esterno (AED). All’ingresso in ospedale è conscio, La PA è 93/60 mmHg ed è in fibrillazione atriale con una frequenza di 125 bpm. All’ECG il QT è nella norma e non vi sono segni di Brugada. Agli esami di laboratorio non vi sono alterazioni elettrolitiche e il valore di troponina risulta nella norma. All’ecocardiogramma vi è una stenosi aortica severa (area valvolare 0.60 cm2) con FE del 31%. Alla TC coronarica non vi è patologia aterosclerotica significativa. Il paziente decede per deficit di pompa due giorni dopo l’ingresso. La registrazione dell’AED è mostrata nella Figura 1. Qual è la sua interpretazione? Il paziente ha avuto tre tipi di tachicardia (Figura 2). La prima è una tachicardia a complessi stretti a circa 230 bpm. Non c’è apparente disso- ciazione atrio-ventricolare: potrebbe trattarsi di una tachicardia sopraventricolare, ma non si può escludere una tachicardia ventricolare fascicolare[1]Talib AK, Nogami A, Nishiuchi S, et al. Verapamil-sensitive upper septal idiopathic left ventricular tachycardia: prevalence, mechanism, and electrophysiological characteristics. JACC Clin … Continua a leggere. La seconda tachicardia è a complessi larghi, con variazioni di ampiezza e morfologia dei complessi QRS (tachicardia ventricolare  polimorfa).  La  terza  è  una tachicardia a complessi larghi monomorfa, a una frequenza di 300 bpm, senza apparente dissociazione atrioventricolare. Benchè non si possa escludere una tachicardia sopraven- tricolare condotta con aberranza, la frequenza molto elevata e la trasformazione da polimorfa a monomorfa fa propendere per una diagnosi di tachicardia ventricolare. Uno studio elettrofi- siologico avrebbe permesso una differenziazione precisa, ma il sopraggiunto decesso del paziente non ha permesso di eseguire l’indagine. L’interpretazione degli Autori è che una tachicardia sopraventricolare iniziale possa, in presenza di una cardiopatia strutturale (stenosi aortica severa), avere determinato una aumentata vulnerabilità elettrica e innescato una TV polimorfa, come già descritto in letteratura[2]Oomen AWGJ, van Huysduynen BH, Sy RW. Supraventricular tachycardia triggering polymorphic ventricular tachycardia. Heart Rhythm Case Rep. 2019;5:505-510. doi:10.1016/j.hrcr.2019.07.005. Bibliografia[+] Bibliografia ↑1 Talib AK, Nogami A, Nishiuchi S, et al. Verapamil-sensitive upper septal idiopathic left ventricular tachycardia: prevalence, mechanism, and electrophysiological characteristics. JACC Clin Electrophysiol. 2015;1(5):369-380. doi:10.1016/j.jacep.2015.05.011. ↑2 Oomen AWGJ, van Huysduynen BH, Sy RW. Supraventricular tachycardia triggering polymorphic ventricular tachycardia. Heart Rhythm Case Rep. 2019;5:505-510. doi:10.1016/j.hrcr.2019.07.005

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Micturition Syncope…Not Always Benign

Un paziente di 59 anni, con una cardiomiopatia ischemica e broncopatia cronica ostruttiva, viene intubato per una crisi respiratoria acuta. Una volta estubato resta ricoverato in osservazione telemetrato. Non ha aritmie sino al 17esimo giorno di ricovero, quando mentre sta urinando, ha un arresto cardiaco. Alla telemetria viene registrata la sequenza elettrocardiografica (Figura 1). Qual è il meccanismo dell’aritmia e perchè si è verificata durante la minzione? Nel tracciato a una bradicardia con scappamenti nodali (42 bpm la frequenza) coincidente con la minzione, fa seguito una tachicardia atriale breve, seguita da una tachicardia ventricolare (TV) polimorfa che deteriora in una fibrillazione ventricolare. Generalmente, le sincopi post- minzionali sono di origine vagale e sono ritenute fenomeni benigni. Nel caso in questione, la TV è preceduta da un aumento dell’intervallo QT ed è innescata da un battito ectopico con un intervallo di accoppiamento (linea rossa nella Figura 1) di 600 msec. Le due condizioni (aumento di QT e lungo intervallo di accoppiamento) depongono per l’innesco di una “torsione di punta”. Infatti, questo fenomeno viene definito come “torsione di punta vagale”. Il paziente aveva normali valori di potassio e ma- gnesio (rispettivamente 4 mmol/L e 2.0 mg/dL). È verisimile che in questo caso il rilascio di acetilcolina possa aver giocato un ruolo pro- aritmico: infatti essa provoca un accorciamento del  potenziale  d’azione  atriale,  ma  un prolungamento di quello delle fibre di Purkinje. L’acetilcolina aumenta il QT nei pazienti con sindrome del QT lungo e, se iniettata intra- coronarica può dar luogo a torsione di punta in questi pazienti[1]Aizawa Y, Washizuka T, Igarashi Y, Kitazawa H, Chinushi M, Abe A,Shibata A. Acetylcholine-induced prolongation of the QT interval in idiopathic long QT syndrome. Am J Cardiol 1996;77:879–882. … Continua a leggere. Sono stati descritti anche rari casi di aritmie ventricolari in pazienti con substrato aritmogeno, come la sindrome di Brugada[2]Teodorovich N, Kogan Y, Paz O, Swissa M. Vagally mediated ventricular arrhythmia in Brugada syndrome. Heart Rhythm Case Rep. 2016;2:530–535.doi:10.1016/j.hrcr.2016.08.016.La sincope post-minzionale, è quasi sempre, ma non sempre, un fenomeno benigno. Bibliografia[+] Bibliografia ↑1 Aizawa Y, Washizuka T, Igarashi Y, Kitazawa H, Chinushi M, Abe A,Shibata A. Acetylcholine-induced prolongation of the QT interval in idiopathic long QT syndrome. Am J Cardiol 1996;77:879–882. doi:10.1016/s0002-9149(97)89189-8 ↑2 Teodorovich N, Kogan Y, Paz O, Swissa M. Vagally mediated ventricular arrhythmia in Brugada syndrome. Heart Rhythm Case Rep. 2016;2:530–535.doi:10.1016/j.hrcr.2016.08.016

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